Montañas ardientes que vomitan fuego



È letteralmente una cultura sotterranea quella che viene a crearsi nell'isola a nord delle Canarie, grazie al lavorio del Vulcano de La Corona, che con le sue lave creò uno dei più lunghi tunnel formati da un vulcano. Quella che filmano Samuel M. Delgado e Helena Girón è geopolitica in senso stretto, la quale quindi comprende un riprendere storico che non tanto si avvale del formato fotografico per attestare la verità della fonte da cui proviene linearmente lo studio sia del passato che del presente, ma soprattutto mette in modo la spinta storica che passa inevitabilmente tra le fotografie e le riprese e l'oggi, quella spinta che non è tanto una linea di continuazione ma lo spiegarsi della storia stessa. Montañas ardientes que vomitan fuego (Spagna, 2016, 14') non tenta di far emergere quella cultura sotterranea che è venuta a crearsi tra l'azione degli uomini e l'azione del territorio stesso, in cui il vulcano primeggia come fattore determinante del territorio e quindi inficiando il territorio primariamente della sua presenza, ma piuttosto mostra tutto questo per riaffondarlo, in modo da permettere che, come la fuoriuscita della lava, ciò che è uscito non sia semplicemente ciò che emerge, ma ciò che immediatamente rientra mutando la sua stessa composizione e azione, ovvero modificando i suoi rapporti di forza e in fondo permettendo alla propria regolarità di sviluppare altre sue possibilità d'azione. Questo non significa che ci sia un'esaurirsi nella realtà, perché Samuel M. Delgado e Helena Girón, affiorando e riaffondando, non fanno altro che permettere un movimento che lascia un'eccedenza che non è lo stesso lavorio, il quale infatti non si satura nei suoi effetti nonostante mostri solo il proprio resto e nello stesso tempo possiamo dire che non si esaurisce, non perché eterno ma perché inficiato dalla sua stessa eccedenza. Una reazione quasi circolare che in questo modo non esaurisce l'origine ed è questa che, nascondendosi, non affiora nella realtà. Montañas ardientes que vomitan fuego è ciò che riempie l'immagine e mostra ciò che può essere reso visibile e in questo modo però non satura mai l'immagine, lasciandole infine spazio che essa stessa crea con la visione, che è poi lo spazio che si fa storia. Ecco perché non troveremo mai qui una storicizzazione che indichi ed esplichi ciò che è stato nella sua maniera più piena, ma una ricerca di quel lavorio che appartiene a una cultura letteralmente sotterranea e che non si dà dunque alla luce del sole, ma cerca la protezione direttamente dalla terra, dal suo cuore ardente e mostrando ciò il cortometraggio confessa altre regolarità, altre connessioni, le quali non si contrappongono semplicemente a quelle sulla terra, bensì mostrano una loro azione complementare che tuttavia resiste ad esse e in quanto resistenti, affermano una propria esistenza purché rimangano sotterranee. Lo scopo non è infatti emergere e mostrarsi ma quel continuo riaffiorare che implicava l'immersione: questi due movimenti mantengono la loro azione ma la mantengono su uno stesso piano, l'una per l'altra, permettendo con ciò il mantenersi delle dinamiche. Non è la consapevolezza dell'esistenza di una certa cosa, seppur piccola o sotterranea o nascosta che sia, a fare in modo che queste cose possano trovare una loro collocazione e quindi una loro importanza, perché la consapevolezza riguarda solo la coscienza e in quanto tale non permette da sola i collegamenti, così come non lo permettono le cosiddette funzioni superiori dell'uomo, anzi al contrario queste non bastano, ché altrimenti tutti sapremmo tutto e agiremmo di conseguenza e invece tutti sappiamo tutto e non agiamo o manteniamo lo status quo. In questo senso allora la citazione del Comitato invisibile acquista la sua pregnanza come ciò che non solo tramite i suoi testi ha permesso l'affiorare di certe dinamiche o la loro connessione, ma ciò che ha fatto sì che il lavorio mostrasse le proprie eccedenze, qualsiasi esse siano ed è in questo momento allora che queste possono mostrarsi in tutta onestà come effetti. In quanto effetti non sono nascosti o quant'altro, ma sono in superficie, ovvero della superficie, il che non significa appunto che non possano essere sotterranei, ma più propriamente che non sono nascosti. Come Montañas ardientes que vomitan fuego mostra un continuo movimento di affioramento e ri-affondamento, mostra anche come la cultura sotterranea abbia senso in quanto sotterranea, perché è così che esiste e dunque r\esiste. R\esistendo, chiede al cuore bruciante della terra ed è chiamando che può r\esistere ed esistere in quanto effetto di r\esistenza: chiamando e r\esistendo può esistere.  


Nessun commento:

Posta un commento