Terra bruciata #2: [SENZA TITOLO, pt. 2]



L’undeground ha rotto i coglioni, così cercheremo una via che non è terza. Ma l'undeground è il rifiuto del saluto fascista, l'abbraccio degli amici e i sentimenti promanati dalla colonizzazione sentimentale. Il teschio alieno opalescente ci ha controllato le menti per farci rifiutare il saluto fascista. Nella lotta fra i pianeti vibranti siamo le linee di nazca orientate dal cosmo, la luce verde del post apocalittico e la saturazione dei bei sentimenti. Le armi cyborg sviluppate nelle meningi dell'uomo, piccole cellule collegano gli impianti satellitari con le nostre menti. Il controllo è ovunque. Le piramidi sono state costruite da entità superiori. Ci continuiamo a far prendere per il culo. E il cinema? Il cinema continua a farsi prendere per il culo. I radar costruiscono il fotogramma nelle cantine degli alieni. Vedono attraverso la nostra anima, nella ghiandola pineale, i fotoni sono spinti a decadere e ci fondono il cervello. Continuiamo a non fare nulla. La polizia uccide, si muovono i topi di notte per osservarci, mentre siamo tranquilli a letto, o mentre ci masturbiamo. 
Nelle metropolitane abbandonate si dispiegano le forze invisibili della natura. Questa, si riprende la vita, e gli spiriti delle vecchie guerre, i bacilli, i droni elettronici prodotti dalle radiazioni di cernobyl passano nei sotterranei a controllare gli anarchici riuniti li sotto. E ancora le basi militari inviano cablature geometriche alle ramificazioni spaziali, l'energia oscura dirige il cosmo verso la dodicesima dimensione, con-ridimensionamento-gravitonale dello spazio inter-cavorganico. 
‘rca madonna.
 Appaiono sui nostri schermi le disossate micro informazioni del viaggio di ruins rider. La rivoluzione impazza sulle sfibrature dei film sperimentali. La deterritorializzazione per i capelli. 
Il culto dei serpenti siciliani sta prendendo il cinema e lo sta controllando. Il culto della parola incarnata è il suo rivale. Abbiamo visto le consuete messe nere della domenica attraversare le sale di Pesaro e incitare al ritorno delle forze granulo osculari presenti nella luce.  Sfocature linguistiche e cinematografiche per i rivoluzionari. Bisogna sempre essere anti conformisti dice il pastore Emerson. Bisogna sempre andare contro e rivoltare sto cazzo di mondo dice il “che” Harold bloom. Il genio ci guida, per il futuro, chissà a chi toccherà, al prossimo Bene, al genio comunque, questo è certo. E Deleuze mio vecchio amico fraterno guiderà la lotta per il nuovo ordine mondiale quando il suo spirito si abbatterà sul secolo. Una lettera che troveremo in un bar abbandonato dopo la catastrofe. Sarà quella a darci la via per l'immagine. 
I numeri binari che tempestano i nostri occhi sono le cifre degli autori cyborghiani. Orientatori dell'occhio. Brakhage, vecchio cyborg disumano. Hai fondato le interfaccia neurali per farci vedere un altro mondo. Ce le hai impiantate tramite la tua azienda.
Asportazione della parola, lessico disgiunto tramite le cesoie dell'anarchia. La forma cinematografica reticoralizzata nelle pratiche dello snuff movie, dell'home movie, della sovrimpressione letteraria di parole nuove e delle forze invisibili dell'amore maledetto. Intanto fumiamo sigarette e beviamo per autodistruggerci, e i poeti maledetti sono su di noi, "La mia vita futura non sarà certo quella di un professore universitario: ormai su di me c'è il segno di Rimbaud o di Campana o anche di Wilde, ch'io lo voglia o no, che altri lo accettino o no." Diceva Pasolini. Jack Kerouac ci protegge insieme allo spirito della natura selvaggia Whitmaniana. L'innocenza della natura mi ha detto un amico del pianeta K96. Eh già, non bisogna mai perderla. 
La massoneria concatena racconti bruciando i santini nelle valli stregate. Mentre i calderoni medievali bruciano ancora e rilasciano spore narratrici.  
Il rapimento per fini scientifici mi ha insegnato a disgregare la macchina presa. Ho ritrovato la de-spaziatura del fotogramma negli antichi canti delle streghe. Un riverbero continuo arriva dalle ancestrali potenze malvagie, si trans genera e origina nel corpo vivente della sperimentazione. Gli stati crollano sotto le diffrazioni cosmiche makiniane, indirizzato dagli alieni e dalle loro oscure trame sonore.
Gli avvistamenti di massa delle sette gesuitiche intente ad evocare il demone dell'incrinatura cinematografica. Volano nel cielo stormi di vicoli iridali.
