Pratiche della visione #10.4: Home Movies. Per una critica ontologica (3. I bandi per le raccolte)



L'archivio che Home Movies gestisce è andato a costituirsi, nel corso degli anni, attraverso una serie di raccolte in diverse città d'Italia, realizzate assieme ad altri enti. In questa sede prenderemo in considerazione tre raccolte: quella di Rimini nel 2005, quella di Modena e Reggio Emilia nel 2008 e quella della Sardegna nel 2011. A queste raccolte si accompagnava un bando formulato su una base preesistente; anche per questo, le modifiche e i cambiamenti, che specificano ogni bando, sono minimi, anche se – come vedremo – non meno importanti e indicativi di quel mutamento che si era andato a delineare nel capitolo precedente.
Cominciamo dalla base sulla quale i vari bandi venivano costruiti. La nota storica che la caratterizza viene posta in calce al testo e subito dialettizzata. Al secondo paragrafo, infatti, si legge: «Le pellicole amatoriali – girate in 8mm, super8, 9,5mm Pathé Baby e 16mm – mostrano momenti di vita quotidiana e familiare, ma anche viaggi, riti collettivi ed eventi pubblici. Al pari di altre fonti della memoria privata (diari, lettere, fotografie amatoriali e testimonianze orali), esse costituiscono un immenso patrimonio di testimonianze individuali – trasversali e inedite – sui fenomeni che hanno segnato la società italiana». E, in quello successivo: «I film di famiglia, con il loro sguardo essenzialmente diaristico, raccontano gli aspetti più ordinari e per questo più trascurati della nostra società, mostrano oggi le trasformazioni del paesaggio e degli stili di vita, offrendoci l'opportunità di osservare i riflessi che i grandi eventi storici hanno portato nelle abitudini e nella vita quotidiana delle persone. Essi costituiscono un raro e prezioso controcampo – personale, soggettivo, “microsociale” – dei cinegiornali prima e della televisione pubblica poi, fino all’inizio degli anni Ottanta». Come si evince da qui e conformemente allo statuto di Home Movies, che – come sottolineavamo nello scorso capitolo – stabiliva, quale proprio oggetto, «la valorizzazione e la promozione delle attività di ricerca e conservazione di documenti materiali filmici e amatoriali come testimonianza della memoria della società italiana, in particolare dell'ambito familiare [il corsivo è nostro]», le raccolte erano pensate su uno sfondo di ricerca storica, piuttosto che cinematografica: il cinema non era propriamente il fine bensì il mezzo per raggiungere il fine. È a questo proposito interessante rilevare come, se nello statuto l'aspetto cinematografico era fondamentalmente funzionale al fine ultimo di Home Movies, ora, con quest'abbozzo di bando, cambia l'ottica colla quale l'Associazione guarda ai film di famiglia: questi non vengono più valorizzati quali fonti tramite le quali approfondire un panorama storico che si presenta come già dato, ma costituiscono qualcosa di originale, «un controcampo» alla storia «dei cinegiornali prima e della televisione pubblica poi». Non si tratta, comunque, di una contro-storia*, e anzi è necessario rilevare la continuità e la profonda aderenza delle due ottiche: Home Movies non cessa di essere un'Associazione di carattere prettamente storico, e tuttavia è come se scoprisse una qualche specificità del mezzo prescelto per raggiungere il proprio scopo, specificità tale da specificare ulteriormente – non diversamente – il fine; in altri termini, il fine non è più a sé stante ma viene a trovarsi in un legame biunivoco col mezzo, la storia non è più la storia – per così dire – «in generale», e il fatto che venga studiata attraverso materiale audiovisivo prodotto privatamente o che, al contrario, come fonti per il suo studio si utilizzino i cinegiornali o i programmi della televisione pubblica modifica radicalmente la visione che di essa si può avere. Per questo le bobine continuano ad essere interpretate come «testimonianze», tant'è che di esse dev'essere data una «descrizione anagrafica, fisica e semantica» che attesta il loro valore materiale, cioè di fonte storica, e i film restano «documenti importanti ai fini [il corsivo è nostro] di una ricostruzione della memoria collettiva e della storia locale», ma questa storia, attraverso i film, si scopre diversa da quella «dei cinegiornali prima e della televisione pubblica poi». Del resto, il primo obiettivo fissato dall'abbozzo di bando è «di considerare i film di famiglia come insostituibili documenti per lo studio della storia e della società italiana», e la loro insostituibilità è per l'appunto dovuta non tanto alla loro specificità bensì a quella, che fanno emergere, della visione storica (di «contro-campo»). C'è dunque una coalescenza, precedentemente inaudita, tra interesse storico e interesse cinematografico, e questa si concretizza, tra l'altro, nell'«operazione di salvaguardia dell'attrezzatura amatoriale – cineprese, proiettori, moviole, giuntatrici di ogni epoca e formato».
