XCTRY



«Ho lasciato Chicago oggi»: così inizia XCTRY (Usa, 2018, 6'), cortometraggio sperimentale di viaggio, come viene descritto da Bill Brown. Sullo schermo compaiono prima vari paesaggi visti dall'auto e poi tre schermi, ognuno differente, per luogo o per angolatura, che vanno e vengono a seconda del ritmo imposto. Ed è soprattutto su questi cambi che la struttura di XCTRY si basa, cambi che non si armonizzano con la narrazione sulla decisione di lasciare la propria città, di trovare una stanza nuova, di proseguire il viaggio e di raccontare piccole storie. Non si armonizzano non tanto perché corrono su binari differenti, ma perché le immagini sono già oltre la narrazione stessa, la quale non si basa tanto sulle immagini, viene al più supposta su di esse, ma su queste comunque scorre. Parole in movimento che mettono in gioco una certa atmosfera, la quale emana anche una certa simpatia, ma sono al più parole di contatto con una certa umanità, con un determinato spettatore che capisce, che cerca di seguire questo viaggio un po' frastornante, e tuttavia tranquillo, ma dell'ordine della proliferazione. Sì perché è da questa proliferazione di immagini, che il viaggio si basa, più che sulla narrazione di un'intenzione, di suggestioni, di brevi contesti. Anzi, più che il viaggio in sé, è ciò su cui si basa il cortometraggio in questione: è un cortometraggio sul viaggio? Da questa semplice domanda si può andare a ritroso, non tanto sulle intenzioni di Bill Brown, quanto piuttosto sulla perdita di intenzioni stesse. La volontà del viaggio, in effetti, non è mai espressa, è semmai constata, e più che intenzioni allora si parla di contesti. A questo proposito, lasciare Chicago è una presa d'atto di una posizione di luogo in mutamento: è a questo livello, nella posizione di luogo, che XCTRY si basa, quell'attraversamento, quel viaggio, nella regione. Potremmo anche parlare di stato per tradurre country, ma stato viene contrapposto al moto e ciò porterebbe a un maggior rischio di caduta in una dualità sterile, senza effetti. In una regione invece avviene l'attraversamento, come quello spazio che agisce in quanto tale, non come sfondo, ma produttore di stati - soggetti - in movimento. Produttore di stati in quanto aggrega similitudini sul proprio spazio, le quali, appunto, si staticizzano in un luogo. È il caso della sedentarietà, che ha portato a un potenziamento di tecniche, ad uno sviluppo umano. Ma è un falso mito, è il cambiamento che ha permesso lo sviluppo. Ma dallo spazio produttore di stati si fa ancora un passo oltre. XCTRY mostra questo sviluppo, il quale sopraggiunge nonostante le soste e nonostante anche lo spostamento in sé. È con questo ultimo nonostante infatti che il moto mostra la sua dinamica nello stato: la permanenza temporale e nel corpo del soggetto, quello stato necessario affinché un soggetto si sposti e non si dilegui da un punto a un altro, è fittizio ed è il cinema a mostrarlo. Lo spostamento implica ancora uno stato. Vi è un moto costante: siamo continuamente spazializzati, non soggetti, non luoghi, ma spazializzazioni. Probabilmente è questo lo scarto, la differenza rispetto ad altri cortometraggi che trattano del viaggio, di XCTRY, scarto che parte proprio sulla sua strutturazione. Immagini non banalmente in movimento: l'immagine si muove partendo da un fotogramma, da un fotogramma ad un altro fotogramma, da uno stato verso un altro stato - questo ci dice l'immagine in movimento, espressione tanto usata e ripresa, spesso perdendo il riferimento teorico che l'aveva generata. Ma a noi certi riferimenti teorici non interessano, soprattutto se non partono dalle immagini. Il movimento è dalle immagini a noi, questo è lo studio, e una teoria sarebbe subito vecchia, perché applicabile solo a qualche zona cinematografica e le altre a forza, direzionando il nostro stesso sguardo, rischiando di togliergli qualche idea autentica. Dunque, lo scarto di XCTRY parte proprio da una sua strutturazione si diceva: in questo caso non è vero che ci resta la differenza, quel "tra" delle immagini, ma è il movimento stesso che agisce nel cortometraggio. Il viaggio in questo film - ed è per questo che non è solo e banalmente un film sul viaggio - potrebbe portarci a un'erranza di pensiero, a considerare più una differenza, più uno stato che il moto in sé e proprio partendo dalla sua struttura. Ma questa non è e non c'è altro che il moto: questo sembra dirci XCTRY, al di là del moto dello stato che si contempla nel mondo attuale da quando è nato il soggetto. 


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