Standing Forward Full



Standing Forward Full (Usa, 2020, 5') nasce molto probabilmente dal desiderio di provocare a sua volta un helter skelter nella spettatore. Dal disorientamento più o meno elevato che provocherà in noi ogni azione che vedremo sullo schermo alla destabilizzazione propria delle azioni messe in atto: ogni gesto scontato che facciamo e che indica il nostro radicamento in terra può essere disturbato con un movimento specifico o con un modo di starci particolare che ubriaca la visione. Infatti, se per stare in equilibrio aiuta fissare un punto preciso nello spazio di fronte a sé, mantenendo l'attenzione costante, il vorticare degli occhi, che non riescono mai a posarsi, e l'andare da un pensiero all'altro, provoca la situazione contraria. Si direbbe quindi che Alee Peoples cerchi delle condizioni per provocare tutto questo la cui variabilità è notevole e pericolosamente vicina, nel senso che basta poco non tanto ricercarne o alimentarne le conseguenze, quanto piuttosto rimanerne piacevolmente invischiati. Il fascino di un'estraniazione dalla routine è talmente alto che ci si chiede se non sia proprio questa una naturale predisposizione, controllata per non generare quel caos alieno. E che differenza c'è tra un dipendente e chi utilizza una sostanza per arrivare a un fine, se quest'ultimo diventa tutto ciò che conta davvero (o che viene liberato)? E soprattutto, è possibile avere un rapporto in questo modo oppure il pericolo di una morte dell'uno o dell'altro, o una rottura dello stesso è già data in partenza? Se il regista opera una scelta, non è sufficiente dichiararne le intenzioni. 
Accogliamo dunque Standing Forward Full per ciò che alimenta. Le scene sono veloci e molto centrate, nel senso che non lasciano spazio alla mente di vagare oltre lo schermo stesso. La visione si fa così occludente. Ciò che si muove è lo spettatore insieme al cortometraggio, e l'atmosfera prodotta ha in sé degli ostacoli relativi, così come degli svincoli, delle curve continue. Tutto questo viene dunque prodotto entro l'atmosfera ed è per questo che il film in sé non rimanda tanto un'immagine, bensì la crea al momento con lo spettatore, disfandola insieme ad ogni curva. In questo modo ci si ritrova in un presente che non si proietterà mai in avanti. Quell'avanti non smette però per questo di esserci, ma diventa tutto ciò che realmente conta, non solo perché ci si chiede se tutto questo finirà e noi con esso, bensì perché ci si rende conto che non è in nostro possesso. Quell'avanti appartiene alla storia e a chi la custodisce. Ecco perché un helter skelter risulta così disturbante ed eccitante: ci avvicina ai custodi, seppur sconosciuti e di cui davvero non capiamo l'esistenza. Qualcosa però torna sotto altra forma e si riversa in quell'atmosfera che ha generato quel determinato campo di attrazione. Standing Forward Full è dunque in tale campo e perciò è di tutti, mentre il regista è solo colui le cui azioni faranno scaturire delle reazioni. Vigilante di un sigillo che non si può riassumere nel film, Peoples raccoglie e spinge verso una soglia. La suggestione in questo caso risulta essere fondamentale, perché apre e predispone all'osservazione di fenomeni di cui altrimenti non ci si accorgerebbe. La positività della suggestione, che è data dal film, sta, appunto come il corto, nel suo muoversi tra lo spettatore senza ergere alcunché come garante della suggestione stessa. Non è per un altro che essa si muove, bensì fa da tramite in un rapporto alla pari. C'è anche molta solitudine in tutto questo o, almeno, è un rischio dato da un egocentrismo che scaturisce direttamente dalla destabilizzazione, la quale, mentre smuove i punti, decentra soprattutto il proprio, la sua posizione almeno, col rischio di perdere i rapporti in atto. Standing Forward Full però mostra l'esatto contrario e col bacio suggella l'attrazione verso l'alieno e verso l'altro.


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