Fotogrammi #56: Un'altra schizo-classifica ancora, pt. 1 - Pre-messa



Sono ormai quasi quattro anni, manca meno di un mese. Quattro anni e, nonostante tutto, siamo ancora qui. Vien da chiedersi come, più che perché, e tuttavia questa è una domanda insolubile. In buona sostanza, siamo ancora qui perché siamo vivi, e forse questa è l'unica risposta che potrebbe, se non fugare totalmente, quantomeno risultare parzialmente corretta e comunque onesta. Siamo vivi e siamo qui; siamo vivi e perciò continuiamo a rompere i coglioni e a romperci i coglioni, e questa non è una promessa, non significa che continueremo a esserci fintantoché saremo vivi: è una minaccia. Del resto, chi l'avrebbe mai detto? Eppure, se la matematica è ancora una scienza esatta, 2800 like su Facebook e 600mila visualizzazioni nel blog hanno il loro peso, specie a considerare che, a differenza di chiunque altro, noi non abbiamo mai fatto compressi con nessuno e anzi abbiamo avuto più volte il piacere di essere ostracizzati da quelli che all'epoca erano grandi e grossi e ora invece risultano cadaveri perché, i ponti con loro, li abbiamo subito messi a fuoco - ed è stato bello vederli bruciare (c'è poco da fare, il fuoco ha un suo fascino). Ora, però, quei fuochi si sono spenti, almeno in parte, e noi siamo da tutt'altra parte, e siamo da tutt'altra parte proprio nel momento in cui i nemici, quelli più untuosi e viscidi, s'accorgono che si sarebbero dovute prendere le nostre fila quand'era il momento, non ora, ché ormai è troppo tardi; ora, cercano di racimolare qualche briciola dal nostro passaggio, ma non basta, e non basta perché è troppo tardi: la Carlucci ora parla di resistenza-esistenza come qualche altra demente che scrive, copiando spudoratamente concetti elaborati da noi, di Clipson, e quando noi stavamo a ribadire, un anno fa, la necessità di una r\esistenza lei era tutta occupata a scrivere di Mad Max: Fury road; Abiusi si accorge d'aver perso tempo a scribacchiare dei film festivalieri e riscopre, sempre sulla nostra scia, Menegazzo/Pernisa, che, come tutti ricorderete, abbiamo tratto fuori dal dimenticatoio giusto l'anno scorso; Isabella, invece, dopo un patetico tentativo di portare a termine l'impegno di media-partner presa da FilmIdee, impegno totalmente eluso da quelli di UZAK, ma sarà che la Dell'Aquila deve recuperare quattro anni dell'Emergere del possibile per avere qualche idea per scrivere su La furia umana, ha cercato di proporre qualcosa di sperimentale al Filmmaker (un programma che sarebbe andato bene trent'anni fa e che Isabella, spiace doverlo palesare, si è soltanto premurato di metterlo nel curriculum, perché in realtà, quei film, li ha decisi il Film Museum), il festival di FilmIdee, di cui a Pesaro, durante Robert Todd - Lost satellite, lo stesso Isabella, riferendosi soprattutto alla Persico e a Stellino, disse peste e corna, ammettendo di collaborare con loro solo per necessità e che li avrebbe mollati appena possibile, perché non ne poteva più della loro superficialità e del loro arrivismo. Insomma, la situazione è più o meno questa. Ci sarebbe da approfondire, per esempio arrivando a chiedersi come mai molti dei film italiani al Filmmaker provenissero dalla Civica e cose del genere, ma crediamo che già si sia rilevato il punto, e cioè che non c'entra tanto il fatto che è proprio questa gente, quella che ora cerca di seguirci nella maniera più disperata e parossistica possibile, quanto che sia attraverso l'integrità e l'onestà che possa infine compiere un percorso autentico e, dunque, d'interesse per i più: non è cercando l'ultimo e più impensabile film che si fa sperimentazione, è essendo onesti che si viene attratti, per necessità, da quel qualcosa che, infine, non può che manifestare quella coalescenza di onestà, necessità e interesse, coalescenza anche detta vita autentica, che, a differenza degli altri, abbiamo fatto di tutto per conservare, ed è proprio conservandola che, ecco, siamo ancora qui. Siamo ancora qui dopo un anno che ha segnato, in maniera inequivocabile e definitiva, il trionfo di una r\esistenza tanto autentica quanto sotterranea, carsica. Non abbiamo portato noi Robert Todd in Italia, noi abbiamo creato, silenziosamente e con anni di studi e ricerche, le condizioni di possibilità affinché Todd potesse venire in Italia e potesse essere accolto dall'attenzione che merita, ed è questo che a noi interessa: creare quelle condizioni di possibilità per eventi che, poi, accadono indipendentemente da noi, non fosse altro ché noi siamo già più avanti, e comunque per necessità. È indubbio che il 2016 abbia segnato una trasformazione radicale nell'interesse cinematografico. Dalle cose più banali, come la caterva di bambini che colla videocamerina giocano a fare Clipson o i vari blogger che cercano in tutti i modi di emularci, senza però un minimo di stile, a quelle più importanti e, a nostro avviso, fondamentali: c'è stato il primo NOFEST, Cosa fare con il fuoco, a riprova del fatto che scrivere o girare non basta e che nostro interesse primario sia creare delle condizioni di possibilità affinché gli eventi