Erosión



Sensibile come pochi grazie a una centrata scelta nell'approccio e nelle modalità, questo cortometraggio di Santiago Carlini, Erosión (Argentina, 2017, 4'), predispone gli sguardi di chi lo guarda verso un accoglimento, oseremmo dire, fiorente. Non un appiattimento quindi, ma una rigogliosità delle esperienze e sensazioni che in qualche modo contrasta con l'asettica predisposizione ambientale, attuata per un preciso piano medicale di chi l'ha disposta. Carlini parte dalla disposizione geografica di quel manicomio di una piccola città costiera, quasi che non conoscesse le implicazioni nel ricordarci immediatamente con quella prima inquadratura la nave di Foucault de La storia della follia nell'età classica. E questo ci piace, perché rende in qualche modo più immediato ciò che seguirà, senza dover per forza ricondurre lo sguardo a delle conoscenze precise, riuscendo quindi a tralasciare in qualche modo sia letture pregresse specialistiche, ma anche pensieri del senso comune, perché immediatamente ci coglie una certa profondità di prospettiva. Ma è proprio questo il punto: non si potrà leggere questo cortometraggio e ciò che segue tale scritto infatti non potrà leggerlo. Questo film mostra bene dell'impossibilità in cui ci si trova solitamente del parlare o scrivere sul - sopra - certi film. Comunque, si diceva, la collocazione geografica dà immediatamente l'idea della lontananza, che qui è più precisamente intesa come un allontanamento. Lo spazio del manicomio quindi non è precisamente un luogo fisso (al di là della stabilità delle mura e la sua costrizione implicita nel risiedervi, è chiaro), bensì esso accetta la costante azione dell'allontanarsi da esso (per chi va a trovare famigliari o amici) e in esso (per chi vi risiede, in modo differente a seconda del proprio ruolo, se personale sanitario, il quale ha sempre un altro posto in cui tornare, o paziente, in modi meno materiali - e, in questo senso, alcuni stralci di conversazione esplicano bene il loro avvicinamento-allontanamento). Strano, sembrerebbe, perché a primo impatto pare il luogo della stabilizzazione e, effettivamente, lo è, lì dove le azioni sono tese a ridurre il caos e la rigidità dei ruoli permette limitati concatenamenti e solo con quelli decisi per tramite della medicalizzazione. Carlini così non nega l'ottundere costante e ciò che lo riguarda, ma prova a far emergere dei contrasti, a metterli in evidenza senza per questo forzare la realtà e operare attraverso una propria precisa struttura. Soprattutto, tali contrasti non saranno confinati a quelli preesistenti e predisposti dai ruoli e dalle gerarchie. È qui che Erosión mostra il suo carattere più interessante, perché è proprio attraverso il coinvolgimento nelle condizioni di esistenza del luogo, che potrà rendere il rovesciamento la possibilità ultima del luogo stesso. Per fare questo Erosión trova tra le pieghe dell'immagine ciò che permette loro di continuare a piegarsi, anche nella costrizione, anche nella reiterazione di significanti. La struttura non sarà quindi l'unica caratterizzante, anche se, in fondo, nulla è davvero nuovo e nulla si crea. Ribaltando così il ruolo dell'immagine, Carlini attua le sue fragilità, possibilità estreme dell'immagine, che potrà uscire dal suo essere o, meglio, marginalizzare il suo essere come rappresentante. Non tanto eliminando quest'ultima capacità quindi, ma mostrando altre possibilità d'azione dell'immagine, essa si fa a fianco, dove è ancora possibile un'azione quantomeno creativa. Sarà proprio dal rovesciamento allora che si potrà creare la possibilità di un nuovo concatenamento... Questo non è l'unico modo affinché ciò possa avvenire e, infatti, Erosión si presenta come una possibilità del luogo, ma sta proprio nel suo relazionarsi col film che dimostra altro oltre alle sue stesse possibilità e sarà dunque dalla relazione che si potrà aprire uno scorcio. Un'apertura dunque, la quale, se da una parte deve essere in qualche modo sollecitata nel suo incontro con l'esterno, si ritrova a scoprire ciò che non era ancora emerso e che quindi, al di là di tutto ciò che appare, era nelle sue possibilità. Da ciò è chiaramente incluso che Erosión stesso ne potrà trarre qualcosa. Carlini non è ingenuo però in questo ed è attento a non fare in modo che il cortometraggio diventi una sorta di messaggero. Il rischio potrebbe appunto essere quello di farsi strumento per arrivare a chi è fuori o, ugualmente, di dire a chi è esterno che la cosa riguarda in primo luogo loro. L'esterno dovrà rimanere esterno o, meglio, la possibilità di relazionarsi con l'esterno dovrà rimanere tale. Non tanto messaggero ma anche escludente quindi e nell'allontanamento. Una posizione dura, che si scontra la forza delle resistenze per un'altra resistenza.


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