Terra bruciata #8: Un carteggio (virtuale) con Samantha Angeloni e Luca Ferri





@jV

Emergere del Possibile: Gentile Samantha Angeloni,
mi chiamo Francesca Rusalen e con il mio ragazzo (qui in cc) condivido un progetto di critica cinematografica, che si riferisce principalmente al blog L'emergere del possibile. Le scrivo questa mail perché avremmo piacere fare una chiacchierata-intervista con lei. In questi ultimi anni ne abbiamo fatte diverse con lo spirito di approfondire non solo il lavoro in senso stretto del regista o critico, ma anche il ruolo che il cinema può avere tenendo conto del panorama italiano, sia a livello di produzione che ricezione cinematografica, quindi a livello politico. Ci è capitato di scrivere ancora di quello che abbiamo - sicuramente in maniera semplicistica riferendoci solo al regista - chiamato il cinema di Luca Ferri, ma ora vorremmo sinceramente conoscere di più il suo ruolo all'interno di questa filmografia ed è con questa intenzione quindi che vorremmo iniziare, se ce la concede, una serie di domande e riflessioni con lei. Spero di sentirla presto.
Un caro saluto,
Francesca Rusalen

Samantha Angeloni: Ciao Francesca, avete scritto abbastanza su di noi e quindi non serve che ci diamo del lei.
Siamo divertirti della vostra proposta ma al contempo ci rende felici.
Ci va bene chiacchierare con voi, però solo a chiacchierata conclusa potremmo decidere se pubblicare o meno tutto il seguito.
Cari saluti, 
S.nth

EdP: Bene, grazie per averci dato la possibilità di chiacchierare insieme, ne siamo felici. Mancava questo tipo di confronto tra di noi per un quadro più ampio e sapete quanto ci teniamo a una certa onestà e trasparenza quando facciamo critica. Iniziamo con una domanda forse scontata. Come nasce l'incontro cinematografico con Luca Ferri e in che modo parleresti del tuo ruolo all'interno dei film a cui hai lavorato?

S.nth: Francesca, la domanda mi sembra mal posta.
Non c'è mai stato un incontro cinematografico con Luca, tanto meno una nascita.
Se vuoi, posso parlarti del momento in cui ci siamo conosciuti, senza che ciò implichi che in quel momento vi fosse stato qualcosa di cinematografico e però contestando la tua presupposizione di un incontro che ci tagli ritagliando del cinema. Il giorno stesso in cui ci siamo conosciuti Luca e io trasla il momento nella ripercussione cosmica tipica della ritualità cristiana, ed è quindi come se quel momento si ripetesse ogni volta e ogni volta, ripetendo la ripetizione della ripetizione, quindi ripetendo a vuoto, venisse meno. 
Così, io e Luca ci siamo mai conosciuti.
Luca e io ci siamo mai conosciuti un mercoledì delle ceneri. Mistica della ritualità: si ripete un momento senza alcun rispecchiamento né rinnovamento. Ci conosceremo quindi ancora nel prossimo mercoledì delle ceneri, senza che ciò implichi alcun riconoscimento. Se poi vuoi che questo spieghi la ripetitività del nostro cinema, sorrido.
La circostanza entro la quale siamo stati presi in quel momento non è molto interessante, ma forse il cinema stesso deve privare d'interesse. Ero al Leroy Merlin dove lavora Luca. Mi ci ero recata in un orario balordo, poco dopo l'ora di pranzo, così da poter trovare un commesso che non fosse accalcato da clienti. Avevo bisogno di materiale per riparare una crepa che si era formata senza che me ne accorgessi e che mi aveva fatto perdere numerose cantaridi. Per farla breve, trovai solo un commesso inesperto, che chiamò Luca, che era in pausa pranzo. Luca mi aiutò, scherzando sull'irritazione urogenitale delle prostitute cui il marchese de Sade dava in pasto quei coleotteri canditi come afrodisiaco. Mi aiutò anche a portare fuori tutta la spesa, dopodiché tornò al tavolo in cui faceva la pausa pranzo e su cui era aperto un libro.
Giorni dopo, ci rincontrammo, vale a dire ci riconoscemmo a un piccolo simposio privato organizzato da amici comuni, particolarmente appassionati, come noi, di nostratico.
Questo, a grandi linee, il momento del nostro incontro, passato e futuro o, se preferisci, sentimentale e cinematografico. 
Quanto al mio ruolo, non penso di averne uno e sta bene: Luca stesso si dice regista per non evaporare del tutto.