A riprova di ciò, nel Bando pubblico per la raccolta di pellicole amatoriali sul territorio della provincia di Rimini, relativo all'anno 2005, si legge quanto segue: «Le pellicole amatoriali – girate in 8mm, super8, 9,5mm Pathé Baby e 16mm – mostrano momenti di vita quotidiana e familiare, ma anche viaggi, riti collettivi ed eventi pubblici. Al pari di altre fonti della memoria privata (diari, lettere, fotografie amatoriali e testimonianze orali), esse costituiscono un immenso patrimonio di testimonianze individuali – trasversali e inedite – sui fenomeni che hanno segnato la società italiana. Le immagini dei film amatoriali riguardano gli aspetti più quotidiani della nostra vita e per questo sono preziose tracce visive della nostra storia personale e sociale. La riscoperta di questi film vuole non solo offrire nuovi materiali alla ricerca storica, sociologica, antropologica, ma anche sottolinearne il carattere specifico di reperti della memoria privata e di sguardi individuali sulla propria epoca [il corsivo è nostro]». La raccolta, per la quale Home Movies ha collaborato colla Cineteca di Rimini, che ha pagato la digitalizzazione dei film, presenta però un particolare motivo d'interesse, che – come vedremo – verrà radicalizzato nei due bandi successivi e costituirà una prima torsione dei rapporti tra cinema e storia nell'etica di Home Movies. Tale motivo d'interesse è quanto viene scritto al termine del bando: «Al termine del progetto un evento pubblico presenterà alla cittadinanza una selezione dei più interessanti filmati raccolti». Non è ben chiaro, purtroppo, quale sia la commissione delegata a selezionare i filmati più interessanti tra quelli raccolti**, ma non è questo, il punto; piuttosto, il punto è che con un simile evento si sancisce definitivamente l'importanza non più soltanto storica ma anche cinematografica del materiale filmico, cosa che si acuirà ulteriormente nel corso delle raccolto successive. Infatti, sebbene la selezione dei filmati possa basarsi esclusivamente sull'interesse storico e/o storiografico piuttosto che su quello estetico, cosa che comunque non è specificata, come invece lo sarà successivamente, una loro selezione e il successivo evento sono un primo passo verso ciò che sarà compiuto solamente in seguito, e cioè la possibilità di considerare le opere filmiche come valenti non più solo per sé, cioè in vista di qualcosa d'altro da esse, come la ricostruzione della memoria collettiva o la ricerca storica, ma anche in sé.
Uno sconvolgimento vero e proprio arriverà però solo nel 2008, colla raccolta di Modena e Reggio-Emilia. Nel relativo bando, infatti, pur essendo mantenuta la formula riguardante la memoria del territorio e l'interesse storico («Il bando, che ha finalità scientifiche e culturali, si pone l’obiettivo di far emergere, recuperare e archiviare questi documenti filmici nella convinzione che siano materiali preziosi per la salvaguardia della memoria di un territorio e dei suoi abitanti, nonché fonti inedite per la ricerca storica, sociale e antropologica»), sono presenti delle novità, su cui val la pena soffermarsi. Due, in particolare, ci sembrano di estremo interesse. La prima è riportata nel settimo capoverso del bando, in cui si legge quanto segue: «Entro la fine del 2008 saranno presentati al pubblico i risultati della raccolta in un convegno e in una serie di proiezioni. Nel corso dell’evento finale saranno premiati tre film per le loro qualità storico documentarie». Oltre alla proiezione pubblica, già presente in quel di Rimini, a seguito della raccolta di Modena e Reggio-Emilia vi è anche la premiazione di tre film, cosa già presente a Pesaro, per le loro qualità storico-documentarie, ed è quest'ultimo aspetto la prima novità su cui vorremmo focalizzarci. Infatti, che i film vengano premiati per le loro qualità storico-documentarie riconduce l'elemento cinematografico in seno alla ricerca storica, ma il fatto che vi sia una premiazione per tali qualità è indice di uno scollamento tutt'altro che irrilevante rispetto a ciò che era la considerazione per il materiale filmico nel passato dell'Associazione; la premiazione, infatti, non è dell'ordine della fonte storica, bensì del concorso cinematografico, e per quanto i film possano continuare a valere come fonti storiche, ora essi vengono dischiusi a un'altra dimensione, quella documentaria, la quale non ne fa più, dei relativi film, mezzi ma fini. In questo senso, la coalescenza che si era indicata poco fa tra storia e cinema risulta, ora, stravolta: se prima tale coalescenza era da intendersi nel senso che la specificità del film di famiglia specificava la visione storiografica, facendone un «contro-campo» rispetto a quella che emergerebbe qualora si considerassero, piuttosto che i film di famiglia, i programmi della televisione pubblica e dei cinegiornali come fonti storiche, ora tale coalescenza è come se torcesse il rapporto tra storia e film, veicolando non più il