Non è una cospirazione

Sacramenti #5: LT



L'emergere del possibile: Ciao caro, innanzitutto grazie per questa nuova possibilità. Andando subito al sodo, ma rimanendo comunque sul generale come inizio, volevamo chiederti di raccontarci cosa sia questo nuovo oggetto su cui stai lavorando, LT, di cui per ora sappiamo solo che è in pellicola (il tuo primo lavoro, se non ricordiamo male, in pellicola) e che lo stai realizzando attraverso l'utilizzo di film di famiglia. Grazie.

Ignazio Fabio Mazzola: Ciao e grazie per il vostro interessamento. Questo progetto è iniziato quasi in sordina col recupero di alcune pellicole da un vecchio mobile di una persona cara. Risale all’inizio del 2016 la decisione di affidare i filmati a Home Movies per la digitalizzazione. Solo dopo aver ricevuto e visionato il materiale digitalizzato si è concretizzata l’idea di realizzare qualcosa, ma non nell’immediato, così ho deciso di abbandonare il progetto per riprenderlo solo qualche mese fa. Questa lunga pausa mi ha permesso di affrontare meglio una serie di coinvolgimenti personali prodotti da persone e luoghi implicati nelle inquadrature. Con LT, il mio primo lavoro ad utilizzare il super 8 come formato di ripresa, non penso di dire qualcosa di nuovo, a dire il vero questo non mi è mai interessato, mi piace l’idea di poter dire quasi la stessa cosa in modo sempre differente, utilizzando materiali (formati) diversi con distinti stati d’animo. Questo film, forse, è un ulteriore passo avanti verso questa direzione.

EdP: Interessante quello che dici a proposito dell'originalità e della differenza. Del resto, la novità presuppone sempre una differenza, ma la differenza non è qualcosa che è e al massimo di essa si può dire che la si fa. Far scattare fuori dalla catena della ripetizione la differenza è inoltre implicito nell'essenza stessa della ripetizione: ciò che si ripete è diverso da ciò che ripete, altrimenti non vi sarebbe ripetizione. Ci chiediamo, a questo proposito, in che senso ci sia un già detto nei tuoi lavori, prima ancora di domandarci cosa sia questa cosa che, tra virgolette, continui a dire. La domanda potrebbe anche essere riformulata come segue: perché ridire, in modo differente, una stessa cosa?

Mazzola: Credo sia giusto parlare di metodo, nel senso che i differenti esiti rintracciabili nel mio lavoro provengono da un comune atteggiamento progettuale; il rapporto con l’oggetto resta l’atto fondativo di un’operazione che trova in architettura, ma non solo, il massimo campo di applicazione e origine. La sensazione iniziale, quasi di déjà vu, proviene da una serie di movimenti affinati nel tempo e simili, per natura, a quei piccoli gesti quotidiani cui solitamente faccio riferimento. La visione finale del progetto, oltre a verificare una serie di caratteristiche connaturate al tema trattato, collide con quell’impressione di già sperimentato. L’idea di poter dire quasi la stessa cosa viene così messa in crisi dall’oggetto del lavoro e consegnata al suo naturale sviluppo.

EdP: Chiaro. E per ciò che concerne più in particolare LT, invece, ciò come è venuto a prodursi? o, meglio, che scarto e che affinità c'è tra questo déjà vu e quello dei lavori precedenti, considerando che lavori su materiale d'archivio - e non più su riprese tue - e su un oggetto ontologicamente diverso, anche se digitalizzato, rispetto al video?

Mazzola: Con questo tipo di materiale ho affrontato nuove responsabilità, la tensione emotiva prodotta da una prima visione ha generato alcune indicazioni in merito al suo utilizzo. La figura umana è stata quasi del tutto tagliata fuori dalla fase di montaggio, lo spirito di quelle persone care ha permeato luoghi e oggetti catturati dalla macchina da presa. Il nome del progetto, LT, deriva dalla parola limite e in particolare dall’abbreviazione di linea di terra.

