Terra bruciata #5: Un carteggio (virtuale) con Stramonio Produzioni



L'emergere del possibile: Ciao, vi ringraziamo innanzitutto per averci dato la possibilità di fare questa chiacchierata con voi. Consideriamo questo spazio nel blog importante per approfondire alcune questioni con persone che abbiamo avuto modo di conoscere e che portano avanti una pratica cinematografica che vorremmo condividere con chi ci legge. Crediamo infatti che il vostro lavoro sia davvero lodevole, perché coniuga la produzione di film propri a un ruolo di curatela, organizzando quindi anche rassegne cinematografiche. Ci interessava partire proprio da qui, ossia dal perché due registi sentano l'esigenza di fare anche i curatori.

Stramonio Produzioni: Grazie mille a voi per averci offerto tale possibilità. Sul perché di questo "doppio impegno" possiamo dire che fondamentalmente, da una parte, essendo noi, bene o male, registi alle prime armi, troviamo che organizzare eventi parallelamente possa senza dubbio arricchirci personalmente, in primo luogo, considerato, che nel momento in cui si organizza una proiezione, una rassegna e via dicendo, la situazione non si limita alla semplice fruizione del film, semplicemente, diciamo che per noi ha davvero molta importanza conoscere e confrontarci con chi, per forza di cose, ha più esperienza sul campo. Il secondo motivo per cui abbiamo deciso di curare eventi del genere, per dirlo senza mezzi termini, è riferito alla scarsa presenza di eventi culturali, qui nella nostra città, ma al di là di questo chiaramente c'è anche l'intento di proporre qualcosa di diverso all'interno del nostro piccola realtà urbana.

EdP: Diversificare la proposta culturale partendo da una mancanza, come ci sembra che mettiate voi il discorso, deriva probabilmente in parte anche da un certo sentire che, crediamo, possa nascere proprio nel momento in cui ci si predispone sensibilmente non tanto a favore di un senso di cittadinanza attiva, almeno in certi casi, come pensiamo possa esserlo in vostro, quanto piuttosto di un senso politico che spinge verso una cinematografia non di rappresentanza ma intimamente vicina a quelle pratiche di movimento che spingono verso una certa cura di sé. In questo senso, non solo quindi il film come atto creativo ma anche il suo inserimento in una rete di rapporti che se non spingono al cambiamento almeno tentano di resistere a certe pratiche consolidate, tra cui un certo tipo di curatela. Credete allora che in Italia vi sia la necessità di registi che si prendano carico dei loro film? Considerato il panorama italiano, non tanto per ristrettezza di interessi, ma piuttosto come campo in cui siamo non solo meri attori ma anche produttori di un valore specifico che ricade proprio in ciò che possiamo o meno vedere, secondo voi, se vi è la necessità di prendersene carico, dove si inserisce nella questione possibilità di visione? e se non vi è tale necessità, perché non c'è?

SP: Se vi è la necessità di registi che prendano a carico i loro film? La nostra risposta è piuttosto relativa, sempre considerato il fatto che da parte nostra, siamo solo al punto di partenza per quanto riguarda questo tipo di pratica. Alla luce di questo, non siamo completamente certi che questa sia un'assoluta necessità, anche perché banalmente dipende dal tipo di politica che si vuol fare, crediamo. l'unica cosa che possiamo scrivervi (dal basso della nostra giovane ingenuità) è riferito a quanto fino ad ora la nostra limitata esperienza ci ha trasmesso, dunque ribadiamo che almeno per noi ha molta importanza, più che altro dal nostro punto di vista formativo, inoltre crediamo che si possa ancora divulgare qualcosa a quella (seppur ristretta) cerchia di interessati, niente più niente meno.

EdP: C'è una cosa che ricorre nei vostri discorsi, un sottofondo che rimbalza in espressioni come " registi alle prime armi" e "punto di partenza", il che, crediamo, oltre che rispecchiare una certa umiltà, riteniamo essere un punto cruciale nella riflessione, non tanto e non solo per la rarità della cosa - da una parte ragazzi che si occupano di produzione filmica e dall'altra di curatela, il tutto fatto da ragazzi giovani, il che non implica un discorso di relatività generazionale, ma semplicemente, a 17 anni si è giovani per chiunque - quanto piuttosto perché ci si assume un impegno decisionale per se stessi importante e di scontro con il mondo abbastanza rilevante, non fosse altro perché almeno lo si tenta - quindi senza pensare che ci debba essere per forza un cambiamento. Da questo punto di vista quale pensate possa essere la relazione che lega la vostra generazione al cinema?

Sp: Dunque, la relazione fondamentale che secondo noi sta tra la nostra generazione e il cinema si sviluppa in ambito di ricerca, ricerca che molte volte è una cosa sostanzialmente personale, siamo dell'idea che comunque ogni sensibilità vada a cercare la sua "immagine". Bisogna però scrivere che per quanto riguarda la nostra giovane generazione l'immagine (bene o male) cinematografica o audiovisiva è una di quelle a cui veniamo per primi abituati, con i primi grandi passi del digitale. Ad esempio ricordiamo che da bambini ci venivano date le prime videocamere digitali, e già cominciavamo a dilettarcisi per gioco. Alla luce di questo possiamo dire che siamo stati anche più facilitati, chiaramente, prima alla fruizione e poi all'azione del cinema. Da lì poi entra in gioco la prima ricerca, ancora accennata, la comprensione, e l'inseguimento della radice di qualcosa (almeno così è stato per noi), a questo punto si avverte l'urgenza, che può esserci sempre stata, ma che viene adesso riconosciuta, di compiere l'azione cinematografica spontaneamente. Abbiamo forse generalizzato troppo ma ribadiamo che uno qualsiasi di questi aspetti è modificato anche radicalmente dalla sensibilità individuale.

