Imitation


È un mondo pieno di colori quello di Imitation (Paesi Bassi, 2017, 7'), recentissimo cortometraggio di Daphne Rosenthal, un mondo di oggetti e per gli oggetti, in cui ciò che traspare è fondamentalmente molta vitalità. Ciò non è detto a caso, nel senso che i movimenti di questo piccolo mondo colorato fanno sì che sembri proprio che tali oggetti abbiano una propria vita, la quale viene fatta intendere in molteplici modi, alcuni davvero significativi e sottili. Al di là quindi dei movimenti intesi come spostamento nello spazio, ne appaiono altri, movimenti che si potrebbero definire, in una parola, respiri. Ma per fare ciò non basta tanto l'utilizzo di un espediente e in questo senso il titolo può trarre un po' in inganno, perché gli oggetti non imitano tanto gli essere viventi e dunque la vita, c'è qualcosa di più di un semplice espediente, il quale rimanderebbe a semplici trucchi e impressioni che la Rosenthal attuerebbe per mettere in atto il suo scopo. Certo, ella è chiaramente passata attraverso certe tecniche, eppure la magia colorata di Imitation è molto più di questo, non fosse altro che il suo sia un gesto immanente il quale non tanto colloca la vita negli oggetti, riponendola in essi, bensì ne trae la loro stessa vita, che allora ricalibra l'intera immagine. L'imitazione dunque sta nel farci rassomigliare la vita degli oggetti a ciò che ci è familiare, alla nostra vita, che dunque riconosciamo qui, ma allo stesso tempo è una vita propria degli oggetti, nel senso che è loro specifica in quanto oggetti. Eppure la vita è una totalità indivisibile e quindi il fulcro di Imitation sta proprio nel vederla come singolarità che appartiene al mondo e che è del mondo: c'è una vita e questa risiede anche negli oggetti, essi vivono di vita propria, non come ciò che semplicemente ci influenza. Questa vita noi non la vediamo solitamente. Si tratta forse di sospendere il proprio mondo per carpire ciò che vive altrimenti nello stesso. Il bambino, probabilmente, ha una certa predisposizione per questo, egli sente e vive le proprie fantasie che danno vita agli oggetti, ma tutto sommato sa che è una fantasia, riesce a distinguerla in qualche modo. Ciononostante è impossibile impedirgli di girarsi di scatto per vedere dietro di sé se qualcosa si sia spostato nel frattempo. È in questo momento allora che il discorso si diversifica, perché un conto è pensare di dare la vita ai propri giocattoli attraverso la fantasia, e un altro è aspettarsi che essi ce la facciano sotto il naso e si spostino da sé: in quest'ultimo caso la vita è degli oggetti, non una nostra proiezione fantasiosa. Imitation riporta un po' questa visione fanciullesca delle cose. Tuttavia quando scrivevamo che di solito non vediamo la vita degli oggetti, non intendevamo dire che non la vediamo in quanto adulti, contrapponendoci così al mondo infantile, perché così facendo si rischia di semplificare un po' il discorso. Il bambino non è tanto colui che ha più fantasia rispetto all'adulto o che è più creativo, bensì è colui che ha radicato in sé in misura minore il mondo: è più vicino alle possibilità che in esso possono trasparire. In questo senso allora Imitation non riporta semplicemente al mondo infantile, alla sua sensibilità, ma ancora più straordinariamente a quell'attimo in cui si scatta indietro per scoprire la vita degli oggetti, quell'attimo prima in cui ciò sarebbe potuto avvenire. I riflessi di luce che avvengono sugli oggetti, non sono semplicemente il manifestarsi della luce e il suo rifrangersi, sono invece i respiri degli oggetti. C'è un movimento, che è quello biologico, che è proprio degli oggetti, non è altro che questo. Perciò prima scrivevamo come Imitation non desse propriamente vita agli oggetti, non la ricevono nemmeno quindi dalla luce, ma sono essi stessi che, rifrangendola, mostrano la propria vita. C'è un movimento allora che, prima ancora di essere biologico, è cosmico. Il cinema mostra questo essere cosmico che non solo si espande, ma ha in sé le proprie contrazioni. Non siamo egocentrici nel pensare di essere gli unici ad avere una vita, e quindi a essere esseri naturali. Questo pensiero ci è dato dal fatto che, probabilmente, non abbiamo più voglia di scattare indietro per vedere se gli oggetti si siano mossi, perché la realtà ci ha inglobati, è l'unica che esiste, ed è grazie al cinema, con i suoi atti definitivi, che si apre uno spiraglio per far emergere la vita del cosmo. 


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