Terra bruciata #3: Un carteggio (virtuale) con l'Associazione Culturale Achrome



L'emergere del possibile: Innanzitutto grazie per l'occasione, oltre che per la disponibilità. Speriamo che ci sia un'occasione che ci veda riuniti, così da poter scambiare quattro chiacchiere, che è sempre più immediato che parlare per iscritto, quindi ci auguriamo che questo serva da prodromo, più che essere una cosa auto-conclusiva comunque o in sé. Detto ciò, la prima domanda non può che essere panoramica, e in questo senso vorremmo ci parlaste di che cosa sia Achrome o, meglio, quali sono il progetto e la sensibilità che hanno portato all'attuazione di Achrome? che è un'associazione culturale, quindi, oltre a ciò, c'interesserebbe sapere in che senso venga interpretata la "cultura" rispetto alla quale Achrome si pone - e come si pone Achrome di fronte alla cultura, diciamo, in senso lato. Grazie.

Achrome: L'Associazione Achrome nasce dal desiderio di mettere l'esperienza di studio e di ricerca, nell'ambito dell'arte contemporanea, al servizio del contesto cittadino e regionale. La motivazione è sorta dalla constatazione della deficitaria situazione in cui versano le istituzioni artistiche nel capoluogo pugliese e, al contempo, dall'occasione offerta dall'avvio di importanti progetti pubblici, primo fra i quali il Polo del Contemporaneo. In questo senso, ci siamo resi conto di quanto potesse esser utile costituire un gruppo - già affiatato - di colleghi (Lucrezia Naglieri, Liliana Tangorra, Edorardo Trisciuzzi e Nicola Zito) provenienti da una medesima scuola formativa, cioè quella della Prof.ssa Farese Sperken, docente di Storia dell'arte contemporanea presso l'Università di Bari e vicepresidente dell'Associazione. La passione e la rete di collaborazioni creata negli anni con le realtà più attive che ci circondano costituiscono la base di lancio attraverso cui ognuno dei membri del direttivo - con le sue specifiche competenze - diventa promotore e guida delle varie iniziative. Per Achrome la cultura è quella scintilla che si crea nel momento in cui le competenze diventano azione e contribuiscono a emancipare i talenti. L'obiettivo che ci siamo prefissati, quindi, è quello di riscoprire e valorizzare i tanti elementi di interesse del territorio e di crescere insieme a esso, lungo la doppia direttrice dell'analisi e del lavoro sul campo.

EdP: Prima di passare ad altro, vorremmo chiedervi, dal punto di vista operativo, come si traducesse questo progetto, ferma restando la peculiarità irriducibile di ogni evento. Come, cioè, vi rapportate alle realtà istituzionali preesistenti. Abbiamo ad esempio visto che avete organizzato un evento nel Cineporto di Bari. 
Parlate, inoltre, di una situazione deficitaria per ciò che concerne le istituzioni artistiche nel capoluogo pugliese, cosa di cui peraltro ci hanno sempre fatto notare amici, in particolar modo registi, da lì provenienti; tutto ciò a cosa ritenete sia dovuto? e, operativamente, Achrome come si smarca da tale situazione? 
Terzo punto, per esaurire l'aspetto per così dire "operativo". Le vostre iniziative e gli eventi da voi organizzati spaziano molto, attraversando la pittura, il cinema, la scultura e via dicendo. Data tale eterogeneità, ci chiedevamo quale fosse il fil rouge o, in termini rozzi, quale fosse il criterio che vi porta di volta in volta a organizzare un certo evento, cioè proprio quello piuttosto che un altro. 

