The Reversal

 

The Reversal (USA, 2020, 11') è lo spettro, il disincarnato, e allo stesso tempo il Capitale. Nessun stravolgimento della teoria marxiana, però; anzi, se possibile, una sua radicalizzazione. Jennifer Boles, infatti, opera attraverso un lavorio di evocazione, e l'attività cinematografica messa da lei in atto ha, al contempo, i caratteri della seance, della seduta spiritica, che della critica all'economia politica. Il vampirismo del Capitale è emerge così nei termini del ritornante, del doppio eterico così come rimane lì legato al corpo denso, esanime in riva al fiume: l'uomo muore, s'ammala, la bestia stessa esala l'ultimo respiro, e l'uno e l'altra sono, a conti fatti, la stessa cosa, perché di fronte al Capitale non producono che un'unica soluzione, ovvero la Morte. E la Morte è, in The Reversal, il manto oscuro del capitalismo, sul quale il cinema opera per riduzione e sovrapposizione. Riduzione del movimento, anzitutto: e sovrapposizione, quindi condensazione, di linee che vorrebbero essere centrifughe ma non ce la fanno, rimanendo, in ultima analisi, così maledettamente centripete da ricorrere più come linee di morte che di fuga. La fotografia assume allora una rilevanza inaudita. La sua oggettività, come pure la sua fissità, è baricentro di una frantumazione che, nel suo continuo accadere, rende il tempo un che d'eterno, immoto nella sua labilità e nella sua, più inquietante, ricorrenza. È l'ineludibile, l'ineluttabile, ciò che dalla fotografia emerge, e in questo senso la Boles fa a meno di qualsiasi rappresentazione in senso stretto: la fotografia non vale per ciò che ritrae, bensì per ciò che fissa e, fissandolo, disincarna, incantandolo doppiamente - ora all'atto del lavoro, ora alla produzione della propria morte. La seduta spiritica, con la quale si avviene tanto il montaggio che la visione, è, allora, recupero dell'essenza, ma di quest'essenza non si può dire altro che sia altra dal grigiore di quelle giornate olocaustiche. La seduta spiritica, cioè, anima, parafrasando il Marx del feticcio, quei tavoli che in Cina si ribaltano da soli, e questo ribaltamento è, propriamente, il venire ad essere dello spirito ovvero dello spettro, del Capitale in quanto realtà della morte, sua infinita efficacia. Lo spiritismo si intreccia così profondamente alla critica dell'economia politica che il cinema, mostrando l'indissolubilità di tale legame, risalta di un bagliore strano e accecante, angosciante e originale: e si fa luogo, il cinema, luogo in cui quelle morti evengono come tali, non cioè come morti di corpi, di esseri umani o animali, bensì come prodotto commerciale, esito di una catena produttiva la cui vitalità è essenzialmente tanatologica. Emerge lo spettro del Capitale, appunto: ma la novità, ora, è che di tale spettro non si possano avere che luci e ombre, e una vera critica della critica critica non si può evincere da bibliografia alcuna ma va immaginata, resa per immagini, quelle stesse immagini da cui è, inesorabilmente, travolta ancora e ancora. Film horror ancorché politico e film politico ancorché horror, The Reversal si produce come spazio antistante la tragedia, e tale spazio fa da sfondo, ritraendosi, non alla repentinità di quella stessa tragedia quanto, piuttosto, all'animo suo, così come lo si ritrova nel fantasma che affiora dal corpo malato o esanime dell'operaio e/o della bestia, piuttosto che della vegetazione o del paesaggio: emerge il vampiro o, meglio ancora, il gūla preislamico quale entità manifesta alla morte e al lavorio sulla vita che precede quella morte e che da quella morte è - come dire - essenziata. Il Capitale, per l'appunto: spettro che non s'aggira più per l'Europa ma infesta i cantieri ed effettua il decesso - il Capitale come spettro che solo il cinema, quale pratica della seance, può effettivamente evocare in tutta la sua catastrofe.

Nessun commento:

Posta un commento