Night side



Chi ci sia un certo equilibrio tra le varie forze sembra una supposizione quasi naturale, che dà per scontato che un equilibrio sia necessario o che sia ciò a cui si debba tendere: se è vero che ogni cosa è collegata ad un'altra e che una parte del tutto sia in relazione ad un'altra parte del tutto, allora la relazione universale è vista sì come parcellizzata ma, tutto sommato, anche in qualche modo polarizzata. Se ormai è chiaro come una relazione dicotomica sia spesso fuorviante o insufficiente, i grigi che intercorrono tra il nero e il bianco cosa sono? Semplici punti lungo un continuum o un terzo elemento? Se questa domanda insinua un dubbio in qualcuno, allora, probabilmente, la visione di Night side (Giappone, 5', 2008), cortometraggio di Daïchi Saïto, potrebbe fomentare più di un punto interrogativo sulla questione. Night side racchiude in sé molteplici sfaccettature, è vero, ma non manca di considerare, e di certo quindi non bypassare, la questione di una polarità, vista come assunto fondamentale umano: esiste la contrapposizione, o questa è resa maggiormente chiara, quando ci sono due termini che si differenziano in maniera da poter definire i due stessi termini. Esiste quindi, nello specifico di Saïto, il giorno e la notte, e queste due polarità si mantengono costanti e preminenti lungo tutto il film in questione: non è annullata la loro differenza, la quale, anzi, è ben evidenziata e contrapposta. Tuttavia, e questo è fondamentale, la contrapposizione non manca di mostrare le possibili contaminazioni e la possibilità che vi sia tutta una scala che, quantitativamente, non manca di essere ben visibile: in questo senso è possibile misurare quanta meno notte o quanto meno giorno sia presente basandosi su misurazioni della luce. Al di là di questo è però chiaro come queste contaminazioni siano basate su due parti nettamente specifiche, nel senso che sono universalmente riconosciute, potremmo quasi dire, archetipiche. Se andiamo ad osservare le contaminazioni di Night side notiamo che queste non sono tanto evidenziate da stadi intermedi, come potrebbe essere banalmente la sera, ma sono contaminazioni nel senso di aggiunta di un elemento di una parte nell'altra parte. Per meglio spiegarsi, è vero che la scala mostra una differenziazione percettivamente visibile pian piano, ad ogni aggiunta, ma è anche vero che si tratta pur sempre di un'aggiunta di un senso verso l'altro. Se vogliamo essere ancora più chiari però, dovremmo abbandonare i termini del linguaggio fuorvianti: che ci sia un'aggiunta o che si parli a livello quantitativo, non implica la visione del mondo in termini matematici, fornendoci quindi la possibilità di una misurazione, anzi. Ma Night side non è solo tutto fuorché questo, perché non è nemmeno legato ad una percezione visiva di una maggiore o minore notte (o, viceversa, giorno), non cioè legato a una soggettivizzazione, a una riduzione esperenziale del film (anche l'esperienza può essere riduttiva, non solo la matematizzazione). Possiamo forse meglio dire che Night side è sì legato alle polarità che rappresentano il giorno e la notte in senso cosmico, quasi archetipo, ma non in modo da ridurre il giorno in due. Questo quasi archetipo deriva dal fatto che il giorno e la notte non sono, appunto, presentate come rappresentazioni simboliche e, tuttavia, sono legate a una polarità ancestrale, che richiama non tanto l'economizzazione delle risorse intellettive (e quindi una maggiore semplificazione che l'uomo ottiene attraverso la categorizzazione e dunque la riduzione a polarità, che è poi il modo in cui nascono principalmente gli stereotipi), bensì lo stato d'equilibrio. Night side, infatti, non fa che mostrare le due polarità prendendo l'altro lato del polo ogni volta, concentrandosi specialmente nel giorno: quando la luce rischiara il mondo si tratta di mostrare la contaminazione della notte nel giorno, in modo che tale contaminazione non sia tanto una sfumatura, bensì ciò che porta equilibrio nel giorno stesso. Questo processo è tanto più visibile nel giorno perché effettivamente più evidente e lampante: si tratta insomma, per Saïto, di mostrare l'altro lato del giorno, ovvero la notte, per far sì che le cosiddette aggiunte o variazioni non siano semplici sfumature, con una propria identità, ma specificità appartenenti a un polo o all'altro. In questo senso, al di là dei fraintendimenti che le parole possono portare, l'immagine è molto chiara nel mostrare non solo il gradiente di luce nelle ventiquattro ore, ma anche la contaminazione necessaria affinché vi sia la sera stessa, o il grigio, oppure una relazione, quel terzo elemento, insomma, che non ha identità se non in rapporto alle due polarità, e nonostante la mancanza di identità (che sembra così svalutativa nel mondo quotidiano), è proprio ciò che mantiene tali polarità nella comunicazione, nell'equilibrio fra loro. Night side, mostra dunque le contaminazioni necessarie affinché l'immagine possa darsi come quel visibile necessario affinché si suggerisca, certo, un invisibile, che è inteso come mancanza di rappresentazione (l'immagine), ma esattamente ciò che ha una propria natura e che trova nella sintesi del film non tanto la sua esplicazione identitaria, bensì il suo equilibrio. 


Nessun commento:

Posta un commento