Achrome: Ciò che intendiamo realizzare come Associazione non è dimenticare o contrapporsi alla tradizione espositiva della città, quanto utilizzarne gli esempi più virtuosi per provare a proporre qualcosa di nuovo e dinamico. La nostra comune formazione accademica e i rispettivi specifici ambiti di ricerca diventano i punti-chiave di un lavoro che vuole essere più creativo e meno settoriale possibile. Intendiamo costantemente relazionarci con le realtà istituzionali preesistenti - non solo i circuiti culturali, ma anche quelle direttive e governative - perché pensiamo che solo un confronto costante ci possa dare l'opportunità di contribuire allo sviluppo delle potenzialità del territorio. A questo scopo, per esempio, nel 2015 abbiamo affiancato un'altra associazione nella partecipazione a un progetto di arte pubblica (Isolart) e, a partire dal dicembre del 2016, è iniziata una collaborazione con il Polo del Contemporaneo di Bari e con Spazio Murat.
La situazione deficitaria della cultura a Bari deriva da molteplici fattori, come un atteggiamento radicato su alcuni schemi dei protagonisti della critica locale, l'incapacità generale del tessuto sociale ad accettare determinati episodi (su tutti il caso della Carboniera di Jannis Kounellis), il mancato ricambio generazionale e la cronica mancanza di sostegno e fondi. La responsabilità è ben distribuita tra il pubblico e il privato. A lungo, negli scorsi anni, la città non ha avuto nemmeno un Assessorato alla Cultura, con conseguenti ritardi (o vere e proprie mancanze) nella definizione e nell'organizzazione di programmi culturali. Le difficoltà in cui versa la Fondazione lirico-sinfonica del Petruzzelli sono conclamate, il depauperamento delle gallerie artistiche non pare arrestarsi - su tutte la chiusura della Galleria Bonomo - i cinema vengono demoliti, mentre i teatri medio-piccoli sopravvivono solo grazie a fusioni e ricostituzioni.
Tuttavia, il Polo del Contemporaneo, su cui si dibatte da anni ma che, finalmente, ha preso avvio nel triangolo Spazio Murat-Mercato del pesce-Teatro Margherita, è un episodio di grande rilievo e, in prospettiva, si spera dia un impulso e tracci una direzione, a livello urbano e non solo; Achrome non intende certo isolarsi dalla situazione generale, ma intende offrire una risposta che si esprima al di là delle solite griglie di riferimento. Da ciò sorge la decisione di dar vita a un ciclo di eventi innovativi, dove il cinema sperimentale incontri altri linguaggi, all'interno di uno spazio nuovo, accogliente quanto anticonvenzionale. Forse il maggiore atto di smarcamento dal sistema, che poi diventa il nostro principale criterio operativo è proprio questo: lavorare a progetti di ricerca e qualità che, tuttavia, non rimangano circoscritte all'interno delle solite cerchie "elitarie" o siano vincolate dalla tipologia stessa dei progetti.

EdP: Non sapevamo che la situazione a Bari fosse tale, almeno in termini di cultura. Sarebbe interessante a questo proposito, anche se non è questa la sede, visto che ci porterebbe fuori strada o comunque ad affrontare un discorso molto lungo e complesso, sarebbe comunque interessante - dicevamo - capire quanto effettivamente la situazione sia specifica di Bari e quanto essa condivida con altre città italiane. Da questa suggestione, però, deriva un'altra questione - più "filosofica", se si vuole. Da come scrivete, infatti, si evince un'amarezza di fondo per una realtà che, colla vostra attività, volete modificare. In maniera diversa ma - crediamo - complementare, è un sentimento condiviso sia da noi che da altri registi con cui abbiamo avuto modo di parlare. La domanda, quindi, riesce pressoché spontanea: da cosa deriva una simile necessità? nel senso, data una situazione tutto sommato (e forse anche usando un eufemismo) lacunosa, la necessità, come dite voi, di "emancipare talenti" e di mettere al servizio dei cittadini un'esperienza di studio e di ricerca qual è stata e quale continua ad essere la vostra, può trasformarsi anche in ostinazione, se non addirittura e peggio ancora in un qualcosa di romantico. Noi siamo del parere che il problema fondamentale dell'Italia sia la cultura. Detto molto banalmente, ci pare che siamo rimasti indietro di molti anni per ciò che concerne il nostro territorio e che le uniche cose che stiano al passo coi tempi sia ciò che importiamo da altre culture, in particolar modo quella americana. L'esempio che ci è più vicino è quello cinematografico. A nostro avviso, l'Italia è all'avanguardia quanto a cinema - e non vediamo rivali in questo ambito. Gli esempi sono molteplici, a partire della nostra amicizia in comune Mazzola. Tuttavia, in ambito di cinema sperimentale, siamo più attratti da ciò che esce dagli Stati Uniti, e molto spesso, al di là del forte impatto, ciò che ne esce si rivela molto più debole e poco interessante, oltreché non radicale, rispetto agli esperimenti di un Mazzola o di un Cillo. Così, vediamo tutta una nuova generazione di filmmaker disinteressarsi al proprio territorio e cercare di emulare qualcosa che, sia più o meno interessante, risulta comunque posticcio. Un esempio può essere Boccassini, ma non è il solo - e in ogni caso non si tratta di fare nomi. Quel che ci chiediamo, quindi, è, da una parte, quanto sia concreta questa "battaglia", se si vuol dir così, in termini metaforici forse, ma non crediamo del tutto (in fondo, si tratta pur sempre di resistere - non solo a un modello dominante ma anche a una realtà, culturale e sociale, refrattaria a questo tipo di genuinità) e, dall'altra (secondo punto della medesima domanda), come per voi è possibile, in termini pratici ma anche teorici, radicalizzare una simile posizione senza che questa si trasformi in qualcosa di losco, senza cioè che da passeggiata diventi una marcia militaresca o, il che è lo stesso, facendo in modo che un'alternativa alla moda (al modo d'essere del reale) non diventi una moda alternativa.

