Pieghe #35: Kaleidoshock n.0 /// Expanded Cinema per proj 16mm e dia ///


Kaleidoshock n.0 /// Expanded Cinema per proj 16mm e dia /// è il titolo dell'evento organizzato, la scorsa settimana, dai tipi di UNZA in collaborazione col collettivo Barceloneta CraterLab c/o il Macao di Milano, evento che vedeva protagonista il cinema espanso di Adriana Vila e Luis Macías, qui in collaborazione un satanasso della sperimentazione sonora quale Alfredo Costa Monteiro: i tre erano coinvolti in una performance attraverso la quale sono state presentati due lavori, Reels and light (Spagna, 2012, 30') e Even silence is cause of storm (Spagna, 2016, 35'). Risulta senza dubbio agghiacciante che si possa scrivere di ciò, e in effetti lavori come quelli di Vila e Macías funzionano allorché non sia dato spazio alla parola o, meglio, vengano a essere in una regione ontologica che la parola, come peraltro il pensiero, che è, quantomeno nella cultura occidentale, fortemente logico (e ciò dev'essere inteso in maniera strettamente etimologica, quindi come un territorio occupato sostanzialmente dal λόγος, dalla parola razionale e razionalizzante), non può abitare perché costituzionalmente estranea; tuttavia, constatato questo, è altrettanto indubbio che ciò che venga poi a sedimentarsi, nell'occhio, se non nella persona tutta, dello spettatore, rimanda a qualcosa che è, di fatto, esperienziale, ed è dunque come esperienza, più che come opere in sé, che è possibile dire di Reels and light e di Even silence is cause of storm; come esperienza, infatti, queste opere possono essere dette, eppure non al fine di esaurirle come opere bensì d'evocare quel qualcosa che possa, a sua volta, prendere il posto della parola stessa con cui le si dice: del resto, il cinema espanso, per definizione, è rivolto alla coscienza, compresa non in senso psicologistico ma alla stregua di ciò che di essa andava ad approfondire Youngblood nel suo testo più rinomato, ovvero, appunto, Expanded cinema, ed è proprio perché e in quanto rivolto alla coscienza che è possibile, di esso, dire, col presupposto, più che ovvio, che questo dire sia rivolto all'espansione del cinema piuttosto che al cinema e, quindi, a ciò che attraverso il cinema è stato espanso, poiché il cinema stesso s'è dileguato in questa espansione. La domanda, a questo punto ovvia, è: cos'è stato espanso? Evidentemente, ma molto banalmente, si dirà che ad esempio in Reels and light l'espansione riguardava anzitutto lo schermo, mentre nel caso di Even silence is cause of storm essa era più palesemente - ma non esclusivamente, poiché anche nella prima performance quest'elemento era presente - rivolta alla maniera di proiezione, veicolando questa sia il 16mm che le diapositive. Tuttavia, com'è palese, questo potrebbe essere solo un discorso superficiale, oltre che terribilmente pericoloso, visto che con esso si rischierebbe di ricondurre l'essenza delle performance alla loro natura tecnico-tecnologica, quand'è invece chiaro che, al di là di tutto, ciò non potrebbe che darsi in anticipo e, comunque, senza esaurire l'immagine cinematografica invocata da Reels... ed Even..., poiché quest'ultima viene data, sì, attraverso la tecnica, ma questa risulta solo come campo d'istituzione di possibilità che, una volta realizzato, scompare per dar ad essere l'immagine come possibilità ulteriore, sebbene non ultima. L'espansione, allora, è duplice, almeno fino a questo punto: la tecnica viene deterritorializzata affinché la sua riterritorializzazione coincida con l'accadere dell'immagine, accadere, questo, che è già una deterritorializzazione ulteriore, poiché ora ciò che viene deterritorializzato è il flusso visivo che non comprende né esaurisce, come la tecnica, l'immagine autentica di Reels... ed Even... L'immagine dei due film, allora, quand'è che eviene? Ci sembra questo, il problema, nonché la forza, del cinema espanso degli spagnoli. Infatti, l'immagine cinematografica è proprio nel cinema espanso che si mostra più chiaramente nella sua più intrinseca mancanza: l'immagine manca, e il cinema espanso è precisamente la presenza di quest'assenza. L'immagine non sorvola il processo tecnico attraverso il quale viene costituito il campo di possibilità per l'evenire di essa né si confonde con la percezione che affetta e affeziona, ma l'una e l'altra si ritrovano come accolte nel suo campo, perché l'immagine è l'Accogliente. Da una parte, le ombre dei proiettori si spandono sullo schermo: Reels and light è un lavoro fondato sull'altezza, sia essa verticale che orizzontale. Lo schermo viene espanso da tutti i lati, ma l'immagine non è ciò che travalica lo schermo. Lo schermo non è più superficie di proiezione dell'immagine. Semmai, esso viene compreso nell'immagine medesima. L'utilizzo dell'ombra del proiettore, quindi della proiezione dell'immagine di ciò che solitamente proietta immagini, è chiaramente indice del fatto che la costituzione dell'immagine non è che lo spazio che essa non occupa ma crea. L'immagine di Reels and light è la spazializzazione. Una creazione di spazio. L'ombra non è l'ombra di un oggetto o, meglio, non soltanto: è ciò anche su cui anche si fa ombra. Lo spazio viene