Fotogrammi #61: Il nuovo cinema vent'anni dopo



In Brasile il fermento del cinema nôvo e in Cecoslovacchia quello della nova vlnà erano cinematografici quanto politici, senza soluzione di continuità. Da allora molte ombre sono passate sugli schermi, molte effimere illusioni si sono succedute e la nuova età del cinema ha cominciato a coincidere colla fase finale (ma non tutti avevano capito che era già da tempo iniziato) di un rapido processo di emarginazione e obsolescenza, determinato soprattutto dal moltiplicarsi geometrico dei piccoli schermi e dei mille altri luoghi e modi possibili della visione, i quali, in questi nostri anni, hanno nei confronti del cinema un ruolo non dissimile da quello che, nei primi anni del secolo, ebbe il neonato cinema nei confronti del teatro: quello di ridurne la portata, ma anche di far sì che essa si vada meglio precisando; di circoscriverne, ma anche di affinarne le funzioni. Nasce da questa consapevolezza, inizialmente ancora incerta, poi sempre più chiara la svolta operata dalla Mostra pesarese a metà degli anni Settanta, accentuata nelle ultime stagioni dello scorso decennio e tutt'ora perdurante: quella di un'istituzione che punta più al rigore dello studio che all'effimero festivaliero e che, pertanto, opera più scelte di campo che selezioni, produce più libri che anteprime, realizza più cultura che spettacolo.*

― Direzione della Mostra. Pesaro, giugno 1984



* (Il grassetto è nostro.)

Nessun commento:

Posta un commento