Achrome: Che il problema dell'Italia sia la cattiva gestione delle innumerevoli risorse culturali è talmente fuori discussione da risultare, in effetti, argomento fin troppo banale. Ci siamo ormai abituati a sopportare le umiliazioni di ministri che sostengono l'inutilità delle lauree, di media che incoraggiano i giovani a farsi grandi con il culto delle apparenze o di frammenti di capitelli fiorentini che crollano e uccidono i visitatori. Questa condizione è sorretta, come un basso continuo, dalla nostra proverbiale esterofilia - incrollabile almeno quanto i cliché di pizza e mafia - che, non solo in ambito cinematografico, tende ad accogliere le mode provenienti da oltreoceano. Chissà, forse è un'eredità della grande vittoria della Pop Art alla Biennale veneziana del 1964, o magari è questione ancora più antica. Di certo, tanto in ambito espositivo quanto nelle rassegne o nei festival, la presenza di un nome esotico stimola più interesse nel pubblico e, spesso, anche nella critica.
Come Achrome, non cerchiamo tanto - almeno adesso, nella cosiddetta fase "startup" della nostra storia - di cambiare una situazione talmente radicata da diventare uno stato di fatto, peraltro in una realtà "periferica" come quella barese; piuttosto, i progetti che portiamo avanti, primo fra i quali, ovviamente, Ritratti, che non sono battaglie o gare di resilienza, rappresentano tentativi di offrire qualcosa di nuovo, nei nomi come nelle idee, agli interessati, addetti ai lavori e semplici curiosi. Non escludiamo la possibilità di rivolgerci a linguaggi geograficamente lontani né, tanto meno, chiudiamo le porte ad artisti o cineasti che, nella loro produzione, guardano a quanto accade altrove. Prima di tutto, il nostro obiettivo è alimentare il confronto - al contempo spirituale, formale e territoriale - che crediamo sia la vera sostanza di ogni iniziativa culturale. Soprattutto in luoghi come il nostro, sarebbe troppo ingenuo pensare di ribaltare un ordine costituito e voler necessariamente dimostrare qualcosa. Troppe volte abbiamo visto moderarsi - se non perfino naufragare - progetti nati appositamente per essere alternativi al sistema. Scovare e lavorare a eventi di qualità - che siano pubblicazioni, mostre o seminari - sono azioni complesse, ma che non possono prescindere dall'apertura al dialogo e da una "leggerezza" costitutiva di ascendenza calviniana.

