A nuestro tiempo



All'interno del progetto Ecos de El grito, ispirato al documentario di Leobardo López Aretche, è nato anche questo A nuestro tiempo (Messico, 2018, 6') di Annalisa Donatella Quagliata. La regista messicana non fa altro che far emergere ciò che rimane oggi degli eventi di resistenza del suo Paese. Più che visualizzarne delle memorie, sarebbe forse meglio dire che si occupa di far agire quei resti, visti come il sentimento di una resistenza che come il vento è ovunque e da nessuna parte in una sorta di impalpabile travolgimento. In questo senso allora la regista fa agire i versi di Octavio Paz come se fossero parole rivolte a un nessuno in particolare, quel nessuno che comporta sia un impersonale in quanto agito (massa che si riversa nelle strade) sia un personale in quanto agente (popolo che prende in mano l'organizzazione di sé). Si tratta di un cambiamento che brulica nell'aria e dunque ci fa dire di se stesso: «si sente». Il documentario di Aretche, censurato all'epoca, mostra delle immagini che ritraggono un periodo per cui andavano soppresse le contraddizioni dell'unità del popolo per il partito e che non avrebbe mai ammesso "troppe immagini" o "tutto immagine". E questo è chiaro. Non si tratta però qui di svolgere il compito di rendere visibile oggi quelle immagini. L'immagine censurata infatti viene presa dalla Quagliata in quanto tale, nel senso di una visibilità che fa di contro a un'altra visibilità accettata, cioè all'immagine dello stato. Era quindi una visibilità che oggi non regge il confronto con la realtà presa in quanto tale e che non può far altro che agire come memoria di una collettività e nient'altro che memoria. Un'alternativa possibile per la regista quindi era quella che le consentiva di perpetuare un'impossibilità di visione che avesse un eco nella visibilità odierna, dove il documentario di Aretche è reso disponibile e, anzi, diventa lo spunto per poter ragionare su quelle immagini in senso storico. Sarebbe sbagliato fare un ragionamento per contrari e affermare che la Quagliata non si permetta di inveire storicamente sulle immagini: ciò che infatti emerge da A nuestro tiempo è proprio un profondo senso storico delle stesse, reso cercando, appunto, di non ragionare unicamente tramite il dualismo visibile/invisibile, ma sforzando l'immagine e trovandone quei punti che permettono un dispiegarsi alternativo delle forze in atto in quelle rappresentazioni. Pensando infatti unicamente per contrari, l'attenzione sarebbe focalizzata unicamente su El grito, nel senso che emergerebbe un tentativo di rivalsa avulso dalla necessità della censura di quegli anni: una resistenza è resa possibile per il convogliarsi di forze contrarie ad essa che vengono in qualche modo rispecchiate, ma non può fermarsi solamente a ciò. Ecco perché quelle immagini non possono rimanere solo qualcosa da svelare al mondo, in modo da rendere unicamente il lato storico del periodo e, questo, soprattutto quando si tratta di un cinema che vuole essere politico nel senso proprio del termine e non semplicemente schierato. Il convogliarsi dei punti cardine delle battaglie riprese in El grito diventa ciò da cui partire per lo storicizzarsi degli stessi punti, altrimenti relegati a una memoria il cui ultimo atto sarà quello di perdersi nell'oblio di coscienze che non sentono più quegli anni - una perdita che sarebbe da una parte, amara perché subita da una generazione a cui si fa perdere la stessa possibilità di sentire quel soffio rivoluzionario per mancanza di esempi e dall'altra, ridicola quanto disonesta perché tratta di una memoria resa istituzionale. A proposito di quest'ultimo punto è esattamente quel diventare visibile che permetterà una precisa formalizzazione delle battaglie per i cambiamenti in atto, che la regista messicana cerca di scongiurare in tutti i modi per tramite di una certa politica delle immagini. A nuestro tiempo fa emergere quindi una storia che non vuole essere memoria, ma piuttosto un agire tramite essa per trovare quelle coincidenze impalpabili come il vento, restituendo un'invisibilità che alimenta la miccia: «El vientecillo se levanta de las praderas del pasado y se acerca trotando a nuestro tiempo».


1 commento:

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