River Thoughts
















Che Chris H Lynn possa far innamorare lo spettatore ormai sarà noto a molti e così non sorprende che questo ultimo cortometraggio del regista, River Thoughts (Usa, 2020, 28'), sia di una bellezza disarmante, una bellezza messa in risalto per la sua forza sottile e sempre in bilico tra l'ordinario e lo straordinario. Lo sguardo che si posa sull'ambiente pare dimostrarsi per Lynn differente rispetto a quello della videocamera, quasi ad affermare come la forza incarnata tragga la propria linfa non tanto da una quotidianità trascurata nella sua bellezza, la quale quindi sarebbe qualcosa da ricercare per mezzo di un tramite, bensì da una vibrazione che l'attraversa e che abbisogna altresì di uno sguardo capace di rivoltare la materia, mostrando infine quel capovolgimento estremo di cui è capace non solo a livello virtuale. Il ribaltarsi dell'ambiente mostra così la sua plasticità e il regista con lo spettatore non saranno più coloro che osservano il fiume e i suoi contesti intorno ad esso per pensare su di essi, ma questi plasmeranno il loro pensiero, in un travolgimento che comporta innanzitutto un proprio stravolgimento. Lo sguardo che si posa sul fiume non potrà più cogliere in maniera diretta, senza intermediari, ciò su cui si posa, bensì avrà bisogno in qualche modo di un luogo plasmabile per essere, fino in fondo e profondamente, lo sguardo proprio del regista e dello spettatore. Questo luogo, che è quello dell'immagine, si fa così spazio tra l'occhio e ciò da cui è diretto e però sarebbe scorretto deputare all'immagine un vero e proprio spazio fisico. Non è messa in dubbio dal regista, a nostro avviso, la materialità dell'immagine o, meglio, la sua materializzabilità su di uno schermo bianco. Tuttavia, si sente un'impalpabilità di fondo, la quale fa dei contesti di River Thoughts qualcosa di cui è difficile dire, quasi che lo spettatore stesse assistendo a un sogno il cui perturbare sembra proprio, appunto, di un altro stato di coscienza. Per far sì però che quella tra spettatore/regista e River Thoughts sia una relazione al di là della semplice unidirezionalità dello sguardo, non basta sostenere il nascere di una situazione del genere e l'affacciarsi del presentimento di un sogno è presto scalzato via dalla consapevolezza che quest'impalpabilità rappresenta maggiormente un'alterazione potenziata della visione piuttosto di una, banalmente, depotenziata. Lo stato del sogno non sarebbe così sufficiente a spiegare la relazione in atto nel cortometraggio di Lynn per via di quel subire lo spazio, quello inconscio dello spettatore, che poco quindi si confà a una visione sì intima, ma anche fortemente costruttiva e vitale. L'immagine, nella creazione del suo luogo, è prima di tutto ciò che fa quel luogo e questo è, innanzitutto, ciò che può dirla così potente. Ma ciò non basta per parlare di River Thoughts e, per l'appunto, il passaggio successivo sarà quello di intenderlo come quello spazio da cui il pensiero ne nasce plasmato al punto da poter intuire come esso sia legato a un'immagine che lo precede perché in qualche modo gli è affine. In fin dei conti si tratta non tanto di tornare alle origini, ossia l'immagine come ciò che origina il pensiero e quindi un ritorno alla fonte per tramite del cortometraggio in questione, bensì di arrivare a concepire le potenzialità insite in un'immagine che, pur trovandosi di fronte a noi, ci precede. È in questo frangente che si può così intuire come la forza di River Thoughts stia proprio qui: nell'interazione ci accorgiamo di come una possibilità di accrescere le potenzialità della visione possa andare di pari passo con un rafforzamento, se così si può dire, dello spettatore stesso quale realtà incarnata dello sguardo. Non più fulcro da cui partirebbe ogni visione, lo spettatore può però scoprire come ci sia qualcosa, a prima vista trasognante, con cui può agire nella volontà più piena e che, in fondo, gli potrebbe appartenere facendo spazio tra i pensieri più semplici.  

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