Non è una cospirazione

Fotogrammi #65: I migliori film del 2017, forse (L'ennesima schizo-classifica)



«Noi siamo uomini di una civilizzazione e non del periodo gotico o rococò; noi abbiamo da tener conto dei fatti freddi e duri di un'epoca tarda avente il suo parallelo non nell'Atene di Pericle bensì nella Roma cesarea. L'uomo euro-occidentale non dovrà più attendersi una grande pittura e una grande musica. Le sue possibilità architettoniche si sono esaurite già da cento anni. A lui sono solo rimaste possibilità nel dominio dell'estensione. Ma io non vedo che svantaggio dovrebbe esservi se una generazione valida e piena di speranze illimitate verrà a sapere tempestivamente che una parte di tali speranze sono vane. Anche se queste fossero le più care, chi vale qualcosa saprà abbandonarle e imporsi. Certo, l'esito potrà essere tragico per taluni quando, negli anni decisivi, acquisteranno la certezza che per essi nel dominio dell'architettura, del dramma e della pittura non è più possibile alcuna conquista. Che costoro crollino. Finora tutti hanno creduto che in tali domini non esistano limiti di sorta; si è voluto che ogni epoca abbia suoi compiti in qualsiasi dominio, compiti che nel nostro caso ci si è dati a cercare sforzatamente e con una cattiva coscienza, per rendersi conto solo postumamente in che misura una tale condizione fosse fondata o no e se il lavoro di tutta una vita fosse stato necessario oppure superfluo. Ma chiunque non sia un mero romantico non indulgerà in simili attitudini.... Io amo la profondità e la sottigliezza delle teorie matematiche e fisiche, di fronte alle quali appare l'ottusità dell'esteta e del filologo. Per le forme stupendamente chiare e superintellettualizzate di un transatlantico, di un'acciaieria, di una macchina di precisione, per la sottigliezza e l'eleganza di certi procedimenti chimici e ottici io sono pronto a dare tutto il caos stilistico della produzione artistica contemporanea, pittura e architettura compresevi. Preferisco un acquedotto romano a tutti i templi e le statue di Roma. Amo il Colosseo e le volte gigantesche del Palatino, perché esse, nella massa bruna della loro costruzione a mattoni, ci mettono oggi dinanzi agli occhi la vera romanità, nel grandioso senso pratico dei suoi ingegneri. A me riuscirebbe indifferente se il fasto vuoto e pretenzioso dei marmi cesarei con la serie di statue, di fregi e di architravi sovraccarichi non ci si fosse conservato. Si dia uno sguardo a una ricostruzione dei Fori imperiali: vi si vedrà l'esatta controparte delle moderne esposizioni mondiali, importune, massicce, vuote, con un'ostentazione materiale di di dimensioni: costruzioni tanto straniere a un Greco del tempo di Pericle e all'uomo del Rococò, quanto, invece, esse sono sulla stessa linea delle rovine di Luxor e di Karnak del tempo di Ramses II, della modernità egizia del 1300 a.C. Non per nulla il Romano autentico disprezzava il graeculus histrio, l'artista e il filosofo apparso entro la civilizzazione romana. Arte e filosofia non appartenevano più a quel tempo; erano esaurite, scadute, superflue. Il suo istinto per la realtà della vita glielo diceva. Una legge romana aveva per lui più peso di tutta la lirica e la metafisica di scuola del suo tempo. E io sostengo che oggi si celano migliori filosofi in certi inventori, diplomatici e finanzieri che non in tutti coloro che esercitano il piatto mestiere della psicologia sperimentale. Oggi ci troviamo in una situazione sempre ricorrente a un certo stadio storico. Sarebbe stato assurdo che un Romano di una certa levatura spirituale invece di condurre un esercito come consolo o pretore, di organizzare una provincia, di costruire città e strade o di essere il primo a Roma, avesse voluto lanciare in Atene o a Rodi qualche nuova variante della filosofia di cattedra postplatonica. E infatti nulla di simile si verificò. Ciò non corrispondeva alla direzione di quel tempo e poteva attirare solo uomini di terzo rango, che sono proprio quelli che sempre si rifanno allo spirito di un avant'ieri. Sapere se questo stadio è per noi già venuto o no è il problema fondamentale. Un secolo di azioni di carattere puramente espansivo con esclusione di ogni superiore produzione artistica o metafisica - diciamo pure: un'era irreligiosa, concetto che coincide perfettamente con quello del cosmopolitismo - è un'epoca di decadenza. Certamente. Ma noi non abbiamo scelto questo tempo. Non possiamo cambiare il fatto di essere nati come uomini di un incipiente inverno di completa civilizzazione e non nelle altezze solari di una civiltà matura del tempo di Fidia o di Mozart. Tutto sta nel rendersi conto di questa situazione, di questo destino, di comprenderlo, perché malgrado le illusioni che ci possiamo creare non si può evitarlo. Chi non sa riconoscere questo non può essere contato fra gli uomini della sua generazione. Resterà uno sciocco, un ciarlatano, un pedante.» (Oswald Spengler, Il tramonto dell'Occidente)



