Breath/Light/Birth



Breath/Light/Birth (Canada, 1975, 6') è il cortometraggio di Bruce Elder che mostra il concepimento del figlio di una donna proprio nel momento del parto e in qualche modo restituisce quindi l'episodio il più realisticamente possibile e per fare ciò compie una leggera alterazione della realtà. Quest'alterazione non significa per forza di cose manipolazione e in qualche modo si contrappone a quest'ultima nell'intento e nelle implicazioni, quando di fatto, appunto proprio per questo, noi non stiamo parlando di deviare la realtà a nostro piacimento o a piacimento di qualcun altro, dello spettatore in questo caso (cosa che peraltro fanno tanti film cosiddetti del reale o documentari, nei quali troviamo una guida di senso che non è immanente alle immagini, bensì è costruita per un certo pubblico o proviene, banalmente, dal proprio autore - parola ancora usata nella sua accezione più piena, ma c'è evidentemente uno iato tra chi guarda Carmelo Bene al Costanzo Show e chi studia autori che parlano di processi di soggettivazione, IMO). L'alterazione che compie Elder non è nemmeno atta a enfatizzare la realtà o a esperirla in modo più vivo e coinvolgente, anche perché tutto ciò non è altro che un'ulteriore manipolazione dell'immagine, ma la sua alterazione della realtà la spinge, appunto, all'alterarsi, ovvero a differenziarsi. Differenziandosi non produce tanti sensi quante sono le differenziazioni, anche perché non siamo qui a fare teorie e basta, è chiaro che il senso sia quello del parto di una donna e null'altro, bensì le differenziazioni fanno emergere ciò che è in luce nella realtà e al contempo ciò che le è oscuro, ma è oscuro non perché affascinante, lontano, stravagante, misterioso, celato eccetera, ma perché realizzato nelle realtà senza poter impiegarsi in una materia - sia essa materiale o spirituale - visibile e sensibile, ma sensibile in senso, per così dire, romantico, non percettivo, tant'è che abbiamo messo il materiale e lo spirituale insieme, nella materia. In questo caso abbiamo parlato di questa realizzazione in una maniera del tutto singolare, ma è proprio questo a nostro dire che caratterizza Breath/Light/Birth ed è una caratterizzazione importante, perché altrimenti vi porterebbe a confondere la proliferazione dell'immagine con l'oscurazione che nel cortometraggio avviene in vari punti dell'immagine, come se questa solo potesse causare, in quanto appunto oscurazione di una parte della realtà, una proliferazione di possibili che risulterebbe così strettamente aderente al contenuto (sia esso aderente a sua volta alle immagini o sia esso un contenuto cosiddetto astratto) e dunque anche alla significazione dell'immagine qualora ci fosse, ma soprattutto si contrapporrebbe alla realtà, come ciò che in questa è meramente invisibile. Proprio della realtà è lo stesso invisibile e qui Elder lo mostra bene quando lo riporta all'immagine come ciò che la contempla e che fa sì che questa realtà alterata sia la realtà così come la si possa non tanto percepire o esperire, bensì come si possa effettuare ed a questo punto semmai che possiamo parlare di possibili, quando la realtà si presenta in tutti i suoi effetti, aderendo così all'immagine. Partendo da qui possiamo dire come l'immagine manchi nel suo esaurire la realtà. Breath/Light/Birth l'esaurisce contemplando al suo interno una dimensione fortemente spirituale, legata chiaramente al momento del parto, una dimensione che già di per sé tende ad altro dalla realtà ma non contrapponendosi ad essa o supponendo una sorta di demarcazione oltre la quale c'è lo spirituale, bensì completandola e in questo senso è presente allora una mancanza per chi non l'avverte. Questa dimensione spirituale è probabilmente ciò che si nasconde alla realtà per non sopperire al quotidiano chiacchiericcio, rendendo il parto momento ogni volta straordinario ed è a partire da questa straordinarietà come ciò che fuoriesce dall'ordinario e che presenta comunque una sua regolarità e dunque normatività, che Breath/Light/Birth riempie l'immagine e da essa il cinema non può più avervi spazio e da essa si sottrae come ciò che non è della realtà pur nella realtà. Mancanze di spazio generate da occupazioni piene degli stessi, le quali non portano tanto ad altro spazio ma a nuove proliferazioni di forze.  

     

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