Fotogrammi #64: Mekas, in defense of our perversity



Non sono loro quelli che vanno contro la verità della vita, dell'amore, e della morte? Non sono loro quelli che sbavano sui loro vecchi anni nelle mode e voglie delle signorine senza gusto, in angoscia? Non sono loro quelli che mettono l'amore nelle ricorrenze e negli accordi? La vita negli affari? La vera perversione dei loro anni? Non siamo noi santi?
Non è Elvis Presley un mezzo santo, che mostra l'assurdità di questa generazione di genitori esagerando i loro ideali, comprando due, tre, quattro auto? Tutti gli ideali e le verità dei padri diventano falsità e menzogne quando si illuminano: schifoso, malvagio, giallo vomito.
Lasciateci così, malmenati, arrabbiati e perversi: se questo aiuta a spodestare la falsità e la corruzione della moralità e la vomitevole strada della vita. È più onesto oggi essere confusi che sicuri (quando i tempi sono per lo spodestare). È più onesto distruggere che costruire (non c'è ancora un posto pulito per costruire). È più onesto essere delinquenti (e giovani) che imparare e accettare le strade della vita nella falsità e nel vomito e nell'immondizia.
Santi sono i pensieri e le gesta delinquenti e l'insubordinazione, la mancanza di rispetto e l'odio per quelle strade della vita, per la loro filosofia, per tutto il lavoro (per la perpetuazione del cumulo di rifiuti); santo è colpire e lo Zen e la rabbia e il perverso. 
La perversione non nega il bisogno di valori morali. Mostra solo la corruzione dell'esistenza di valori morali. È la prima bramosia nella quale i nuovi valori morali nasceranno, nella sofferenza e nella rabbia.
Lasciateci poi negare e distruggere, così forse qualcuno di noi troverà ancora e manterrà, finché non ce ne è ancora bisogno, la verità della vita, la spontaneità, la gioia, la libertà, l'esultanza, l'anima, il paradiso e l'inferno. Lasciateci liberi nella perversione, diventando James Dean e Presley e Parker e Osborne, de Kooning, Kerouac, Bernard Shaw, e Miller, Genet, Villon, Rimbaud -  imparando le dinamiche della santa perversione, per non essere gettati nella discarica della normalità del ventesimo secolo.
Dunque io sputo nella generazione che mi ha preceduto, e questo è lo sputo più sacro della mia generazione. 

— Jonas Mekas, In defense of our perversity

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