Sacramenti #4: American spirit


L'emergere del possibile: Ciao caro, eccoci, col nostro solito ritardo che ci contraddistingue. Allora, American spirit, il tuo nuovo lavoro, realizzato, come già Third place (Italia, 2016, 9'), assieme a Capuano, se abbiamo capito bene - vuoi dirci che cos'è, anzitutto? e, peraltro, se ci sono connessioni, col cortometraggio precedente? Grazie.

Luca Poma: American Spirit è un lavoro che riflette all'interno di una sfera personale, una struttura di routine, di cui l'inizio è rappresentato dalla genesi del mio tabagismo, tabagismo siglato appunto American Spirit. Come per Third Place, l'intento è quello di osservare, dialogare ed infine evadere dal tangibile, dissezionando i due principali cosmi in cui la mia esistenza prosegue, ossia quello artificiale e quello naturale, la città e la foresta, due poli che incessantemente mutano a vicenda la percezione di essi. Da qui, nasce quindi un processo filmico di cui il carattere temporale si riflette nella divisione del film in tre "capitoli", una sequenza necessaria per comprendere il ciclo in cui sono/siamo inserito/i.
Per concludere, come Third Place la necessità è quella di allontanamento non solo dall'autorialità verso l'immagine proposta, bensì dalla realtà stessa che viene mostrata, e se in precedenza questa era una prerogativa che esisteva ancor prima dello sguardo filmico (introducendo me e Davide in due contesti opposti ed estranei), qui diviene l'unica possibilità di sopravvivenza verso il quotidiano.

EdP: Interessante. Specie questa evasione dal tangibile di cui parli. Tecnicamente, come siete - tu cinematograficamente e Capuano musicalmente - a realizzarla? Inoltre, tu parli di esperienza personale, peraltro all'interno di un discorso filmico svolto poi a quattro mani. Viene in mente l'etica di Brakhage, i cui film, molto privati per così dire, erano anticipati da un «by Brakhage», che stava appunto a disgregare il soggetto in anticipo sul film: «by» va letto come «attraverso» Brakhage, ma non solo Stan, anche la moglie, i figli e via dicendo. Volevamo quindi chiederti anche cosa abbia giocato, nel corso della lavorazione del tuo film, la tua esperienza cinefila: quali sono i tuoi riferimenti cinematografici? e, non da meno, da cosa scaturisce il bisogno di fare un film e, specificamente, questo film, dove l'esperienza personale è l'amartia e dove il tangibile viene evaso? Quando il cinema evade il tangibile cosa accade? si crea un'altra regione ontologica, oppure è la stessa ontologia, quella in questo caso del tangibile, a venire trasvalutata?

Poma: Allora, prima di tutto chiarisco come in Third Place sia io che Davide (Capuano) eravamo registi della pellicola, mentre Giacomo (Mangili) ci ha dato un'enorme aiuto con il Sound Design. American Spirit è diretto invece esclusivamente da me con il sonoro realizzato ancora una volta da Giacomo. Per quanto riguarda il fattore "personale", sia prima che ora, penso mantenga sempre la medesima dimensione, sia a quattro mani che non; il punto, ricollegandomi al discorso della risposta precedente, è che entrambi i collaboratori, al di fuori del processo creativo, costituiscono tra i rapporti umani più profondi e vicini verso la mia persona, quasi un'estensione di essa, e che quindi sia il triplo canale di Third Place (2+1), sia quello doppio di American Spirit (1+1) presentano gli stessi obbiettivi ed in parte dinamiche.
Per quanto riguarda invece i miei riferimenti, vorrei sottolineare come non siano di carattere esclusivamente cinematografico; ovviamente, il cinema è un vasto paesaggio in cui il mio occhio si perde nei dettagli e riflette su essi, ma proprio per via di questa frammentarietà non riesco a definire un'identità specifica a cui io guardo. È per questo che la mia personale modalità di creazione video è generata anche dalle influenze di altri medium, come la pittura ed il dialogo specifico che crea con l'immagine, le vibrazioni dello spirito che ritrovo sempre più anche nel mondo videoludico, forse l'unico vero futuro, ed ovviamente dal mondo musicale.
Shindō, Todd, Jensen, Ueda, Kojima, Kanda, Andersen. Direi che come indicazione approssimativa sia la più onesta.
Infine, rispondendo all'ultimo grande quesito, vi è il bisogno, la necessità, di fare un film, questo film.
Il bisogno è forse la più grande incognita, sia per l'artista stesso, sia per il mondo che lo osserva; chi definisce una ferrea volontà dietro a ciò, una specificità di pensiero, penso stia in parte mentendo a se stesso.
Sarà che la mia principale esperienza è quella pittorica, in cui il processo di creazione corrisponde a lavoro, ed il lavoro diviene l'unica specificità all'interno dell'arco temporale che parte dal pensiero alla realizzazione, l'unico appiglio all'interno dell'inspiegabile e sovrumana tempesta che è la creazione, ma oltre all'inesplicabilità della ragione, del pensiero razionale (che è semplicemente una giustificazione all'iniziare), vi è solamente la ricerca di un qualcosa, una risposta a non si sa quale domanda, un miraggio che son convinto inseguirò per tutta la vita.
Il miraggio stesso rappresenta l'evasione dal tangibile, essendo di sua natura non più reale se non come concetto stesso, ed è forse la paura che mi porta ad allontanarmi dalla reclamazione di autorialità, sperando che, forse, qualcuno possa comprendere meglio l'illusione di un'immagine che necessità di essere universale per poter esistere.