accadono e non tanto il far accadere gli eventi in sé, di cui onestamente c'importa molto poco, è nato Satellite, che, al di là dei vari dubbi a riguardo, tra cui, quello più forte, è stato il film di Romano e L'Innocente in piazza, ma è innegabile che, anche lì, se non le amicizie quantomeno le simpatie, un peso, ce l'hanno, Robert Todd è finalmente sbarcato in Italia con la tre giorni di Lost satellite e via dicendo. Tutto questo non deve essere preso separatamente. C'è tanta verità in Satellite come nei fake di Clipson, nel NOFEST come in Lav Diaz che torna a Venezia. E in questo senso diciamo che, più che a degli eventi singolari, questi devono essere com-presi come molteplicità, una molteplicità dalla quale bisogna ricavare quelle condizioni che l'hanno resa possibile. Ecco, a noi interessa questo, e per questo non siamo parte della KKKritica cinematografica, sempre più interessata a recensire il singolo film e ad avere l'anteprima o il maggior numero di like su Facebook per soddisfare il proprio ego fallico e/o il proprio fallo egoico, perché per noi quel che conta e quel che è sempre contato è la possibilità che qualcosa accada, non tanto l'accadimento di qualcosa. Quello compete alla KKKritica cinematografica, che fa il lavoro, nauseabondo e reazionario, dello storico, non alla critica cinematografica genuinamente intesa, che concepisce il proprio mestiere cinematograficamente pur riconoscendo una frattura fondamentale tra essa e il film in sé e, dunque, opera genealogicamente, non, come la KKKritica, archeologicamente, facendo archivi e via dicendo: l'una dispone affinché qualcosa venga a porsi, l'altra ordina ciò che è venuto a porsi. Naturalmente, non c'è niente di male nel far questo, e tuttavia il rischio, in cui tutti i KKKritici cadono, è quello di solidificare ontologicamente un film piuttosto che altri, sì da creare un passato rispetto al quale rifarsi, una tradizione, tradizione che invece la genealogia abbatte, mostrandone i rapporti di potere - economico, politico eccetera - che la costituiscono e, in tal modo, disponendo uno spazio liscio in cui possa accadere qualcosa - di nuovo, si spera. Così, ancora quest'anno, abbiamo aperto un'altra sezione del blog, Pratiche della visione, di cui andiamo piuttosto fieri, e, insomma, abbiamo agito di conseguenza a quello che finora avete letto, il che significa, anche, che alcune cose sono state chiuse, come ad esempio la sezione Capolavori e, non da ultimo, il nostro progetto più ambizioso, e cioè r\esistenza, di cui sono state svolte tutte le parti (prologo: Disertare, sabotare, incendiare, pt. 1: Compagni, non consegnate i vostri fucili, primo interludio: Salvaci salle micce corte, Nostra Signora Della Dinamite, pt. 2: Avant la guerresecondo interludio: Il nichilismo è la più grande forma di onestà) eccetto l'ultima, r\esistenza, epilogo: Il cinema, l'immanenza, l'anarchia - e la lotta è di nuovo armata, porcoddio, che non vedrà mai luce perché la r\esistenza per noi si è conclusa lo scorso 15 dicembre. Insomma, sono successe un po' di cose, inutile girarci tanto attorno; quel che ci terremmo fosse chiaro, per tirare le fila di un altro anno trascorso, è, da una parte, la messa in luce di quel che, attraverso l'EdP, cerchiamo di fare e, d'altra parte, la condizione presente, perché è al presente che dobbiamo rendere conto, e non esserne all'altezza, del presente, implica già di per sé una sconfitta clamorosa, più politica che esistenziale: queste due parti noi crediamo si tengano assieme pensando non a un cinema politico bensì a una politica del cinema di cui, ormai, si palpano la stringenza e l'urgenza più assolute e inequivocabili e con cui noi, dal canto nostro, tentiamo in tutti i modi di rapportarci, perché è rispetto a essa e a nient'altro che oggi si muove la nostra riflessione e il nostro impegno qui sul blog, impegno che vedrà - si spera - i suoi primi risultati nel 2017 inoltrato. Qualche piano, per il 2017, già ce lo abbiamo, tra cui una cosa molto concreta e grossa e che, però, annunceremo più in là, perché in effetti ora non è il momento; adesso, infatti, è il momento di chiudere l'anno, il che, come al solito, per noi significa due cose: una schizo-classifica, che dev'essere intesa, appunto, nel suo carattere conclusivo, piuttosto che come una serie di consigli di visione che fanno la masturbazione di chi, troppo spesso scriteriatamente, la compila, e, inoltre, la cancellazione di quanto abbiamo prodotto filmicamente, sia r\esistenza che tutte le altre cose, compreso l'Adagio Jean Jaurès (Italia, 2016, 12'), il cortometraggio che abbiamo avuto l'onore di presentare a Pesaro (mica tanto per il film in sé, eh; semmai, perché è stato a Pesaro che le cose son cambiate, quantomeno per noi, e ciò soprattutto grazie all'amicizia con due persone che abbiamo per la prima volta incontrato lì e di cui però - per preservare la loro reputazione - non faremo i nomi) e che ora, prima di cancellarlo definitivamente, vi lasciamo qui sotto. Dopodomani, procederemo alla prima delle tre parti della schizo-classifica vera e propria. 
Buona vita a tutti.