EdP: È stato più di una volta citato, in questo carteggio virtuale, l'evento Ritratti, che è peraltro quello con cui noi siamo venuti a conoscenza della vostra realtà; meglio, ora lo citate, mentre noi precedentemente ne avevamo alluso menzionando Mazzola. Ora, potrebbe sembrare una domanda molto banale, nella sua praticità, e tuttavia a noi risulta decisiva proprio la questione pratica, prima ancora che filosofica o, per usare un termine abominevole, "teoretica" - e in particolar modo in questa sede. A questo proposito, vorremmo chiedervi, da una parte, come sia nata l'iniziativa dei Ritratti e il motivo - specifico - per cui abbiate lavorato al fine di realizzarla e, dall'altra parte, come si è sviluppata, in corso d'opera, la relazione tra voi e Mazzola, nel senso dei rapporti che si sono venuti a creare o a sviluppare al fine della realizzazione di Ritratti e degli scambi, che immaginiamo mutui, tra voi e lui. Facciamo la domanda su Ritratti perché l'avete appena citato e perché conosciamo bene, a differenza di altre iniziative da voi proposte, l'oggetto in questione, e cioè il cinema di Mazzola, che pure non esaurisce lo spazio-tempo di Ritratti, almeno da come ci è stato descritto. Ribadiamo che, per quanto possa sembrare una domanda al limite del banale e dell'aneddotico, è in realtà - almeno a nostro avviso - una questione urgente, oltreché risolutiva. In effetti, abbiamo all'inizio parlato dell'Associazione in sé (che cos'è, cosa vuole essere e via dicendo), per poi passare all'Associazione nei suoi rapporti con la realtà esterna (evitiamo di dire "per sé", ché altrimenti sembra un carteggio dialettico). Ritratti, da questo punto di vista, media tra le due realtà e, in termini generali, ci permette di affrontare una questione spesso lasciata ai margini, in particolar modo quando si sente parlare i curatori del proprio mestiere, e cioè la questione del rapporto tra l'organizzatore/curatore/associazione/- e l'artista. Del resto, che un curatore abbia degli obiettivi politici, nel senso di etici, estetici etc., proponendo una determinata curatela è innegabile, e gli obiettivi della vostra Associazione sono chiari, da come li avete esposti sopra. Quindi c'interesserebbe sapere, nell'esempio di Ritratti, come s'incardini un singolo evento colla prospettiva - non diciamo generale ma orizzontale, aperta - propria di Achrome. In fondo, è un'anomalia, quella di cui qui si sta parlando - e che sembra, correggeteci se sbagliamo, debba essere fatta lavorare per mantenersi come tale: da una parte, il soggetto dell'evento (Mazzola) è esterno a quell'interno (Achrome) che fa essere però l'evento medesimo, e dall'altra parte l'evento apre la prospettiva di ciò che, altrimenti, sarebbe un che di chiuso o comunque molto ristretto. L'abbiamo detto male, ma speriamo che si sia capito. Forse pensando al caso del cristallo, alla cristallizzazione che avviene coll'introduzione di un germe cristallino in una soluzione sovrasatura - forse si coglie meglio il punto della domanda.

Achrome: Indagare la genesi di Ritratti e osservarne gli sviluppi non è affatto una questione banale, proprio per le istanze con cui il progetto riflette i propositi dell'Associazione, nelle premesse come nelle applicazioni. Abbiamo già avuto modo di sottolineare come i nostri intenti siano apportare una novità nel panorama locale, facendo leva su quelle che crediamo essere delle risorse interessanti e innovative. Fin dalla stesura dei nostri programmi, abbiamo conferito una specifica rilevanza alla possibilità di organizzare iniziative che facessero dialogare più linguaggi espressivi, anche in base alle nostre caratteristiche e ai rispettivi ambiti di ricerca.
In questo senso, la presenza di Ignazio Fabio Mazzola per Ritratti è ovviamente determinante, poiché egli - membro di Achrome e autore del logo - è il trait-d'-union necessario con gli artisti.
L'idea del ciclo è sua ed è nata sulla scorta di alcuni lavori documentari che ha iniziato a realizzare nel 2014. Dopo Piano Pi_no, Mazzola ha progressivamente maturato un certo interesse per i videoritratti, rivolto sempre più verso alcune categorie e accompagnato a un cambiamento del suo registro formale. Il progetto di presentare alcuni di questi lavori ha trovato attuazione nella curiosità e nella disponibilità di Riccardo Pavone e Maria Luisa Sorrentino, fondatori di MICROBA. Sulle fondamenta di alcune positive collaborazioni espositive precedenti - e di un legame che trascende la sola sfera professionale - Mazzola ci ha coinvolto nella curatela critica degli eventi e nella pianificazione organizzativa e della comunicazione.
Da allora si è alimentata la sinergia tra noi e, soprattutto, ne è nata una estremamente creativa con MICROBA e con gli artisti. È questo, in ultima analisi, il motivo più profondo per cui abbiamo lavorato e stiamo lavorando al progetto. Infatti, su un singolo Ritratto convergono molteplici sguardi e implicazioni: quello dell'obiettivo, quello del personaggio che vi si riflette, quello del curatore e così via. Suonerà un po' paoliniana, ma è pienamente il messaggio che, come Achrome, intendiamo lanciare. Ognuno di noi, infatti, ha un ruolo ben definito in questo progetto, ma nessuno è incardinato in quel ruolo, anche in relazione ad altre iniziative. Ogni evento mette in luce quanto più nel dettaglio i valori dei protagonisti ma, al contempo, è frutto di un lavoro corale e combinato. Anche attraverso la processualità cerchiamo di guardare in una diversa prospettiva lo stato dell'arte e, nel nostro piccolo, di costruire qualcosa di nuovo.

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