EdP: Una domanda ampia, ma che speriamo possa comunque rendere complicata la vostra risposta. Quali spazi qui in Italia per il cinema? Da poco è nato lo Stramonio Hall: avete preso una stanza per lavorare e per piccole proiezioni. Quale l'esigenza di occuparsi di uno spazio per fare -soprattutto ma non solo, da quello che abbiamo capito - cinema? 

SP: Per questa domanda ci viene spontaneo essere ancora un po' più informali, d'altronde questa è una chiacchierata, la cosa in realtà è molto meno complessa di quanto già non sembri. Molto sinteticamente premettiamo che quando parliamo di spazi in Italia per il cinema noi facciamo riferimento a qualsiasi tipo di spazio in cui il cinema viene fatto fruire in maniera (come ci stiamo piacevolmente spesso sentendo dire) "autentica". Detto questo, scriviamo due parole sulla Stramonio Hall, dunque, onestamente la nostra idea iniziale era quella semplicemente quella di un posto stabile in cui conservare l'attrezzatura nel migliore dei modi, avere un bel tavolo da lavoro, un buon computer ecc... (Perchè montare le riprese in cameretta di casa dei genitori con il portatile cominciava a essere faticoso), per farla breve trovammo questo fondo ad un prezzo accessibile e una volta entrati per fare tutti gli accertamenti del caso ci siamo resi conto che lo spazio era tanto e si sarebbe potuto prestare anche per le piccole proiezioni, è considerato il fatto che già avevamo l'idea di organizzare eventi abbiamo colto la palla al balzo, come si dice. Avete fatto anche riferimento al discorso del "non solo cinema", l'idea infatti era quella di proporre anche qualche piccolo live musicale, noi stessi ci dilettiamo nella composizione, marginalmente, e da questo punto di vista ci è saltata in mente l'idea della performance multimediale, che per adesso è solo un piccolo progetto e che comunque tenteremo più avanti.

EdP: Potreste dirci qualcosa in più sul significato che hanno per voi due espressioni che avete usato? La prima si trova nell'ultima risposta ed è «il cinema viene fatto fruire in maniera "autentica"» parlando di spazi e, nella risposta precedente a questa, «compiere l'azione cinematografica spontaneamente"» riguardo al vostro cinema? E secondo voi queste due cose hanno una relazione?

SP: Per il nostro cinema chiaramente le due cose hanno una relazione molto stretta, poiché entrambe derivano a grandi linee da delle nostre necessità. Per entrare più nello specifico: per quanto riguarda l'espressione "autentico" ribadiamo che ci è stata spesso attribuita ultimamente riferita al frangente curatela di Stramonio, dunque "il cinema che viene fatto fruire in maniera autentica" come abbiamo già scritto, non si limita al semplice sguardo dell'opera presa in considerazione, ma va a ricercare quello che c'è oltre, anche una semplice maggiore comprensione del mezzo cinematografico. Per parlare invece dell' "azione cinematografica spontanea" dobbiamo concentrarci maggiormente (come d'altronde l'espressione suggerisce) sulla necessità di realizzare in prima persona il prodotto cinematografico. Da cosa deriva questa necessità? Dal nostro punto di vista quello che ci interessa sarebbe utilizzare uno sguardo che non è il nostro (macchina da presa, videocamera o comunque la si voglia chiamare) per guardare ciò che vogliamo vedere e che la nostra mente vuole precipire, da questo punto di vista il mezzo del cinema per noi ha una funzione indubbiamente "trascendentale", dunque quello che proviamo a fare è abbandonare il nostro sguardo e piegare completamente la percezione, appunto, al mezzo.

EdP: Vorremmo concludere con un'ultima domanda che riguarda sempre la stringenza di fare cinema in Italia. Sono varie le realtà italiane che si mettono in gioco per portare avanti una certa idea di cinema, eppure a noi sembra che, in buona sostanza, vi siano tante parole per sottendere una qualche svolta o un'emergere di qualsivoglia espressione cinematografica di cui, in fondo, ne risulta più uno spostare - film e registi - piuttosto che un qualche tipo di cambiamento, anche se questa parola si ritrova in bocca a tutti. Da qui ci domandavamo sul persistere di certe dinamiche che spesso, a nostro dire, sono più autoreferenziali che altro. Per voi c'è la possibilità - ve ne è la forza - di un cambiamento in Italia per il cinema e del cinema?

SP: Per quello che noi abbiamo potuto constatare, in Italia probabilmente il pubblico non è preparato (perché non abituato soprattutto) a percepire in modo diverso il cinema, siamo d'accordo con voi riguardo a quanto avete detto riguardo l'autoreferenzialità di certe pratiche, non a caso chi non conosce profondamente il cinema sperimentale tende purtroppo a etichettarlo come "esclusivo" cosa che, ovviamente, è lontanissima da quella che è la nostra idea di cambiamento, anzi per noi l'inclusività è un punto fondamentale, di fatto la "rivoluzione" non dobbiamo tenerla per noi, e per noi questo dovrebbe essere un essenziale punto di forza di chi fa questo tipo di cinema, ma purtroppo ci sembra che molti registi preferiscano capire l'opposto, più per darsi un tono, che altro. Detto questo vi ringraziamo tantissimo ancora per l'opportunità e con questo chiudiamo, buona fortuna.

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