creato dall'immagine, ma lo spazio che l'immagine crea non esaurisce l'immagine: l'ombra fende lo spazio, lo manipola, convogliando in sé elementi e connaturandoli in sé come ambiente. Lo schermo, in questo senso, non è espanso, ma è parte integrante dell'immagine. Qual è l'integrale? L'immagine, l'immagine è l'integrale del reale (non - si direbbe, mai - viceversa), che è come se venisse ad essere attraverso essa. D'altra parte, cioè per ciò che concerne Even silence is cause of storm, abbiamo nuovamente una spazializzazione ma questa volta non più in verticale o in orizzontale, in altezza, bensì in profondità. Se Reels... aveva a che fare con un'espansione laterale e verticale dello spazio, una spazializzazione per così dire superficiale, cioè di superficie, ora Even... presenta un'altra spazializzazione ancora, che va in profondità, che scava e che potremmo definire, più che spazializzazione, stratificazione. Il punto di partenza è l'immagine fissa, che viene approfondita, scandagliata, stratificata attraverso ciò che le è proprio e che tuttavia ha soltanto in sé e non per sé, ovverosia la luce: la luce del 16mm stratifica la diapositiva, facendone proliferare l'elemento luminoso, che, improvvisamente, si tramuta in una tempesta di singolarità fotoniche. Ora, lo spazio non viene solamente attraversato com'era precedentemente dall'ombra ma anche e prima di tutto approfondito dalla luce, che però non agisce su esso, poiché lo spazio non è dato; piuttosto, la luce crea uno spazio, e questo risulta a mo' di radiografia della luce stessa. Come si vede, in un caso come nell'altro, si tratta di mettere a frutto una certa produttività del cinema, produttività che, in termini propri, è un'originarietà: la musica stessa agisce allo stesso livello dell'immagine, essa non è qualcosa che le si aggiunga, ma il visivo e il sonoro lavorano coestensivamente, la musica fa parte dell'immagine tanto quanto il visivo, che, appunto, non esaurisce l'immagine, ma questa spazia in altezza e profondità tanto meglio quanto più ciò vien fatto attraverso il visivo e il sonoro. Il sonoro, da questo punto di vista, stratifica l'immagine come il visivo, ma in maniera diversa, con modalità differenti. Il visivo e il sonoro non sono contrapposto ma intrinseci alla natura, spaziale, dell'immagine cinematografica. Cosa fa l'immagine cinematografica? Essa origina lo spazio, dà da essere a un ambiente che è condizione stessa della vista. In termini rozzi, il cinema non esiste perché noi possiamo vedere, ma noi possiamo vedere perché c'è il cinema. Il cinema sta all'origine del processo biologico, l'immagine cinematografica manca nella misura in cui viene ad essere l'organismo che agisce in un ambiente cinematograficamente dato. Questa ci pare essere l'espansione attuata da Vila, Macías e Monteiro. Il cinema espanso viene così ad essere l'ambiente. Che il cinema si espanda implica, necessariamente, che il cinema non vi sia più, che, una volta espanso, esso non si più cinema strettamente inteso, ma qualcos'altro, e questo qualcos'altro è per l'appunto l'ambiente come ciò che può essere abitato, l'Abitabile. Il cinema espanso non è cinema, il cinema stava al principio: il cinema espanso è l'ambiente all'interno del quale forze agiscono e si relazionano tra loro, nel quale è possibile avere esperienze biologicamente determinate. È un vitalismo? Non necessariamente. Piuttosto, un biologismo. Il cinema sta all'origine della vita, la quale accade nell'ambiente da esso non predisposto ma, in quanto espanso, dispiegato. Bisognerebbe in questo senso non tanto pensare al cinema come una sorta di Big Bang ma ipotizzare il Big Bang medesimo come un evento essenzialmente cinematografico; allora, si potrebbe avere chiaro lo statuto dell'immagine cinematografica, che manca: l'immagine manca perché sta all'origine, e dell'origine è proprio l'originare, il quale, a sua volta, si oltrepassa in questo gesto e lascia posto a ciò a cui ha dato origine. Risalire all'origine è una follia, risalire al Big Bang significa cessare d'esistere, e così il cinema: il cinema svanisce, l'esperienza cinematografica si conclude, ma è proprio concludendosi che essa lascia ad essere qualcosa di nuovo, un individuo differente, nuovamente originato, perché ora la sua esistenza, ora, non eviene che come risonanza di una vibrazione interna che è essenzialmente cinematografica; il cinema espanso, come espansione del cinema, non è più cinema, ma è l'esistenza stessa che il cinema ha espanso (e, da qui, ritrovare in Saint-Pol-Roux, e nella sua idea di cinema vivente, il padre putativo di Youngblood, che di fatto ha solamente svolto, articolandola, l'intuizione del francese, mi sembra un passo davvero facile), quella vita che si costituisce in lontananza dal cinema, dopo che la proiezione è terminata e che risente di essa perché affetta e affettata (costitutivamente modificata) da essa, che quindi gioca rispetto all'esistenza un ruolo d'origine, cui continuamente l'esistenza, se vuol mantenersi autentica, deve rimandare: «La lontananza più lontana è il luogo iniziale da cui provengono i progenitori»...

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