EdP: Già con O (Italia, 2016, 1') e con altri lavori avevi avuto modo di confrontarti con il concetto o, meglio, l'immagine del limite, ed è interessante che comunque, riguardo i tuoi lavori, sia più appropriata la parola «limite», piuttosto che «confine», e in questo senso pensiamo alla differenza kantiana tra «Grenze» e «Schranke». A ripensarci, forse a proposito dello spazio chiuso di O si dovrebbe parlare di uno spazio chiuso in quanto implicito in una soglia, piuttosto che di uno spazio che è e di cui la soglia o il limite non siano che delle conseguenze. Questa dialettica del dentro/fuori, in cui i termini risultano posteriori, appunto, a una soglia che è l'immagine medesima, risulta evidente e risolutiva soprattutto per ciò che concerne O O O (Italia, 2017, 30''), ma comunque non solo (certo lì è il luogo più evidente, almeno a nostro avviso...). Insomma, questa immagine come soglia è anche, se non in primo luogo, un'immagine che permette e, più profondamente ancora, crea uno spazio. Uno spazio tutto sommato inclusivo. Di qui la particolarità del tuo cinema e - ai nostri occhi - una possibilità radicale del cinema sperimentale, purtroppo non ancora elaborata a dovere, sia in termini concettuali che pratici, dai registi odierni. Credi che sia questa particolarità, questa possibilità dell'immagine cinematografica di fare posto lasciando spazio, di includere, a imbarazzare così tanto, specie in Italia?

Mazzola: Innanzitutto vi ringrazio per tutta una serie di riflessioni sul mio lavoro che da tempo portate avanti con puntualità e serietà. L’artista ha delle forti responsabilità che non terminano coi titoli di coda ma proseguono fino a scelte come quelle inerenti la distribuzione. Bisogna percorrere, possibilmente, nuove strade partendo dalla natura del proprio lavoro. Tutto questo ha un prezzo ma dipende da cosa si cerca.

EdP: E tu cosa cerchi?

Mazzola: Cerco di portare avanti il mio percorso seguendo la sua natura. E' un'apertura verso il mondo e non so quanto durerà, per ora sento l'urgenza di realizzare questi lavori e di portarli fuori per sentire, anche per poco, una qualsiasi reazione. Il mio lavoro si nutre di vita e la cerca in posti non convenzionali.

EdP: Grazie. Anche se in fondo pecchi di modestia: a nostro avviso, i tuoi film non si aprono al mondo ma aprono un mondo, lo dischiudono. A ogni modo, un’ultima domanda sui tuoi rapporti con Home Movies, di cui, come saprai, noi abbiamo anche pubblicato uno scritto - una ricerca che, appunto, annotava come, in realtà, HM si sia trasformata, e da una prospettiva storica si sia di fatto trasformata in una macchina cinematografica, considerando le pellicole non più come documenti ma come documentari (la cosa in realtà è molto più complessa, ma a questo proposito rimandiamo alla nostra ricerca, perché non è questo il luogo) (cfr. Pratiche della visione #10: Home Movies. per una critica ontologica). In questo senso, però, volevamo chiederti come sia stata la tua esperienza con HM, perché tu abbia scelto HM e, in ultimo, se tu abbia lavorato ad LT come un’opera storica o cinematografica.

Mazzola: Come ho riportato a inizio intervista, risale ai primi mesi del 2016 l’affidamento delle pellicole a Home Movies. L’anno prima, nel 2015, ho avuto modo di conoscere direttamente il loro lavoro tramite Archivio Aperto, dopo quest’incontro è nata la decisione di contattarli per la digitalizzazione del materiale. Fino a quel momento conservavo le pellicole in un armadio e, vivendo in quel periodo ancora con la mia famiglia, temevo di non ritrovarle più da un giorno all’altro; cercavo un modo per custodirle e una loro copia in digitale in tempi accettabili. Non ho avuto alcun tipo di problema con Home Movies quindi posso definire positivo l’intero rapporto. Riprendendo alcune osservazioni precedenti, LT è un lavoro cinematografico nonostante la provenienza del materiale, sicuramente un capitolo a parte nel mio percorso.



CREDITI
Titolo: LT
Durata: 03’10’’
Paese: Italia
Anno: 2018
Formato di ripresa: Super 8
Rapporto d’aspetto: 16:9
Colore: colore
Suono: muto

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