The waves of Allasio



The waves of Allasio (USA, 2016, 3') o dell'indifferenziato, dove tutto ha lo stesso colore e le onde sono sempre le stesse onde che ritornano incessantemente, indistinte l'una dall'altra, capaci però di affettarti ognuna a suo modo. Non dell'ordine della massa indistinta allora, ma di un indifferenziato della superficie, come ciò che appunto è riflesso da questa superficie che è l'immagine della pellicola stessa e sappiamo già come questo ovviamente non basti per parlare dell'immagine. Se ogni onda ha la capacità di affettarmi in maniera diversa significa anche che ciò che restituisce l'immagine si discosta dalla superficie pur emergendo da essa: guardando l'immagine non siamo inseriti a nostra volta nella superficie o in ciò che da essa prolifera, anche perché sarebbe lo stesso, ovvero intendere la questione a livello della superficie, cosa che Chriss H Lynn non fa e che in questo particolare cortometraggio tutto questo risalta in una maniera particolare. Il discostarsi quindi proprio della restituzione dell'immagine avviene non tanto a livello della superficie quanto piuttosto a livello di una sorta di zona di sviluppo prossimale, termine che prendiamo a prestito da Lev Semënovič Vygotskij, zona che era insita nella superficie stessa, ma che abbisognava dell'altro da sé per emergere o, meglio, per generare una differenza. Se allora la superficie rientra in The waves of Allasio nell'ordine dell'indifferenziato, questo è proprio ciò di cui c'è bisogno per lo scostamento stesso partendo dall'immagine, il che, avvenendo sulla base, che è chiaramente la superficie dell'immagine, è come rimandato proprio attraverso l'affezione che da lì riesce ad avvenire. Se possiamo affermare che nell'epoca delle immagini ogni immagine è tutte le immagini, questo ci riporta alla concezione semmai di massa e riproducibilità ma non dell'indifferenziato, perché in quest'epoca ogni immagine è in realtà particolare, ti provoca sensazioni ed emozioni, veicola messaggi, non solo pubblicitari, insomma sopra di loro si costruisce una certa struttura che porta l'immagine a essere ogni volta un in sé e un per se stessa. In The waves of Allasio invece tutto questo non avviene, ma avviene uno scostamento, il quale però non si situa strutturalmente o verticalmente e in questo senso allora il rimandare proprio del film non è di natura trascendentale: con lo scostamento viene prodotta una differenza e tale differenza è generata proprio in questa zona di sviluppo che incontra lo spettatore, il quale non annette se stesso nell'immagine, non proietta sé e nemmeno ci si sovrappone, ma relazionandosi ad essa mette in moto la differenza, la quale parte per l'appunto da un indifferenziato perché altrimenti, riflettendo un sé, non genererebbe alcuna differenza ma una differenza che è già statica, una riproduzione di sé. Chiaramente nemmeno lo spettatore è se stesso durante questa visione, nel senso ovviamente di un qualcosa che si ripete uguale. Si potrebbe obiettare a questo punto che, come con qualsiasi altra cosa che ci affetta, così fa anche questo cortometraggio di Lynn e tuttavia peccheremmo di onestà se rendessimo indifferenziate anche le differenze stesse, ma tant'è che, oramai, è difficile ai più non tentare per forza di mettere sullo stesso piano le cose, un piano che, dall'indifferenziato, produce altro indifferenziato nel senso di senza valore o, peggio, con lo stesso valore. Prendendo a prestito quel concetto di Vygotskij ci siamo addentrati in un campo minato che tuttavia ci fa riflettere come, seppur diversamente, ogni relazione importante possa provocare un affezione che non è dell'ordine, come implicitamente l'autore del termine intravede, di due cose a sé, perché il loro interfacciarsi genera uno scambio che, appunto, lascia i due termini che cambiano pur rimanendo così come sono, ovvero due termini. In questo senso allora sono opere come quelle di Lynn che ci fanno capire come certi pensieri, seppur dinamici, sono troppo stretti al cinema e, in fondo, anche alla realtà che il cinema coglie e che noi non cogliamo quotidianamente: si tratta così di ricercare non tanto una qualche purezza o chissà quale distinzione di sorta, particolarità caratterizzante, personalità spiccante, bensì, semplicemente e più selvaggiamente, di guardare tra le increspature delle onde.


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