Maniac landscapes



# Va su, e se va giù è nel mentre che sale. Va in elevazione più che in salita: è ascensionale.

# Va su, e se va giù è nel mentre che sale, creando un'apertura. L'apertura ha il modo del varco, ma è anche varco essa stessa. 

# L'apertura del fiore è invece un'entrata di un altro tipo, è introduzione a un mondo più che un passaggio e, in quanto introduzione a un mondo, rimane nel microcosmo. Al microcosmo non abbiamo accesso.

# C'è la luce che entra da una finestra. La finestra è chiusura al mondo, ma la luce filtra e va al di là delle barriere. Le barriere però alterano la luce - no, è luce che si porta qualche cosa di ciò che l'attraversa, non è la barriera ad alterare                                                                                   
                                                                                                                                                      la luce. 

# Ci sono tanti intrecci e

allungamenti. Essi sono accelerazioni. 
L'accelerazione è della natura, non della macchina. È tecnica.

# Maniac landscapes (USA, 2019, 8') è un horror. Non è un genere, è oscuro. 

# Ora il risucchio. 
Risulta - per incompetenza di chi scrive probabilmente - difficile poter parlare chiaramente di questo cortometraggio di Matthew Wade, tuttavia qualcosa induce a credere che questa difficoltà non sia ascrivibile solamente a una bassa dimestichezza con una certa tecnica cinematografica, quanto piuttosto al cortometraggio stesso. Probabilmente, è una questione che riguarda l'apertura di una dimensione spesso estranea, che non ha a che fare con l'animazione in sé naturalmente, ma con lo spiegarsi di un dislocamento del proprio stare nel mondo: dislocamento astrale. Una volta sperimentato ciò, ci si rende conto di essere trasportati in una corrente che, dagli interni allo spazio e dallo spazio agli interni, non ha nulla da mostrarci, nella maniera propriamente detta, in quanto l'occhio diviene parte di un'esperienza che lo disloca dalla sua sede corporale per liquefarsi con le immagini: è l'oscuro che prevale. La particolarità sta nell'essere discreto ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
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# Lo vedete che c'è il ricordo della materialità che fa i pompini agli amanti visionari della pellicola?

# A proposito degli allungamenti. C'è una scena, lo sviluppo entro un cerchio, che ricorda degli spiegamenti entro un determinato campo di possibilità, ma esso è invece solo capacità del gambo. Non è a livello rappresentativo che trovi l'apertura.

# Qui le stelle smettono di essere mere decorazioni del cielo, visioni da ricercare in particolari giorni dell'anno per fenomeni solamente atipici: il cielo notturno è ciò che apre la cognizione dell'uomo, la sua tensione verso l'alto cresce, si allunga il proprio sguardo verso una realtà maggiormente dilatata - nei tempi e negli spazi. Maniac landscapes porta con sé una sperimentazione che cerca di infliggere dei colpi sottili alla plasticità cerebrale umana: non il disordine della percezione ma l'alterazione delle aspirazioni, delle possibilità, delle riuscite umane... 

# Chiusura.
e tante altre ancora
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Note: 
* L'horror lo troviamo, ad esempio, perché c'è il palesarsi di simboli di morte. Non sono questi chiaramente a farci paura, è piuttosto la concomitanza con la luce, che simboleggia, per eccellenza, il suo opposto, sia a livello biologico che rappresentativo dell'uomo. Questa concomitanza non è riferibile però all'essere presente nella stessa scena, intesa quindi come spazio, ciò non basterebbe, potrebbe semplicemente essere la possibilità che ci induce a vedere il simbolo, altrimenti sarebbe solo una sensazione. Si gioca invece a livello simbolico e tale gioco permette alla luce di essere non solo condizione di possibilità della vista, illuminazione, ma ciò che porta il simbolo a vivere, si crea un paradosso, una sorta di scissione anche: la luce è creativa, è ciò che permette il palesarsi della morte.
** Cosa entra e cosa esce? Possiamo dire questo e quello, ma sbaglieremmo la direzione. La direzione manca. Si apre un'immagine.
*** Ma c'è anche lo sviluppo non entro un cerchio. Allora diventa più una fuga dall'immagine, da una condizione dell'oggetto guardato - condizioni naturali, impasse biologiche - che ti direziona lo sguardo.
**** C'è anche la fuga entro un cerchio. Che cos'è?
***** Avrei voluto dedicarla a lei, signor Ossa,
           e invece lei l'ha dedicata a questa        ragazza
           dal ricordo di una poetessa
           Morta suicida. 
           Quella poesia da lei scritta,
           è il mio doppio: dov'è? emerge e non emerge mai davvero
           chissà che questa - immaginazione, 
           chissà che questa - immagine,
           porti a qualcosa. dov'è la mia politica?           

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