Non è una cospirazione

L'immagine nel pensiero. Cineforum di filosofia


L'immagine cinematografica è dell'ordine della mancanza. L'immagine manca, e ciò definisce il cinema in tutta la sua specificità, irriducibile alle altre arti. Proprio dell'immagine cinematografica, infatti, è essere immagine del possibile, della pura possibilità, ma tale condizione è biunivoca: che l'immagine cinematografica sia dell'ordine del possibile significa che essa è immagine della possibilità non meno di quanto esprima una possibilità dell'immagine; in questo senso, l'immagine cinematografica è la possibilità che, nonostante tutto, vi sia un'immagine, ulteriore e non riducibile al flusso di fps che scorre sullo schermo, dunque eminentemente assente o, meglio, presente in quanto assente. Il film non fa che evocare l'immagine, non tanto indicandola ma alludendovi, e con questo, differenziandovisi, ci differisce a essa. 
Non è un caso, dato un simile stato di cose, che la filosofia abbia, negli ultimi anni, moltiplicato gli sforzi per interfacciarsi al cinema. In effetti, qual è il destino della filosofia, se non porre colui che filosofa all'altezza del presente? Tuttavia, sarebbe ingiusto definire il cinema l'arte del presente. Il cinema è stato l'arte del Novecento, o almeno per buona parte di quel secolo; ora, invece, le arti sono altre, la cui filiazione a quella cinematografica, per quanto evidente possa sembrare, non può essere decretata: le pubblicità, YouTube, le serie televisive sono ciò che definisce l'attualità dell'arte, e sono le loro immagini quelle che, oggi, saturano il mondo. L'insolenza di tali pretendenti al ruolo di autentici demiurghi dell'immagine non sembra infastidire il cinema, il quale, se per una buona parte ha deciso di confondersi con esse, per un'altra, seppur minima, ha invece optato per una strenua resistenza – non alle immagini ma al mondo come presenza assillante di tali immagini. Per quest'altro cinema, allora, l'immagine manca nel senso che essa è la possibilità che, nonostante tutto, vi sia un'immagine. Nonostante che cosa? Appunto, nonostante il mondo conquistato da immagini seriali e fasulle. Pare quindi naturale che la filosofia si sia rivolta al cinema. Se, infatti, il destino della filosofia è quello di porre colui che filosofa all'altezza del presente, il cinema si rivela come quell'elemento che non tanto faccia pensare ma dia la concretezza a un pensiero rivolto a un'attualità altra, che è tale nella misura in cui, pur rimanendo coestensiva al presente, ne differisce radicalmente.
Dato, molto schematicamente, quest'orizzonte, ci è parso urgente cercare uno spazio in cui l'incontro tra filosofia e cinema potesse avvenire nella maniera più rigorosa e genuina possibile. La forma del cineforum, per quanto abusata, pare possa rivelarsi edificante ed efficace proprio in tal senso, a patto che essa sia ripensata di modo da non scardinare filosoficamente il cinema né di fare della filosofia un'appendice epesegetica di uno o più film. Ciò che più di tutto va conservato, quindi, è il carattere, stocastico, dell'incontro, e di qui la forma-cineforum; infatti, il cineforum, cui saranno presenti i registi/curatori e che conta sei incontri, i quali si terranno dal 14 marzo ogni mercoledì a partire dalle 1730h in Aula Magna di STO1 (Palazzo Luzzato Dina) - via del Vescovado, 30, Padova, pone in essere un confronto non soltanto dello spettatore coll'opera ma dell'opera stessa collo spettatore, poiché, nella molteplicità e nella differenza dei presenti, nonché nell'ambiente in cui questa differenza viene a darsi come tale, l'opera diventa un qualcosa di dinamico, il che è molto diverso di ciò che accade con un testo o in una conferenza, dove ciò che conta è scoprire il suo essere stratificata. Inoltre, se l'incontro tra cinema e filosofia può avvenire, questo può darsi solo ed esclusivamente nel momento in cui si dia uno spessore eminente alla parola «forum»: è in quanto lo spazio è «forum» che il cinema può incontrarsi colla filosofia, senza che l'uno prevarichi l'altra o viceversa. Il privilegio accordato alla forma breve delle opere cinematografiche dev'essere inteso in tal senso: la brevità dell'opera occorre al suo dinamismo, il quale sarà tanto più veloce, frenetico, sconvolgente qualora il confronto tra gli spettatori sia intenso e duraturo. Infine, e a suggello di quanto sopra, ogni incontro avrà sin dal principio un carattere bifronte, duplice, se non anche seriale; infatti, matrice di ogni incontro non sarà la filosofia o il cinema ma il loro darsi speculare, già di per sé intrecciato, quasi che l'una fosse trapassata dall'altro e viceversa, motivo per cui, appunto, non è invitato a partecipare solo il regista dell'opera o solo un professore di filosofia che la relazioni ma l'uno e l'altro. In più, e per concludere, abbiamo scelto di proiettare lavori di soli registi italiani o, in altro modo, di affidare la programmazione a curatori italiani, e ciò non per una sorta di protezionismo di maniera; semmai, ci pare necessario che il background, quello più profondo almeno e di cui la lingua, che è poi ciò che fa da schematismo al pensiero, è senza dubbio l'epifenomeno per eccellenza, debba essere comune al fine che le prospettive e le angolature possano ramificarsi per senso proprio senza per ciò perdere il tronco da cui partono, obliando ogni possibilità d'ascolto e di parola.
La posta in gioco non è quella di pensare il cinema o d'immaginare, cioè di rendere per immagini, una data filosofia, bensì di pensare attraverso il cinema, testando la consistenza di quell'ipotesi che dicevamo sopra: un pensiero che non si dia che come attività stessa del pensare, attività che nasce nel suo attraversare lo spazio cinematografico, in vece di un porsi all'altezza di un'attualità altra rispetto a quella del presente cui è comunque coestensiva.


