Senses of time


Senses of time (Cina, 2018, 5') priva lo spettatore della fissità di un punto di contemplazione; il cortometraggio minimalista di Wenhua Shi, composto da sfarfallii, ombreggiature e arabeschi chiaroscurali, tende, anzitutto, a rimuovere una soggettività che sia fulcro di un passaggio temporale, della durata di un divenire: non si può dire che il tempo trascorra, piuttosto è quell'ombra che viene a farsi e disfarsi, ed è proprio in questo processo di generazione-decadimento che il tempo assume un senso, il che non vale comunque a dire una direzione. Il soggetto, lo spettatore, si trova così privo di un terreno da sotto i piedi, riscoprendosi così come fissità rispetto alla quale le cose mutano - il tempo trascorre. La quotidianità intima raccolta, registrata e riprodotta dal regista cinese, invece, che si sofferma sui particolari, si direbbe quasi sulle minuzie, su quell'impercettibile che non è tale perché al di sotto della nostra soglia di percezione bensì in quanto - addirittura - standard di quella soglia, quotidianità della quotidianità, cui solitamente si riserva il disinteresse del contorno, della cornice, cornice entro la quale, tuttavia, la quotidianità si delinea come tale ed entro la quale accadono degli avventimenti, ebbene questa quotidianità intima fa da sfondo, è propriamente la conditio sine qua non di ciò che, tutto sommato, il tempo viene ad essere ad un livello d'interesse - diciamo - meno generale e più particolare. Quell'ombreggiatura, allora, non ha senso di per sé, ma, al di là di essa, ecco che il sole sta tramontando. L'attenzione verso l'ombreggiatura, sul riflesso, piuttosto che sull'oggetto, è così indicativa, da una parte, di una sensibilità consapevole che sia il riflesso a restituire, se non addirittura a costituire, l'oggetto (e non viceversa) e, dall'altra, che lo scorrere del tempo non sia condizione di possibilità se non dell'accadere, il quale si distingue dall'evento per il fatto che, quest'ultimo, non accade ma, per così dire, eviene. Il carattere evenemenziale dell'evento sta prima del tempo, ma non nel senso che lo preceda o ne sia l'origine; scartando qualsiasi gergo dell'autenticità, Wenhua Shi trova nell'evenire dell'evento il senso stesso del tempo, senso che non si confonde colla sua direzione: l'attenzione per il particolare, per l'ombreggiatura e lo sfarfallio è allora dovuta al fatto che, in esso, non si trova, letteralmente, un senso che non sia immanente a quel particolare, a quell'ombreggiatura, a quello sfarfallio. Il riflesso vale di per sé, non è riflesso di qualcosa. Valendo di per sé, il senso è immanente al riflesso, il che, se da un lato toglie al tempo, per l'appunto, il carattere matematico-geometrico che ne fa una freccia unidirezionata, d'altro canto dischiude del tempo il senso più profondo: che è quello della decadenza. Decadenza che, tuttavia, non significa la morte come ciò che sta all'estremo della vita; piuttosto, decadenza come processo incommensurabile nel quale le cose - un giocattolo, il riflesso - semplicemente giacciono. Di un qualcosa, dunque, non si dirà che è e che, quindi, decade, muore, vive e via dicendo; è, semmai, della decadenza, come processo assoluto, che si può soltanto dire che è: l'oggetto, ma anche la persona, dal canto suo non fa che sussistere ed insistere in essa, e solo in questo senso è. Non un senso dunque, ma più sensi del tempo: ecco l'univocità della decadenza, la quale si dice in molti modi (freccia unidirezionate, ma anche eterno ritorno, o tempo delle mele, e pure ecclesiaste tempo per ogni cosa, etc.). Dal punto di vista filmico, quindi, Senses of time varrebbe quasi - ci si potrebbe arrischiare a dire - come una sorta di anticamera alla quotidianità. Non perché il cinema venga e prepari alla vita, semmai la predispone e ci predispone ad essa: cinematograficamente è cioè possibile cogliere quel processo, che abbiamo detto di decadenza, nel quale, semplicemente, sostiamo, e che fa da contraltare imprescindibile a tutto quell'accadere che, superficialmente, confondiamo col tempo o, addirittura, colla stessa esistenza, quasi questa fosse l'essenza del tempo.


2 commenti:

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