Le bestemmie tirate dai pirati si sono tramutate nel chiedere conto dei limiti senza nome.
L'elettrochimica energia dei film di Brakhage è il centro mondiale di un covo rivoluzionario. Anni e anni di storia egiziana ce lo insegnano. Jonas Mekas il guru della liberazione e Allen Ginsberg sono in realtà due scienziati. Il presidente della mostra di Pesaro lo sa, e lo tiene nascosto. Gli insulti gettati in aria ritorneranno sotto forma di criogenia videoludica della luce informatrice. Nubi di pixel vi staccheranno il collo figli di troia. 
Si sto parlando con voi. Voi che manipolate il cinema. Agiremo dentro alle vostre istituzioni per dispiegare gli antidepressivi. Sarete sotto scacco belli! E ve lo metteremo al culo fino a che urlerete pezzi di merda! Siamo il satellite che vi controlla e rivoluzioneremo le vostre mostre. Sarà questo caotico vortice anarchico a colpire le vostre teste nei momenti in cui ve lo aspettate di meno. Sotto il cinema c'è un'altra setta. Non posso rivelarne il nome. Riguarda un uomo spagnolo, un barbuto e tanti tanti chiacchiericci. Spritz al bar e bocchini fatti sotto banco. Ci rimane il perderci nei paesaggi. Quelle favolose luci che disfanno il paesaggio, il rosso che scivola sulle venature blu al tramonto. Ritorniamo alla natura, organizziamoci e lasciamo che tutte le istituzioni si disgreghino. Comprese quelle filmiche, rompiamo il minutaggio e scriviamo libri illeggibili. Transmutazione della parola dal libro al lettore, concreazione del libro immanente alla lettura, l'occhio che legge scrive e rompe l'istituzione letteraria. I nuovi verbi inventano altre dimensioni, micro-formattazione della pellicola in digitale puro. Direttamente dal medioevo arrivano i colori cosmici. Bosch aveva capito tutto, torniamo a Bosch. Scriviamo e filmiamo come lui. 
Libri scritti in coalescenze di mani e di teste, group writing è il futuro. Nelle sale d'aspetto del medico, nei corridoio degli uffici dove gli scompartimenti si svuotano di notte, serpeggia il mostro, state attenti, gli hackers del group writing sono li, i nuovi scrittori faranno il nuovo mondo. L'arte come sempre darà avvio alla rivoluzione. State molto attenti Pedri di ogni dove. 
Querelle inviate dai crateri di marte, seppellite sotto i vani oscuri di un albero, rami di ragazza nelle terre desolate. Riempite dal fumo post apocalittico della città. Aleggia la parola querelle, l'anti istituzione dell'anarchia querellante. Bolle e marchingegni aerostatici per inviare questi indizi a proseguire. Allora pensiamo davvero ai complotti. No ma pensiamoci un attimo. Vi pare un caso che arrivi una signora veneziana a parlare male di noi, le puttane da bar se la ridano, anche la contro soggezione-oggettuale della puttana è importante. Non è un caso è il segno dell'avvento di una nuova rivoluzione. I vaccini la porteranno, e con loro i camionisti e l'isis. Le acque sono state inquinate apposta. Lo so. Dalla soggezione puttanesca dell'oggetto querelante. Ha sciolto lei l'md negli acquedotti. Speriamo che la polizia proceda.
Letteratura frattale di Cartarescu, di Wallace. Si. Come il rap frattale di kappa-o e franco zeto. Rottura asemantica della rima. Significazione esperita tramite la non chiusura. Frattalità squamata di una potenza piramidale. Dispiegamento delle ali neoevoluzionistiche di una farfalla con poteri cinematografici. 
Le conversioni religiose non sono piú mistiche, il manipolare scientifico é la ragione della luce informata nel cinema, lo spirito é allora nel momento del taglio dall’immaginazione. La conversione si da come film. Registrazione spiritica dell'occhio che non si realizza, del corpo che non si sente e della vista che non é nemmeno piú cieca, perché gli é impossibile.
Le identità incedono sulla soglia dei miei mostri. Questi visi sembrano lasciar proferire gusci di coltelli diretti al mio cervello. I loro culi sono la mia marca del desiderio.
Uccidere il fantasma identitario, esso è rinvigorito dal vomito degli odori che promana il mio spirito. 
Ci sono altre schede, altri fogli, altre penne a scrivere nomi, a scrivere tombe per la morte della mia guerra. 
Questi fantasmi mi fanno aspirare la pace. Mi fanno morire.
Uccidere la bestia infame, uccidere gli ordini che escono dai corpi e annientano le visioni, ottenebrano gli occhi intralucenti, rischiarano la vista che vuole rimanere oscura.  
Siamo la morte. Nati nelle radure invisibili di un film. 

