Fotogrammi #63: 3° Mostra internazionale del cinema di Pesaro (1967)



«Nel cinema, invece, le strutture economiche condizionano pesantemente il momento espressivo lasciando - almeno nella situazione esistente - una dialettica minima, talora addirittura insignificante, tra la personalità dell'autore e l'insieme delle forze che socialmente lo condizionano. L'attrito in cui viene a trovarsi qualsiasi proposta innovatrice nel cinema è enormemente superiore a qualsiasi altro, perché tutto il cinema si fonda su una base industriale e tutta l'industria cinematografica si basa, da sessant'anni, su un "mercato" dove la legge della domanda e dell'offerta ha una libertà solo apparente e dove invece l'equilibrio ormai stabilito su un fitto e difficilmente ribaltabile tessuto di convenzioni spettacolari, narrative ed espressive. Ogni tentativo di innovazione - cioè di rottura di equilibrio - trova la più ferma opposizione del sistema, il quale, se venisse posto in crisi nel suo aspetto più saldo (la convenzione, appunto), verrebbe probabilmente a saltare proprio in quanto sistema. In altre parole, se oggi fosse possibile liberare lo spettatore dalle consuetudini consce ed inconsce per cui esso è, in realtà, oggetto e non soggetto - come si pretende - di scelte cinematografiche, se fosse possibile porlo, libero davanti a reali alternative, il "sistema" cinematografico, come esso è attualmente, entrerebbe irreversibilmente in crisi. Il fatto è che ciò non comporta soltanto l'opposizione del "sistema" cinematografico, ma anche (magari attraverso esso) quella del Sistema nel senso psicologico e politico del termine. A Est come ad Ovest liberare il cinema dalle sue pastoie, significa liberare lo spettatore dai suoi processi di transfert e quindi anche dalla proprio illibertà. L'obiettivo (un primo obiettivo) da toccare per superare le ferree barriere dell'establishment non è di mutare quelle che sono le ovvie conseguenze del sistema, i film; perché al massimo si arriverebbe a creare delle eccezioni che confermerebbero la regola. L'obiettivo è invece di creare nuove strutture per un nuovo cinema; di contrapporre agli attuali sistemi di produzione, distribuzione e di esercizio, altri sistemi di produzione, distribuzione ed esercizio; di mettere in discussione il cinema, come è, sottoponendolo a una continua analisi sia dei modi con cui è, sia delle ragioni per cui è.»

― Direzione della Mostra, testo di presentazione della prima edizione (1967)


* (Il grassetto è nostro.)

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