Archeologia dell'immagine e immagine archeologica 
(14 marzo)
Discussant: Pierpaolo Cesaroni
Film: Objets oubliés (Italia, 2008, 16') / Spectrography of a battle (Italia, 2011, 3') / Scherzo (Italia, 2015, 5')
Regista: Fabio Scacchioli
Attraverso il riutilizzo di immagini provenienti da archivi e mai utilizzate o estrapolate da vecchi noir statunitensi, i film di Fabio Scacchioli & Vincenzo Core scardinano quell'ordine che le surcodificava non tanto per creare un nuovo ordine, magari ad esse più idoneo, bensì per mostrare come la loro proliferazione disparata e, a tratti, schizofrenica, sia come la santificazione dell'immagine, il suo momento più adatto, risultato di un ordine non assente ma non più significante.


Definizione zero. Pratiche della videoarte in era digitale 
(21 marzo)
Discussant: Mauro Farnesi Camellone
LibroDefinizione zero. Origini della videoarte tra comunicazione e politica / Film: Estratti da L'isola dell'isola di Videobase
Curatrice: Simonetta Fadda
Negli anni Settanta la sperimentazione video è stata uno strumento di contestazione, oltre che di riflessione, politica. Nel suo libro, Definizione zero, Simonetta Fadda ripercorre la storia della videoarte, evidenziando come la sua rivoluzionaria portata tecnologica fosse parte integrante di una contestazione, tanto estetica quanto politica, specifica del nuovo medium. In occasione della riedizione del testo, Fadda proporrà una linea di lettura della videoarte che, partendo dalla nozione di feedback e appoggiandosi ai materiali di Videobase, sottolinei l'essenziale e intima reciprocità di innovazione tecnologica e contestazione politica, riflessione tecnica e rivoluzione sociale: e ciò nel tentativo di comprendere come e se sia possibile una pratica di resistenza nell'epoca digitale, dove il cinema ha fagocitato il video e i nuovi media, lungi dall'essere sfruttati dall'utente, sono a loro volta strumenti di sfruttamento dell'utente medesimo.