EdP: Grazie. Saremmo curiosi - o almeno io [Francesco] lo so davvero - di chiederti una cosa, che magari non interesserà e svierà un po' dall'argomento, ma, visto che ne parli (e, peraltro, con quell'enfasi, non possiamo esimerci dal chiederti): cosa ritrovi nei videogame e cosa, soprattutto, di essi si riconnette alla tua produzione filmica? e perché dici che saranno «forse l'unico vero futuro»?
Non vorremmo poi biforcare la domanda, anche se sarebbe interessante procede su due binari paralleli in un'intervista per una volta, ma parli anche di un'universale o, meglio, di necessità d'essere universale in relazione all'illusione dell'immagine; ora, premesso che derivi dalla pittura e via dicendo, trovi che l'immagine cinematografica sia altra rispetto a quella pittorica e, se sì, dove e come (non tanto perché)? perché per noi, che però siamo profani per ciò che concerne la pittura, abbiamo sempre avuto una certa ritrosia di fronte alla presenza, più o meno ingombrante, e comunque sicuramente dell'ordine dell'ente, di un dipinto, mentre invece cinematograficamente, appunto, ci sentiamo molto affini a quello che tu dici... e tuttavia non rimane, forse, il fatto che l'immagine del cinema medesimo non sia altro che il risultato di un processo culturale, economico e via dicendo, che la necessita dal profondo e più o meno mascheratamente - che necessita, peraltro, quella sua stessa possibilità o, se preferisci, libertà d'allontanarsi dalla costrizione del presente per farsi altrimenti, per evadere dal tangibile e via dicendo? Non siamo marxisti, e tuttavia non si rischia davvero molto a pensare che quell'evasione sia davvero tale, pura, e non sia invece permessa da ciò rispetto a cui si evade?

Poma: Allora, per quanto riguarda il medium videoludico, ritengo e son convinto rappresenti l'unico vero futuro per via della purezza con cui l'immagine viene proposta, purezza della vita racchiusa nell'opera ricercabile attraverso l'interazione, la potenza con cui percepisci la realtà (oramai definirla virtuale è quasi riduttivo) realizzata, tutti aspetti a cui guardo durante la realizzazione di un'opera filmica, i quali definiscono i chiari step aggiuntivi rispetto ai medium già presenti ed oramai collaudati all'inverosimile.
Parlando della pittura e relativo rapporto con il mio lavoro video, posso fermamente definire come si parlì di due tipologie d'immagini differenti, atemporalità contrò la totale dipendenza dal tempo, il cui però lavoro, la sua struttura, applico anche al secondo medium, andando a riportare caratteri estremamente specifici della pittura, caratteri tecnici in relazione all'impostazione dell'immagine stessa, dilatata all'interno di un flusso che scorre inesorabilmente.
Per concludere l'ultimo punto dei quesiti, ritengo che la "verità" risieda nel mezzo. È indiscutibile la valenza estrema del visibile in merito all'evasione dello sguardo e dello spirito, non si può sfuggire dal tangibile se non sfruttandolo come "ponte" per arrivare a qualcosa di puro, una scoperta che va condivisa attraverso la visione, ed è forse questo filtro dello sguardo stesso che finisce per rendere "qualcosa al di là" l'immagine assimilata.

EdP: Grazie. E in merito al futuro del cinema, invece? L'effige del NOFEST, cui quest'anno parteciperai con questo tuo ultimo lavoro, è - come sai - derivata da Saint-Pol-Roux, che dice che il cinema del futuro è l'Immortalità. Noi abbiamo sempre visto quest'affermazione come una sorta di pessimismo ottimistico. Nel senso, che il cinema del futuro sia l'Immortalità implica, certamente, che ci sia un futuro del cinema ma anche che in questo futuro il cinema non ci sarà più. Che il futuro nasca dal cinema, ma che affinché ciò avvenga il cinema debba come sacrificarsi. Tu invece che ne pensi? quando parli del futuro a cosa ti riferisci? come lo immagini? Hai spiegato in modo più che condivisibile il senso di quello che hai detto a proposito del fatto che la dimensione videoludica sarà il futuro, ma questo futuro sarà permeato da tale dimensione oppure dici che scaturirà da essa? E, non da ultimo, il futuro, a tua avviso, cosa riserva al cinema o, meglio ancora, cosa riserva il cinema al futuro?

Poma: Penso che il cinema nel futuro diverrà un luogo a cui tornare, una Itaca per gli Ulisse del domani.
Ciò accadrà per via del costante aumento d'informazioni interconnesse che evolve di giorno in giorno, una rete talmente vasta e veloce in cui la monumentalità di certe realtà presenti, come quella del cinema, assumerà una nuova connotazione, non più vita pura ma sguardo verso la vita stessa, una situazione d'iniziale distanza da cui scaturirà per via naturale la ricerca di quel particolare sguardo, e forse, in una visione ottimistica delle cose, sì riuscirà a ritrovare quell'intimità e quel tipo di relazione necessaria con l'immagine che tramuterà il tutto in una sorta di nuova salvezza, come non a caso la pittura lo è oggi.
Per questo penso che il canale videoludico diverrà inizialmente il medium "forte", per via del suo poter offrire maggiori stimoli (attraverso l'interattività) ad una cultura sociale che necessità ciò sempre più.


CREDITI
Titolo: American Spirit
Durata: 17'
Paese: Italia
Formato di ripresa: HDV

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