Public domain



La questione del trascendentale è il centro nevralgico dell'ultimo lavoro di Jason Britski, Public domain (Canada, 2018, 5'), al limite che si potrebbe anche analizzare quest'ultimo nell'ottica di una problematizzazione radicale del quid juris che inerisce ogni immagine. Il lavoro di found footage, in questo senso, non va compreso all'interno di programma atto a far emergere una qualche datità contenuta in un archivio, bensì, viceversa, nell'intenzionalità propria dell'immagine, intenzionalità che dell'immagine non fa una singolarità ma la riconduce e la ritrova sempre all'interno di un archivio, il quale però viene dopo. L'archivio, in questo senso, non sarebbe il contenitore, ciò entro cui si va a prelevare l'immagine; piuttosto, l'immagine, proprio in quanto tale, non può che far emergere, nel suo darsi effettuale, un certo trascendentale entro il quale soltanto non solo può essere intesa ma anche - e soprattutto - vista: l'archivio come ex-post ontologico dell'immagine, e - paradossalmente - l'immagine come epifenomeno di tale ex-post. Che l'immagine sia di dominio pubblico implica che questo dominio pubblico sia l'archivio medesimo, ma che ne è nel momento in cui, appunto, dell'archivio si dia in quanto pubblico dominio? non c'è niente da nascondere, ma non c'è nulla da nascondere perché non c'è nulla da mostrare: è tutto visibile, di pubblico dominio. Il regista, in questo senso, sarebbe colui il quale viene a dare non tanto l'immagine quanto, piuttosto, l'atmosfera entro cui l'immagine si mostra - l'immagine con, assieme, la sua condizione di possibilità, ovverosia l'archivio. Il segreto di Stato, in questo senso, non sarebbe nulla, poiché, politicamente, tutto ciò che conta è alla luce del sole, ma è una luce talmente strana, così perennemente presente che non la si considera nemmeno più in quanto fonte luminosa, se non che per ciò che illumina; l'oggetto illuminato nasconde così il proprio modo d'illuminazione, il motivo per cui è - ed è perché appare in questo (e non in un altro) modo. Britski, dal canto suo, rovescia tutto: non si tratta di illuminare un oggetto, il cinema non ha nulla a che fare con questo. C'è già abbastanza luce nel mondo. Il cinema, piuttosto, viene a dare l'immagine, viene a mostrare un oggetto, non tanto per mostrarlo, per darlo alla vista, bensì per studiarne la struttura entro la quale viene a darsi. L'oggetto, cioè, non viene illuminato e quindi mostrato; l'oggetto, lo si mostra perché, mostrandolo, ne si mostra la struttura entro la quale si inscrive: l'oggetto vale perché, dandosi a vedere, dà a vedere la luce che lo rende visibile. E questa luce è l'archivio. (Il che, sia detto en passant, è esattamente l'opposto di quel che accade nel cinema trascendentale, dove invece l'archivio viene prima, e allora si tratta di illuminare l'oggetto, di estrapolare, appunto con gesto trascendentale, un'immagine da una miriade di altre ivi contenutevi.) Del resto, quale l'interesse di prelevare immagini di pubblico dominio? quale, il senso del found footage? C'è senz'altro una sostanza politica, in Public domain, ma essa è molto meno interessante della sua materia, poiché da questa derivata e, soprattutto, in quanto contingente. Critica alla frenesia sociale che rapporta l'oggi al futuro, il cortometraggio di Britski si distingue per predisporre un'archivio che sia tale solamente a seguire, che evenga in sede filmica. Il found footage cessa così di presentarsi come discorso fatto a partire da una materia: l'immagine stessa è la materia. Forma e sostanza seguono, le succedono. L'archivio viene ad essere ciò entro cui l'immagine viene vista, e il found footage è precisamente ciò che permette di vedere questa struttura altrimenti invisibile, la condizione di possibilità dell'immagine senza la quale non vi sarebbe immagine ma che, a sua volta e per quanto questa venga data per scontata, non sarebbe a prescindere da essa: non è l'archivio a permettere la visibilità dell'immagine né a garantirne l'esistenza, semmai il contrario; l'immagine rende visibile l'archivio, il quale, a sua volta, altro non è che l'ex-post dell'immagine.

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