20. Ignazio Fabio Mazzola, O O O (Italia, 2017, 30'') / Lichun Tseng, Xun (Taiwan, 2017, 1')
19. Jennifer Saparzadeh, Nu Dem (USA, 2017, 9') / Anja Dornieden & Juan David González Monroy, Heliopolis Heliopolis (Germania, 2017, 26')

18. Amanda Thomson, Good night birthday (Canada, 2017, 3')
17. Kamila Kuc, I think you should come to America (Inghilterra, 2017, 21')
16. Riccardo Vaia & Cristina Pizzamiglio, Ciguri (Aztec Hades) (Italia, 2017, 22')
15. Fern Silva, The watchmen (USA, 2017, 10')

14. Dan Browne, Palmerston Blvd. (Canada, 2014 - 2017, 14') / Luis Macías, ...the eyes empty and the pupils burning with rage and desire (Spagna, 2017, ~15')
13. Robert Todd, Spring songs (USA, 2017, 12') / Riccardo Vaia & Cristina Pizzamiglio, Ilinx (Italia, 2017, 6')

12. Enzo Cillo, The ghosts are here (Italia, 2017, 6')
11. Josh Weissbach, 601 Revir Drive (USA, 2017, 9') / Stephen Broomer, Potamkin (Canada, 2017, 67')
10. Simon Liu, Highview (Hong Kong, 2017, 20')

9. Ignazio Fabio Mazzola,  (Italia, 2017, 1') / Sasha Waters Freyer, dragons & seraphim (USA, 2017, 14')
8. Daphne Rosenthal, Imitation (Paesi Bassi, 2017, 7')
7. Tinne Zenner, Arrábida (Danimarca/Portogallo, 2017, 16')

6. Alessandro Redaelli, Funeralopolis - A suburban portrait (Italia, 2017, 94') / Margaret Rorison, Gedanken aus der Luft (USA/Germania, 2017, 8')

5. Els van Riel, FUGUE, A light's travelogue (Belgio, 2017, 28')


4. Pierre-Luc Vaillancourt, Ruins rider (Canada/Montenegro, 2017, 49') / Chris H Lynn, Train to solitude waves (USA, 2017, 3')


3. Enzo Cillo, σκιά (Italia, 2017, 12')


2. Davor Sanvincenti, Almost nothing: so continues the night (Croazia, 2017, 12') 


1. Ignazio Fabio Mazzola, A.R.G. (Italia, 2017, 2') / Endimione Crew, Eden noon (Italia, 2017, 69')

4 commenti:

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    1. Scusa, no pubblicità a registi mediocri e ipocriti :)

      Comunque i suoi film sono del 2016.

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    1. Scusa, no pubblicità. Specie se per registi mediocri.

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