secondo alla prima ma la prima al secondo. Il film di famiglia, da fonte storica, diventa documentario. Solo come documentario esso può venir premiato, e ancora come documentario esso sarà presentato al pubblico in quella manifestazione, prettamente cinematografica, che è Archivio Aperto. Il secondo elemento originale di questo bando, in linea con questo finora descritto, è la comparsa, assente nel bando di Rimini, della dicitura, nel modulo di partecipazione, «TITOLO DELLA PELLICOLA», a conferma della scollatura tra film come fonte storica e film come documentario. Insomma, col bando di Modena e Reggio-Emilia, il film, nell'etica di Home Movies, acquista definitivamente una propria inseità; esso si fa materiale non più solo specifico ma anche particolare – e come tale richiede uno sguardo a parte. Ed è su questo sguardo a parte che Home Movies s'incardinerà, e ciò a partire proprio da questi anni; a tal proposito, val la pena sottolineare (ed è un elemento, questo, la cui efficacia risulterà soltanto più avanti nel testo) come sia proprio nel bando di Modena e Reggio-Emilia che per la prima volta compare, come settimo punto del regolamento di partecipazione, l'avvertenza secondo cui «i film potranno essere utilizzati dai promotori per iniziative con finalità scientifiche, didattiche e culturali, che possano prevederne la pubblicazione (anche on line) e la rielaborazione digitale», il che più che un segnale è già una conseguenza della torsione tra cinema e storia – e come tale dev'essere considerata.
A proposito del terzo e ultimo bando che qui consideriamo, relativo alla raccolta sarda avvenuta nel 2011, si può notare come la formula che abbiamo sinora descritta si sia definita e consolidata. Anche qui, infatti, è presente tanto la concezione storica («Il progetto intende recuperare e salvaguardare queste pellicole nella convinzione che costituiscano documenti importanti ai fini di una ricostruzione della memoria collettiva e della storia personale e pubblica, intesa sia come storia del territorio sia come storia della vita e delle abitudini delle donne e degli uomini che lo abitano») quanto quella cinematografica («Una commissione nominata ad hoc selezionerà tra le cineamatrici e i cineamatori, che consegneranno le proprie pellicole presso qualsiasi centro di raccolta, quella/o che a insindacabile giudizio si sarà distinta/o per il contenuto storico-documentario dei suoi film. La vincitrice o il vincitore avranno la possibilità di essere ospitati al SIEFF 2012, Sardinia International Ethnographic Film Festival»), ma è quest'ultima che, strutturandosi attraverso la prima, perviene a essere il cuore dell'iniziativa. La relazione che si instaura tra la raccolta delle pellicole e il festival di cinema documentario durante il quale sarà ospitata/o la/il vincitrice/tore è la cristalizzazione della torsione dei rapporti tra storia e cinema: il film da documento diventa documentario, e il motivo d'interesse che può far sorgere è schiettamente cinematografico. E ciò avviene a un anno di distanza dalla terza edizione di Archivio Aperto, nella cui brochure viene esplicitato che l'Archivio è finalmente costituito***.

* Cfr. §4.
** Può forse suggerire qualcosa quel che si legge nel nono punto del Regolamento di partecipazione a Fotogrammi di Famiglia, la raccolta di pellicole amatoriali promossa a Pesaro nel 2007 da Home Movies in collaborazione col Cineclub DueFinzioni e con il contributo dell'ANCCI: «Una commissione costituita dai promotori del progetto premierà tre dei filmati digitalizzati». Come si vedrà poco più avanti, relativamente alla raccolta di Modena e Reggio-Emilia, la premiazione dei film comporta una diversa valorizzazione del materiale filmico, e tuttavia essa, almeno per ciò che concerne Pesaro, non risulta ancora come scollamento. Infatti, una premiazione può essere ora compresa nei limiti dell'incentivo alla donazione o al deposito, tant'è che, a differenza della raccolta di Modena e Reggio-Emilia, non c'è, qui, una definizione dei criteri di tale premiazione; i criteri che porteranno alla premiazione dei film saranno definiti pubblicamente solo nel 2008, ed è con tale definizione che si renderà manifesto lo scollamento rispetto all'etica originaria di Home Movies. Comunque, è ineludibile considerare come premiare dei film sia a tutti gli effetti sintomatico di un diverso approccio rispetto al materiale filmico, approccio che tra il 2005 e il 2007 è però ancora in fieri e che risulterà definitivo solo nel 2008 attraverso la trasformazione dei film da fonte storica in documentario; con questa trasformazione avverrà una vera e propria torsione dei rapporti tra cinema e storia, tant'è che si potrebbe dire, estremizzando le cose, che, se dapprima il passaggio era dal cinema alla storia, successivamente e sempre più radicalmente nel corso degli anni (cfr. §4), il passaggio sarà dalla storia al cinema.
*** Cfr. §4.

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