Irmandade



L’elemento porta con sé le sue memorie. Una volta chiese se qualcuno potesse tentare di emanarle al di fuori di quello spazio. Era una richiesta strana in quanto sarebbe stata palese una contaminazione di quelle dinamiche con altre ancora di altri luoghi. Le molteplici sale cinematografiche che avrebbero proiettato quel film avrebbero permesso una testimonianza sporcata da moltitudini di singolarità con cui entrava a contatto. Di più e soprattutto, sporcate dalle memorie di ogni sala così come di ogni stanza dotata di un proiettore attraverso il quale sarebbero fluite ed era questo, fondamentalmente, ciò che aveva davvero importanza, ossia l'incontro di luoghi con altri luoghi ancora, del tutto diversi in quanto a struttura ed esperienze. Però quello schermo, quello spazio non-luogo, aveva una sua emanazione particolare e la possibilità di uno scontro alla pari con un suo simile. Un amico. Il punto, allora, era parlare allo schermo e alle sue dinamiche per poter giocare un’ulteriore partita, un incontro certo inusuale ma che poteva offrire l'obbligo di una presa di posizione. Così, l’elemento venne accontentato e nacque Irmandade (Spagna, 2019, 9’) e vennero Helena Girón e Samuel M. Delgado lì, a visitare, a incontrarlo. 
Tocco un oggetto e immediatamente, per pochissimo tempo, percepisco una molteplicità di eventi che riguardano quell'oggetto, chi lo ha toccato, vissuto anche se per poco, chi invece lo ha portato con sé proprio come parte integrante della sua persona. Devo stare attenta, una minima volontà da parte mia di cacciare via quegli eventi, come la mia paura o che altro, potrebbe far sì che tutto scompaia, mi scivoli via prima che possa capirci qualcosa degno di essere narrato. L’esperienza è travolgente, non ero preparata, ma immediatamente scatta l’istinto e la volontà più profonda lo segue. Riesco a immagazzinarli nella mia memoria, a trattenerli così, e il gioco è fatto. 
Allo stesso modo, nel momento in cui la macchina da presa di Girón e Delgado entrano in contatto con il luogo essa è pronta, tramite la volontà dei due, ad accogliere ciò che il luogo ha da offrire. L'obiettivo e l'occhio sono l'accogliente, che in prima linea si trovano ad essere coinvolti e pronti per essere travolti dal luogo. La loro passività è la condizione essenziale affinché la volontà si possa esprimere liberamente per la sua vera natura, negativa o positiva che dovesse essere - volontà di cogliere i fantasmi del posto oppure di cacciarli via dalla propria memoria fotografica e ottica. Quello che i due registi sanno è che tali fantasmi non si possono trattare come se fossero oggetti: in effetti, la psicometria in questione è semmai applicabile alla materialità del luogo e infine alla pellicola. Fantasmi dunque come proiezione, immagini di qualcosa che non ha materia pur essendo a essa legata. Irmandade non è la pellicola, non è da ultimo lo schermo. C'è un rimando della rappresentazione fatta tramite l'immagine, la quale non è qui intesa dunque solo come immagine visiva, materialità visiva. 
Eravamo un gruppo di amici, chiacchieravamo del più e del meno. A un certo punto, nessuno in particolare, G. entrò nella stanza. L'atmosfera cambiò immediatamente. Ne fummo travolti tutti. Sentimmo subito un misto di eccitazione e allegria, quasi premeditando le sue battute che sicuramente ci avrebbero fatto ridere e con la sua irriverenza ci avrebbe anche fatto vedere le cose in un altro modo, quasi permettendoci di girarle per scoprirne un altro lato, magari una banalità, ma comunque sincera. 
L'incontro non sarà tanto tra materie e una trascendenza è immediatamente implicata nel processo. Irmandade riesce così a concentrare su di sé quella spiritualità che l'immagine fa emergere col suo tocco. Non l'immagine come oggetto così come non lo è il fantasma. Irmandade porta con sé una latenza ricettiva verso le varie dinamiche con cui si scontra. Siamo coinvolti in tal modo in un processo dal basso verso l'alto, l'emergere di una spiritualità latente che pullula di nuova vita. Questa è il possibile riferito all'immagine-fantasma di Irmandade. Non Irmandade stesso, ma il suo rimando. Una moltitudine di fantasmi attraversano il cortometraggio e le vite passate del luogo, siano esse di uomini, animali e vegetali, fanno sentire la propria forza.
L'elemento rinnova la sua eredità.



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