Due forme di candele abbracciate, 
abbrancano la vita col fiato delle 
loro bocche, 
dividere le candele che bruciano è spaccare  il mondo, il cosmo.
Ma nell'aria si aprono i frammenti, 
le candele possono bruciare solo nei frammenti fluttuanti. 
A te amico dedico l'omicidio della prima parola, del primo rantolo di scrittura,
a te dedico il fuoco delle due vecchie candele disvolucrate.

Gli occhi aprono raggi tridimensionali davanti a se, aggregatori delle particelle, raggi energetici, donatori d'ossigeno alle notti strozzate nel letto freddo di un matrimonio
lacrime di luce nella tomba sacra di una camera d'autopsia, scanner indagatori del mondo sotterraneo, osservano le tabelle dati dei cervelli passati in rassegna sotto i fori d'entrata dell'unico luogo sacro del mondo. 
c'è l'acqua nella polvere che annega le macchine oscurate da una lampadina intermittente.
il faro non vedrà mai il riflesso nero della sua luce, il mare, lui avvolge le specchiature riflettenti. 
il fumo è la malinconica vita dell'essere che vuole sventrare la luce nella patina oscura del campo.

Inspirare sul soffio della scomparsa, spartizione della morte violenta.

Ogni giorno verso il porto nero delle linee che abbracciano il cerchio morto.
La fine del giorno si ritira, il groppo, la risacca in fiamme nella gola
La fatica dei pixel increatori, stanchi del margine, dell'affanno cardiaco senza prigione.

Lo spazio della rivolta, il corpo rigirato sul letto fra due penetrazioni. Ci sono punti geometrici che riversano l'antico amore dei due nell'aria. Un rigirare la salma. Una  penetrazione d'angoscia.
La schiena sforma le case fuori di li, con la sua tristezza. 
Sembrano scomparire vettori fra la mano che rigira le ginocchia. 
Fra le gambe rigirate, manovelle. 
 Le distanze, gli amanti sfilano sotto le polveri dei letti, angosce nelle case abbandonate. Fosse possibile vivere dello svanire nell'altro, il distante, il senza faccia, fosse impossibile, ma lo è. Lo stare e perdersi in un viso e una memoria informi. I pirati accendevano luci per irradiare i loro morti, c'erano spazi svanenti, le pennellate dell'ultimo uccisore, rigature sulla tela. 
Il gesto della vita nella distanza infuocata. 
Perdemmo amici sulla nave, perdemmo le bestemmie, la morte rimase l'unica, la malattia, il zigzagare insicuro, irrispettoso. 
L'impossibilità di amare, di fare sesso.
L'esito di un incontro, registro normativo, incendio della polizia, figure della plastica d'uomo. 
La mancanza dello spirito nella visione, mancanza presente che ricerca una radice di mancanza dimentica, persa, il perdente che manca lo spirito, lo spirito che anela al nulla. 
C'è un'espansione. Il dolore, l'angoscia, il secolare pixel del nulla vivo.



Alessandro Valeriani


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