A collection of attempts in astral travel



Ispirandosi ai viaggi astrali Ryan Betschart cosa fa? Rende la visione frutto di un avvicinamento talmente elevato da sopperire alle distanze proprie della vista. Questo sembra essere brevemente A collection of attempts in astral travel (Usa, 2019, 6'), cortometraggio che dichiaratamente rimanda al parapsicologo Douglas Scott Rogo, riprendendone probabilmente delle intuizioni immaginative che il regista ha assorbito. Ma non è tanto ciò che viene dichiarato a essere rilevante, nel senso che le interpretazioni del fenomeno in sé, di qualsiasi fenomeno al di fuori della normalità di cui si parla, sono così molteplici che a un certo punto non ha più senso chiedersi, dopo averne studiato le varie spiegazioni, quale possa essere quella più vera per sé, ma quanto di tale fenomeno si è pronti ad accogliere. Il riferimento quindi ne determina certo le condizioni e però Betschart ne dà, più che una sua esposizione, una sua impressione. Quest'ultima è in effetti l'unica cosa che in questo caso sia possibile dare all'altro, nonostante l'esternazione della stessa, perché darne un'esposizione vorrebbe dire anche spiegarne l'essenza per proprio conto, dispiegando una visione che risulterebbe essere la propria rappresentazione del fenomeno e, parlando di cinema, dare un'immagine dello stesso. A collection of attempts in astral travel, di contro, non rappresenta alcuna immagine e, anzi, la sua immagine nega una forte presentificazione di sé: c'è e sfugge nell'immediato istante in cui viene vista, non rimanendo perlopiù che impressioni per uno spettatore che si ritrova sempre più coinvolto in un mondo a sé o, meglio, in un distacco dal proprio. Siamo sempre, è ovvio, in un ambito di percezione attraverso la vista, ma il punto in questione è che questa modalità non debba per forza operare sempre allo stesso modo e difatti si rimanda, per capirsi, all'idea che ognuno può avere, bene o male, della proiezione astrale, un'idea che concerne la visione e la porta con sé. Attraverso questa interpretazione allora più che mai la vista coinvolge il corpo, non solamente come ciò che la direziona e la sostiene, ma come ciò che si accompagna ad essa ed è da qui che avrà senso enfatizzare il senso di distacco che può operare A collection of attempts in astral travel. Questo rende un po' problematica l'idea della vista come senso della distanza al contrario dei sensi dell'olfatto e del tatto o, quantomeno, la fa sussistere per tramite di una decisione di categoria utile nel quotidiano, ma che non può spiegare ciò che va al di là di essa e questo, brevemente, liquida i vari discorsi su fenomeni extra-sensoriali, ossia al di là del quotidiano (perché i sensi rimangono quelli e sarebbe sciocco da parte nostra, almeno dopo certi discorsi, negare la materialità del corpo; quell'extra rimane perciò arbitrario). Ciò a cui ci si riferisce per questo particolare distacco quindi (la proiezione del corpo al di là di se stesso) è anche ciò che avvicina, percuotendo le distanze tra la cosa guardata e chi la osserva, distanze che non ha più senso assumere in una linea spaziale ordinaria: l'immagine non imprime su una distanza y una ripercussione che ne delinei la relatività della distanza stessa, ma gioca su di essa una sua espressione che va ad accartocciarne lo spazio, ossia a imprimerne una diversa materialità, un'impressione appunto. È un'immagine che difficilmente stando così le cose possiamo concepire come semplice oggetto di visione, rimandando quindi a uno specchio su cui sussumere la realtà in sé. È necessaria altresì a questo punto una radicalizzazione della visione di A collection of attempts in astral travel come ciò di cui è impossibile pensarne la proiezione al di là dello spazio in cui viene effettivamente visto, ossia il proprio corpo e dunque le possibilità che questo accolga esperienze di un certo tipo. In poche parole si tratta dello spazio che questo corpo viene ad occupare. Non solo il cortometraggio che fin qui abbiamo delineato sembrerebbe sottolineare l'importanza di tali occupazioni, ma mina la coscientizzazione del corpo in quanto non presente a sé e questo però senza minare il fatto che il fenomeno si possa o meno verificare: ciò che conta è stare attenti a un'astrazione vissuta come mancanza invece che presa a sé delle proprie possibilità. 


Nessun commento:

Posta un commento