Pull down



Pull down (Irlanda, 2016, 3') è il cortometraggio di Susan MacWilliam che indaga i rapporti della macchina da presa come osservatrice e mediatrice tra ciò che viene ripreso e le forze in atto nel momento della ripresa. Manca in questo senso un autore nella maniera forte del termine, come ciò che impone il suo punto di vista e che agisce sulla scena: in Pull down è molto forte la sensazione che ci sia qualcosa che agisca per esso, ma anche e soprattutto attraverso la macchina da presa stessa ed è questo probabilmente il punto più interessante e a tratti anche sottile dell'intuizione della MacWilliams. Ci sono vari passaggi infatti, i quali mostrano non solo ciò che viene ripreso ma, in una sorta di esternalizzazione dalla scena, anche ciò che permette la visione, con la particolarità che questa condizione di ripresa non riguardi solo il lato tecnico della cosa in atto, ma più propriamente infici l'atto stesso. La presenza della macchina da presa non ha valore di vita come cosa in sé, non tanto perché non ci possa essere vita negli oggetti, in quanto appunto materie anch'esse interne all'universo tutto, bensì perché parlare di vita potrebbe essere frainteso come ciò che è agente attivo sulla scena, e non come ciò che modestamente entra in relazione nell'ambiente con tutte le sue specificità. Questo è in soldoni anche il ruolo che riteniamo abbia colui che tiene in mano l'oggetto ma che, essendo dotato di coscienza, pensa di agire come unico sulla scena stessa. In Pull down quindi l'oggetto di ripresa risalta in tutta la sua importanza, non tanto perché viene semplicemente visto, anzi questo è solo un modo di evidenziare l'atto di creazione del film, ma soprattutto attraverso le sue lenti che rispecchiano la scena. Questo rispecchiamento ha senso in quanto sottolinea la circolarità di ciò che contempla l'ambiente medesimo, circolarità che quindi scardina in un certo senso lo specchiarsi come riproponimento della scena, dalla realtà alla pellicola e dalla pellicola allo schermo, per finire poi nella realtà dello spettatore, e in cui tutti questi passaggi non sono pensati se non in quanto ripetono ciò che è stato catturato. La circolarità di Pull down sembrerebbe così evidenziare la macchina da presa come ciò che mediando interferisce sull'atto creativo stesso, il quale appunto si mostra costruttivamente come ciò che nasce in un determinato momento e luogo per poi continuare a costruirsi e determinarsi attraverso le lenti e non su queste, come se esse fossero riproduzioni standardizzate della macchina capitalistica e industriale. Quella sorta di adagiamento sconfitto e passivo della ragazza viene assunto quasi come se fosse una posa, come se questa fosse fatta per la macchina da presa. Qui non è in gioco una sorta di interesse per lo stare di fronte alla mdp, a mo' di valenza attoriale, e la naturalità persa è altresì frutto della stessa macchinazione che si ha proprio di fronte al mezzo di ripresa: la ragazza non è il medium, non è colei che deve trasmettere il valore e la valenza scenica, ma è ciò che insieme riceve e trasmette la propria posizione e quindi il suo farsi nella scena. Come l'immagine non è semplicemente un modo per riproporre in altra sede la ripetizione di sè, anche la scena stessa mostra qui il suo lato di messa in opera, dunque costruttivo, e in un certo senso si presta come tale, cioè a essere visto e percepito fortemente come processo di costruzione e quindi l'ambiente, la ragazza, le sue diverse pose, le lenti eccetera, in modo che si percepisca questa sorta di perdita di naturalezza come la precondizione per cui si smetta di costruire alla maniera standardizzata, ovvero tramite attori operai che lavorano per l'industria cinematografica, per ritrovare poi non tanto una spontaneità contadina, primitiva o che altro, ma per ritrovare il lavorio della macchina da presa, il suo processo costruttivo e proliferante che agisce sempre nell'attraverso, per infine ritrovarsi in ciò che, sebbene non si veda immediatamete qui, venga inficiato da questo attraversamento: il cinema sperimentale, il quale si costruisce costruendosi, sperimentandosi e senza ripetersi, congiungendo dimensioni e non dislivelli. 


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