La natura, ovvero l'immagine 
(28 marzo)
Discussant: Luca Illetterati
FilmCiguri (Aztec Hades) (Italia, 2017, 22') / Ilinx (Italia, 2017, 6')
Registi: Riccardo Vaia & Cristina Pizzamiglio
In questi due cortometraggi, il cinema riprende la natura in tutta la sua spontaneità. Tuttavia, l'immagine che viene a darsi non è l'immagine della natura, e anzi è necessario che, affinché vi sia un'immagine, da una parte, la natura si perda come tale e, dall'altra, che sia proprio l'immagine a far perdere la natura, a far mancare la natura. Di qui la possibilità stessa di un cinema della natura e del cinema come dispositivo naturale della natura medesima: il loro coincidere si dà nella mancanza, che risalta e risulta visibile grazie a un rinvio indefinito dell'uno all'altra.


Un'etica d'oscurità e vuoto 
(4 aprile)
Discussant: Marcello Ghilardi
Film: Blackout (Italia, 2015, 10') / What remains (Italia, 2016, 7') / Out of the night (Italia, 2016, 6')
Regista: Enzo Cillo
Le inquadrature di Enzo Cillo sono formalmente simili a icone, mentre praticamente agiscono come tali. Cillo, infatti, registra brani di realtà astraendoli dal contesto quotidiano che elude la loro singolarità. Un lampione, un albero, immersi nell'oscurità, diventano allora reali oppure si deve dire che è la realtà stessa a cessare di darsi per poter far essere quel lampione, quell'albero come tali? L'immagine cinematografica non è così riducibile a una ripresa o a una registrazione, e giocando coi principi primi – vuoto/pieno, luce/oscurità – essa è nel momento in cui agisce come tramite, come qualcosa che si dà allo sguardo per essere attraversata, oltrepassata da esso.


Del di fuori 
(11 aprile)
Discussant: Gaetano Rametta
FilmLa lunghezza di Planck (Italia, 2015, 84') 
Registi: Riccardo Vaia & Andrea Piazza
Il film si apre con una lettura di un brano tratto da Ciò che resta del fuoco. «Là è la cenere» viene ripetuto e ripetuto, e il risultato è che qualcosa salti fuori da tale catena di ripetizioni: è la differenza, ovvero l'immagine, ed è al luogo da cui provengono tutte le immagini – Immagine delle immagini – che il protagonista, braccato da un complotto, più che universale, cosmico, farà in modo di arrivare. Ma l'origine, l'Immagine, è sempre «là», di essa non si può altro che sia la differenza, alla quale dunque non si può che riferirsi solamente differendovisi.


Satellite. Politiche della visione
(18 aprile)
Discussant: Adone Brandalise
Film: Stefano Canapa, A radical film (Francia, 2017, 3') / Carloni & Franceschetti, Senza titolo (Italia, 2016, 4') / Roberto D'Alessandro, Spazio-Tempo (Prelude) (Italia, 2016, 5') / Maurizio Marras, Federico Boroni & Filippo Sbrancia, Agosto (Italia, 2016, 12') / Morgan Menegazzo & Mariachiara Pernisa, Rothkonite (Italia, 2015, 2')
Curatore: Gianmarco Torri
La questione posta in essere da Satellite, sezione della Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, è di ordine metodologico e il suo oggetto è la ricerca. Il punto non è cosa si vede, ma come lo si vede. Il film non è un fenomeno fisso: esso è anzi dotato di una mobilità che per prima deve essere problematizzata, rivelandone il carattere derivato, e se in apparenza il film fissa questa mobilità compito dello spettatore è assicurarsi di redimerla. La domanda di Satellite, allora, è una domanda di ordine cinematografico perché «alle spalle» del film: non cosa si vede ma perché si vede proprio quel che si vede e nel modo in cui lo si vede. In altri termini, la questione del cinema futuro non può che essere posta al livello del presente, allorché ci si trovi in grado di essere all'altezza del presente; essa non può che riguardare l'occhio dello spettatore, più che l'oggetto della visione. L'esercizio cinematografico si rivela, così, filosofico, poiché alla base ne è un gioco di potere che deve essere fatto emergere: e compito del curatore è riuscire a portare lo spettatore in condizione di poter chiedere che gli venga reso conto delle sue scelte curatoriali e della sua ricerca.

5 commenti:

  1. Anch'io amo cercare, lo sai. Ma cercare l'immagine non somiglia a cercare l'uomo di Diogene, oppure il "...vedranno Dio dei cristiani" o il quadro perfetto dei pittori o la perfetta autocoscienza indiana o vincere una lotteria per i televisionisti?