EdP: In effetti c'è una presupposizione implicita nella nostra domanda e allora ti chiediamo, per una - almeno - propensione a una maggiore conoscenza, se il cinema ti avesse in qualche modo attraversata prima dei lavori prodotti con Ferri e di esplicare per quanto possibile il senso della tua risposta affermativa o negativa che sia.

S.nth + Luca: Se avete presupposizioni implicite in quel che chiedete, mandateci il form delle domande e rispondiamo, senza la presupposizione implicita della chiacchierata anziché l'intervista.

EdP: Non ci sono form. La domanda era nata perché hai letto nella prima una nostra presupposizione pensando al vostro incontro e di questo ci dispiace. Se possibile vorremmo invece continuare con la chiacchierata.

S.nth: Pace.
Quindi la domanda è?..

EdP: Ripartiamo dal non avere un ruolo e, anche se non necessariamente collegato a questo ma più strettamente alla tua persona, ti chiediamo apertamente: perché il cinema?

S.nth: Francesca, continuiamo a girare a vuoto.
Perché il cinema? Lo chiedete sempre e, ripeto, se avete un form mandatecelo. Perché il cinema, perché la musica... ma perché simili domande? Presupponi che il cinema sia qualcosa che capiti, che sia, come dite voi, un evento. Il cinema non lo scegli né ne sei scelta. Come per le persone che incontri e che magari ti porti a letto, sposi, ci fai dei figli, una famiglia.
Perché il cinema? Non so per quale metafisica sia capitato, e però posso raccontarti la storia noiosa che la tua domanda pretende.
Eravamo nell'isola di Mangaia (Cook, un arcipelago polinesiano). Non so dirti se avessi accompagnato Luca o lui avesse accompagnato me. In ogni caso, eravamo lì per via della sessualità che, come sai, è parte fondante della società e della socialità dell'isola, e questo a sua volta per il circolo di cui ti avevo parlato. Le donne, lì, raggiungono più orgasmi a ogni amplesso, e c'è una ritualità tutta particolare, ben strutturata, che vuole, ad esempio, che alla pubertà, e in seguito al terribile rito (mika) di menomazione spermatica via subincisione scrotale, un ragazzino venga iniziato al soddisfacimento clitorideo con una partner più anziana, poiché ci si aspetta che la sua altra metà raggiunga sempre l'orgasmo, altrimenti egli è costretto a vivere nell'infamia e a perdere il proprio rango nella società. I mangaiani sanno di anatomia femminile più dei medici europei, questo gli etnografi lo sanno. Eravamo lì, 
e Luca è sempre stato ossessionato dal vedere,
e io sono ancora vergine.
Per cui il cinema. 
Non so dirti se il cinema sia un'ipoteca oftalmica della pratica sessuale o se sia semplice misantropia, slancio verso un'educazione all'estinzione per un'estinzione educata, e in tutta onestà sorrido al solo pensiero che da questa situazione si possano trarre metafisiche sul cinema mio e di Luca o addirittura sul cinema in generale... sorrido, anche, se penso al fatto che questa domanda venga posta da chi cicaleggia di politica delle immagini.
Ma, forse, le domande che fate o che fai devono risolversi nella vostra persona. Perché il cinema, perché la musica... e tu, perché il cinema? perché Francesco aveva già un suo blog e volevi portartelo a letto? qual è, se è, l'evento?
Perché il cinema, Francesca?

