Baoying Window



Il paesaggio industriale di una non meglio specificata area di Baoying è ciò che si può osservare da una finestra o più finestre, insomma ciò che il nostro sguardo può vedere al di là del vetro, sia quando già questo vetro è tolto e sia quando questo si pone davanti come oggetto trasparente, che permette la visione al di là da esso: il cortometraggio di Chris H. Lynn, Baoying Window (USA, 2013, 5'), si pone così come possibilità della visione da un di dentro o meglio pone un dentro e un fuori, perché il film sembrerebbe essere la finestra stessa, almeno inizialmente, perché poi infatti si addentrerà sempre più all'interno dell'edificio e allora si vedrà un pezzo di stanza, ma sempre guardando alla finestra. Lynn gioca quindi su più piani di visione, in modo che una metafora la si possa creare solo con le dovute precauzioni e soprattutto slittando la finestra come videocamera in modo da non far aderire completamente la materia alla materia, ovvero videocamera uguale finestra. La materialità rimarrà intatta, ma ciò che si eguaglia è piuttosto la finestra come possibilità di vedere attraverso di essa e molto semplicemente è ciò che fa la videocamera stessa. Tuttavia i vari livelli di ripresa, se non smentiscono, almeno complicano la questione perché, se è vero che si può metaforizzare, è altrettanto vero che lo slittamento di scena e dunque le sue dissolvenze non sono cosa di poco conto nel cortometraggio. Mostrare un ambiente per quello che è in fondo non è semplice, perché accanto all'implicarsi di una certa analisi, il tentativo di cogliere l'ambiente qui si complica dell'ambiente stesso: che la videocamera si faccia finestra è una questione che pone i propri limiti nei limiti stessi del significato della metafora, ma se diciamo invece che l'ambiente si fa ciò che si mostra e ciò che si mostra si fa ambiente, questo è molto di più di porsi come finestra su Baoying. Una finestra, pur con la possibilità di vedere attraverso, è pur sempre una barriera architettonica e soprattutto ciò che si pone come soglia in cui non poter stare, banalmente o si è là o si è al di là di essa. Ma se la capacità del vedere attraverso propria della finestra si fa ambiente, allora questo, oltre a sembrare un poco strano, ci porta a variare il nostro punto di visione: ciò che guardo si sposta e ciò che si sposta è quindi ciò che può variare e ciò che variando varia la visione. Se io guardo da una certa prospettiva, ponendo la finestra nel punto dove è materialmente, allora posso dire che sto guardando effettivamente fuori dalla finestra e ciò che vedo mi inficia completamente. Sento i rumori della città e il suo dileguarsi con il cielo, ne sono con ciò allora completamente immerso e a questo punto la finestra non c'è nemmeno più. Se invece mi pongo più indietro, mostro la finestra stessa con tutto ciò che comporta, ovvero sento prepotentemente la finestra: io sto guardando attraverso di essa, è vero, ma quest'interno mi inficia a sua volta. Alla fine del cortometraggio, questo interno è predominante e si crea la possibilità marcata di un fuori, di cui sento i rumori attutiti. A questo punto la metafora della finestra e della videocamera sembrerebbe un po' riduttiva nel senso che fa sentire soprattutto la sua caratteristica di barriera. Slittando però la videocamera come fa Lynn, tutto questo non si percepisce. Allora la domanda è: il mio sguardo è o non è una finestra sul mondo? La metafora non basta più abbiamo detto: se la metafora implica al suo interno essere e non essere insieme, perché una cosa si pone come un'altra e tuttavia allo stesso tempo ne differisce, questo non basta per cogliere Baoying Window come ciò che ha lo slittamento di prospettiva come possibilità del differire stesso, ma ciò che differisce, insieme alla percezione dell'ambiente, quindi ponendo un fuori e un dentro, un al di là e un là, è l'ambiente stesso. In questo cortometraggio risulta forte la questione della barriera, ma ciò che permette una variazione di visione pone anche il differimento del punto di visione stesso e questo è fondamentale. In questo senso allora il nostro sguardo cambia e si cambia e a questo punto è il differire stesso il problema fondamentale, non i cambi di prospettiva, che sono comunque di qualcosa, appartengono a qualcosa e in quanto tali si continua così a vedere un punto e il suo fuori. In Baoying Window non tutto è al di fuori del punto ma tutto è ambiente, compreso il punto stesso, anch'esso nel differire. In questo senso allora l'ambiente ambienta e sapendo questo non diremo più che stiamo su una posizione, bensì nel riposizionamento, la qual cosa è almeno più puntuale e precisa: stiamo nel riposizionamento come ciò che si fa ambiente e che ne è inficiato. Il cambio di prospettiva è poca cosa ormai: è necessario stare nell'attraverso, essere finestra, Baoying Window.


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