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    1. Non so quanto ancora sia possibile cercare l'immagine, almeno per noi (lo dico io, ma penso che la Rusalen stiamo parlando per bocca mia). L'immagine manca, e via dicendo; manca anche la ricerca, e chi la fa, oggi, (e mi riferisco all'ambiente cinematografico, che è l'unico che conosco: non filosofico né pittorico) finisce per realizzare un marchio. È un peccato che noi si sia riconosciuti per la nostra ricerca; non penso che abbiamo fatto solo ricerca: abbiamo anche fatto altro, come le cose su Pesaro e Home Movies testimoniano pubblicamente, ma ce ne sono diverse altre che sono ufficiose e forse non è nemmeno il caso di parlarne. Vedo tanti bambini che giocano a cercare l'immagine - e la cercano a Rotterdam. A Rotterdam dove pure oggi stanno sperimentalisti che, colla loro assidua ricerca dell'immagine, hanno finito per creare un'immagine-marchio, ma forse sarebbe meglio dire un "brand", e per questo sono a Rotterdam. L'ultima edizione di Berlino anche ha molto da dire a questo riguardo. A me sembra manchi il gesto, l'atto, fosse anche quello della ricerca - asintotica, senza oggetto, ma non per questo autoreferenziale. È per questo che Brakhage resta impossibile da istituzionalizzare, se non nella maniera demente che è la sola che riescono a fare gli americani, Sitney in primis; è anche per questo che Mekas, da padrino della sperimentazione del New American Cinema (o così si vuole) ha fatto il 90% di uno dei film cardine del sistema hollywoodiano, "Easy riders" (cfr. il sole in macchina). Come si ricerca? dove? perché? Se poi la domanda è già sul "cosa", allora è una finta ricerca, perché già teleologica. E questo dissipa gran parte del cinema sperimentale (o, ed è lo stesso, "di ricerca"), a mio avviso. Così come gran parte della critica che gli si fa d'attorno.

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  2. Grazie, mi copio questa interessante tua per rileggerla e sincronizzarla all'opportuno e necessario flusso del pensiero nel divenire. Ciao.

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  3. Ciao Francesco, mi chiamo Alberto e sono stato all'incontro con Todd alla Naba e son rimasto assieme a voi per un aperitivo in attesa della sera per la proiezione a Milano, ero presente anche alle serate all'unza per lo scorso Nofest, ti avevo chiesto la mail di Scacchioli. Ho un problema, io vivo nella provincia di Varese e vorrei come al solito partecipare a uno dei tuoi eventi, ho già scritto a Gianmarco Torri per chiedergli se sarà presente agli incontri di Padova visto che mi pare che sia delle mie zone; l'ho incontrato più volte durante alcune proiezioni e mi aveva lasciato la sua mail. In caso lui non venga e vada sapresti di qualcuno che passi per la Lombardia (qualsiasi punto) che possa darmi un passaggio anche solo per un incontro? Se fossero stati uno dopo l'altro sarei potuto rimanere a Padova qualche giorno da qualche parte ma così è tosta muoversi per me ma una soluzione la devo trovare.

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    1. Ciao, scusa se ti rispondo solo ora, ma mi becchi in uno di quei giorni in cui sono piuttosto stanco. Generalmente non sono una persona che ha degli impegni, ma sarà che non abito a Milano bensì in campagna, quindi riesco a gestirmi piuttosto bene; purtroppo, però, e come puoi immaginare, dopo Clipson, riesco davvero a fatica a far fronte anche alle scadenze più impellenti: sto recuperando, però.

      A ogni modo, a memoria faccio schifo, però, se non mi sbaglio, credo di ricordarmi di te. Avevamo parlato di Scacchioli, e forse di un tuo lavoro concernete il mezzo televisivo, sbaglio?

      Per quanto riguarda Torri, sì, ci sarà, però sono abbastanza certo che venga in treno. Sfortunatamente, non conosco nessun lombardo che parta in auto, per ovvie ragioni scelgono il treno. Mi dispiace non poterti essere d'aiuto. In ogni caso, se scegli di venire, scrivimi per mail (talkinmeat@gmail.com), ché posso ospitarti da me e, insomma, almeno non butti soldi in hotel, ostelli o quel che è.

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