EdP: Per il sesso. No, non nel senso che il cinema sia stato il mezzo per portare a letto Francesco, quello sarebbe confondere l’evento con l’accadimento o, per usare le tue parole, con una storia noiosa. Per il sesso in quanto non c’è una metafisica, perché, fin dall’inizio, si è trattato - per me e per noi – di un campo di battaglia, cioè sperimentare, quindi non c’è nessuna narrazione e quindi il sesso come continuare a mancare il desiderio dell’altro (l’immagine): la scoperta. Non da soli ma in due (e quindi eravamo già parecchi...) si è concretizzato – e ciò è politico – grazie a/nello sguardo dell’altro, ossia nell’atto della copulazione vis-à-vis. Per capirsi: non è il sesso del voyeur per il quale deve mancare lo sguardo di quello che è il proprio oggetto sessuale, ma lo sguardo che, carnificato nell’incontro dell’atto sessuale, brucia all’esterno di sé perché, non risolvendosi nel proprio onanismo, produce – non «genera» – il terzo, che è per noi la critica cinematografica. Dal tuo racconto Ferri ci sembra l'osservatore per eccellenza, colui che è lo spettatore di se stesso, cioè di quello che genera da un incontro con una figura che ricorda quella di Maria di Nazareth...  Ci pare, quindi, che ci sia una polarizzazione tra la verginità e lo sguardo... esiste uno sguardo vergine o dallo sguardo necessariamente consegue una verginità che dunque/però non gli è mai propria?

S.nth: Ma come può essere diversamente, Francesca?
Il regista è un osservatore. Nel momento in cui il cinema delle avanguardie muta la figura del regista in quella di colui che fa le riprese, il cinema cessa di esistere. La figura di Brakhage, in questo senso, andrebbe ridimensionata, come quelle di tutti i vostri miti, legittimati peraltro da Brakhage: in modo complementare rispetto a quello delle grandi produzioni ma opposto nella sua pratica, Brakhage è stato colui che ha ucciso il cinema a favore del film.
Avete buon gioco, voi, a parlare di Clipson, Todd e via discorrendo. Ma questi operano diversamente cogli stessi risultati delle produzioni che tanto odiate.
Luca non gira, ha la sua sedia. Nemmeno dice come girare o all'attore cosa fare. Semplicemente, guarda. Guarda il cinema scompaginarsi di fronte a sé. Come potrebbe essere, altrimenti, esperire il cinema? Voi critici, che vi riempite la bocca di stronzate, avete l'assunto del film. Sta bene. E sta bene anche che voi, con un escamotage piuttosto encomiabile, continuate a gridare nel deserto sostenendo (ufficialmente) che l'immagine manca ovvero (ufficiosamente) che bisogna vedere il film per esperire il cinema, perché il cinema è là da venire. Il film come traccia del cinema... un decostruzionismo patetico.
Luca è uno spettatore cinematografico, voi siete spettatori filmici.
Il cinema viene a decostruirsi nella costruzione del film, ma è lì che accade. E Luca e io siamo interessati a questo, anche se in maniere diverse.
Luca è l'ultimo partigiano di un cinema che, oramai, non esiste più. Non esiste nelle grandi produzioni, che voi evidentemente non conoscete, e non esiste nell'underground, che voi fraintendete.
Non c'è solo uno spettatore del film, c'è anche uno spettatore del cinema. Si chiama regista.
Luca è lo spettatore per eccellenza? Sì, ma per questo, non perché sia un onanista, come vorreste andare a parare voi.
Luca e io abbiamo creato la possibilità di vedere il cinema, di assistere all'evento cinematografico. Che accade lì, sul set, e non c'è nulla di romantico in tutto questo.
Luca è un regista, ma non nel senso del cinema che voi dite trascendentale, di Coppola o di Fellini. Quello marcatamente capitalista. E Luca è pure un regista non nel senso del cinema che voi dite dell'immanenza, di Clipson o di Todd. Quello marcatamente anti-capitalista, quindi comunista.
Luca è la terza via.
Una terza via rispetto al cinema dell'immanenza e a quello trascendentale, che reificano entrambi, sebbene con percorsi ben diversi, il cinema nel film. Una terza via, evidentemente a voi incomprensibile, come peraltro lo era il fascismo nascente, soprattutto negli ambienti futuristi, rispetto a comunismo e capitalismo.
La polarizzazione che tu dici tra verginità e sguardo non può che esistere nei due sistemi cinematografici di cui sopra. Esiste una verginità dello sguardo, mi chiedi... ed è evidente che esista, stando a quanto sopra.
Forse però non prendi le mie parole seriamente. Io ti ho scritto che Luca è sempre stato ossessionato dal vedere, dal guardare, e che io sono ancora vergine. Perché quindi mi fai una domanda simile? Una visione vergine effettivamente accade. Il film non è altro che il prodotto di una rottura dello sguardo.
Il cinema è l'imene, come parte del corpo il cui senso rimanda a qualcosa di diverso dalla sua presenza,  ed è del tutto assurdo credere che il cinema comporti il film (prospettiva trascendentale) o che il film rimandi al cinema (prospettiva dell'immanenza).
C'è una terza via: Luca. Un eunuco messo in un harem di concubine, e ancora non basta: perché alla fedeltà non basta l'eunuco, ma anche un imene intatto. Di contro alla vostra lettura patriarcale del cinema, per cui «imene» significa sposalizio e «film» cinema.