8 commenti:

  1. Grazie per il film e grazie sempre per il vostro operato sul blog, anche se non ho capito perché cancellate i vostri lavori su vimeo...

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    1. Sei gentile, grazie...

      I film, li cancelliamo per il semplice fatto che smettono di interessarci e passiamo ad altro. Non siamo registi, le cose che facciamo solitamente le facciamo in via del tutto teoretica, quindi passiamo passiamo oltre cestiniamo, anche perché quel che viene dopo comunque implica ciò che precede e, insomma, è inutile e irrispettoso, almeno per noi, chiedere alla gente di sprecare il proprio tempo.

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  2. Da alcune vostre riflessioni degli ultimi mesi, fra cui quelle su youtube e l'incontro con Robert Todd a Pesaro e tutto quello che avete scritto a proposito, ha preso piede un nuovo sentiero da battere in me e per me, un sentiero che riguarda in primis la letteratura ma non solo. Non bisogna associarsi né fare congreghe, bisogna portare avanti pratiche, lanciare grida, qualcuno avrà la forza di prenderle e farne percorsi che si dovranno interrompere e allora seguirne altri, avere la forza di accettare queste catastrofi, queste interruzioni e farne un nomadismo totale, un'impossibilità di essere incastrati in caselle. Qualcuno in mezzo alla marmaglia rumorosa emergerà per dio per sentire qualche parola, qualche mezza frase, l'ultimo barlume di speranza certamente non cristiana che mi è rimasto. Forse è più una fiducia nell'arte.
    Complimenti ancora.

    Alessandro.

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    1. Ogni tanto, ma molto raramente, ci capita di pensare a quel cazzo che facciamo e siamo sul punto di smettere, ma finché si ricevono commenti-testimonianze come il tuo sappiamo che è impossibile per noi chiudere e, anzi, che è obbligatorio continuare a esplorare e confrontarsi. Grazie a te, sinceramente e dal più profondo del cuore.

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    2. Credo fermamente che portare avanti pratiche come fate voi e come penso di fare io, nel mio piccolo, sia un gesto di amicizia nei confronti di nessuno in particolare e proprio per questo d'amicizia. L amicizia nei confronti di chi ne porta avanti altre, e scava davvero a fondo, guarda l'abisso e si fa guardare ed è dura, ma dura davvero. Ma non si può vivere senza questo. Ecco.
      Io non vi conosco e voi non conoscete me ma vi posso dire che mi sento molto vicino a voi e un amico inteso come sopra. Mi dispiace non essermi firmato interamente ma non gradisco molto i dialoghi nella pubblica piazza, avevamo già parlato tempo fa quando ti avevo scritto su vimeo. In questo caso ho sentito la totale necessita di scrivervi qui. Grazie a voi anche da questo profondo del cuore.

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  3. Grazie per il lavoro che svolgi sul blog,per caso hai visto l'ultimo di Terrence Malick?Nell'opzione che tu lo abbia visto e guardato,credi di scrivere e condividere una tua riflessione/giudizio sul film ?

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    1. Ma perché dovremmo? Ci son già abbastanza dementi che me han scritto...

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    2. Fino a poco tempo fa scrivevate di film apparentemente lontani dalla vostra idea di cinema,continuando comunque a dar voce a quelle visioni che non trovano luce o abbastanza attenzione dal pubblico/spettatore.Lasciavate un giudizio con annessa motivazione su lungometraggi di registi che non necessitavano di ulteriore voce(es:Garrone,Sorrentino,Moretti) nonostante ciò lo facevate spiegando,mediante molteplici riflessioni, i motivi per cui tale opera era da evitare.Secondo punto:per il regista provi un forte senso di odio ai livelli di Kubrick o semplicemente il film ultimo non merita tempo ?

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