EdP: D'accordo. E tu che guardi chi guarda il cinema, cos'è? o che guardi? rimanendo nell'indecibilità che ti piace tanto, tu che/chi guardi quando guardi? il cinema che si fa perché qualcuno che tu guardi lo guarda farsi o qualcuno che tu guardi guardare il cinema che si fa?
E non è in entrambi i casi un film (al posto del cinema, se non addirittura la sua dissoluzione)?

S.nth + Luca: No, è cinéma vivant (cinema vivente).

10 commenti:

  1. It's a fake, and you are two idiots!

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    1. Mai sentito parlare di hyperstition (Cthulhu Club > CCRU, "Lemurian time war"), campione?

      - Iris Carver & Laura Trent, "Review of CCRU's 'Digital Hyperstition'"

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  2. you are two idiots!

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  3. francesco - could you contact me? i love your writing about christine lucy latimer's fraction refrain and would like to repurpose, if it's possible. ?? mike hoolboom - please write me at fringe@teksavvy.com

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    1. Hi, Hoolboom. Sorry for my belated reply. I sent you an e-mail :)

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    It's on a completely different topic but it has pretty much the same
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  5. Ho smesso di leggere a "i mangaiani sanno di anatomia femminile più dei medici europei" bisogna avere svariate lesioni encefaliche per confondere pratiche di stimolazione clitoridea associate a orgasmi (registrati? Come?) con la conoscenza anatomica.
    Poi vabbè buona parte di ciò che c'è scritto è inintelligibile salvo che il lettore non conosca già di partenza i termini nella specifica e particolarissima accezione in cui li usa un autore del caso.
    Un po' come se i bias legati all'analisi di schemi di episodi comportamentali collusivi fallissero a rilevare un ritorno a uno stato stazionario, e quindi il non riconoscere come la razionalità di adeguatezza non porti avanti di fatto un processo di de-magificazione protestante.
    Sembra quasi che i due interlocutori cerchino di intimorirsi a vicenda con questa strategia. :/

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    1. in realtà quella sui mangaiani è opinione abbastanza diffusa, quantomeno tra chi - ma evidentemente non è il tuo caso - studia biologia evoluzionista ╮(╯_╰)╭

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    2. Ma il punto è che ha confuso punto-stimolo-risposta con morfologia e istologia, per lanciarsi poi in una tenerissima critica alla medicina accademica.
      E comunque al massimo è uno studio di etologia umana; in ciò che ha scritto la tizia non c'è nulla che vada a scomodare modelli evoluzionisti.

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    3. Concordo sulla prima parte (anche se non vedo una critica alla medicina accademica), sulla seconda solo in parte: vero che lei non la mette sulla biologia, ma quella tesi è notoriamente sostenuta anche da biologi su un piano biologico, come ad esempio Lynn Margulis.

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