(Agiografie #3: Robert Todd) Repair


Di cosa è formata la materia e soprattutto il suo rapporto alchemico: di questo si era occupata così maestosamente Charlotte Pryce in Prima materia (USA, 2015, 3') e di ciò sembrerebbe proprio occuparsi Robert Todd in questo Repair (USA, 2009, 15'), ma in una maniera del tutto diversa, meno immediata, se vogliamo. In questo cortometraggio Todd non pretende di dare risposte alla domanda sulla formazione della materia, sia essa fatta di spirali o altro, magari pieghe, anche se abbiamo più volte usato questo termine e le sue relazioni per descrivere materia e immagine, le quali si congiungono nella pratica e non idealmente. L'assenza di risposte non è in questo caso propriamente una negazione data nella risposta, ma è soprattutto un tentativo di rifondare la domanda, la cui impellenza è stata presto soppiantata dalla progressione delle scienze, ma che rimane vincolante in Repair e, soprattutto, qui trova il suo senso non negando o proclamando alla comunità scientifica la sua inefficacia nella risposta, ma rivendicando un dominio della domanda che ha di nuovo necessità di porsi nel suo fondamentale anacronismo in quanto, sorprendentemente, astorica (il perché sarà chiaro più avanti). Siamo rafforzati dall'andare in questa direzione e lo siamo non tanto per miracolanti castelli di parole, bensì perché la spinta di Repair è una spinta che esige la domanda come possibilità che ci sia dell'altro sì, ma non tanto per sfuggire a questo mondo, per creare realtà parallele, per bisogno che ci sia qualcos'altro o un al di là miracoloso e fatto solo per chi può vedere. Il punto non sembrerebbe essere quello relativo al bisogno di vedere in modo diverso, a cercare la sollecitazione di uno sguardo proprio o che comunque travalichi la realtà così come si presenta, perché lo sguardo e la formazione della materia ci è già nota e data. Noi non possiamo vedere in modo diverso la materia, noi non ci vediamo spirali o pieghe lì dove non vediamo che conformazioni di materia di cui la nostra conoscenza di essa ci informa già in precedenza e quindi non solo nominiamo e categorizziamo, ma anche vediamo in base alle nostre conoscenze. Lo sperimentatore si pone delle domande di ricerca per cui ha già un vaglio di risposte ipotizzate e possibili e se, per serendipità, capitasse una scoperta inaspettata, questa è comunque nell'ordine delle spiegazioni e dunque circoscritta alla nostra realtà. Repair non cerca di andare oltre questa realtà, di schizofrenizzare, per usare un termine che dovrebbe rendere la cosa diversamente e sregolata soprattutto perché non abbiamo idea di che si tratti effettivamente, ma domanda di cosa sia fatta la materia e la domanda è del tutto arbitraria certo, ma intanto domanda e osserva cosa accade in modo spassionato, senza il bisogno di una deontologia dietro che miri a indirizzare i comportamenti di ricerca e a fare in modo che non ci siano danni. Todd invece di danni ne compie, in senso positivo certo, ma c'è il rischio non tanto di causare risvegli, bensì di restare ammaliati dalle immagini e perdersi in esse, mirandone gli effetti di luce e la bellezza, che rimane in memoria o meno, ma che comunque si svincola dai motivi originari che l'hanno creata per posizionarsi piuttosto sul terreno dell'osservazione. Si crea a un certo punto questa sensazione che potrebbe essere presa come sensazione di staticità data dal fascino che le immagini possono creare, ma il silenzio che le attraversa non è un silenzio di ammirazione, che lascia scorrere le immagini affinché queste possano sfilare davanti ai nostri occhi. La bellezza che attraversa Todd e che può essergli riconosciuta è la bellezza propria della realtà che viviamo, non tanto come ricerca di ciò che comunemente non vediamo, bensì come schiusura verso un cinema che è immanente alla realtà stessa e che viene catturato dalle immagini, ma soprattutto è un cinema che può chiedersi di cosa sia fatta la materia, perché non ha a che fare con la conoscenza se non nella misura della sua tecnica, ma è già lontana da essa una volta che si è semplicemente azionata. Se Repair si chiede di cosa sia fatta la materia non lo fa perché non conosca il mondo in cui viviamo o perché lo ignori, ma al più perché possano circolare domande che riguardano l'immagine e se all'inizio abbiamo parlato di materia e immagine abbiamo sbagliato congiunzione, se questa la si intende come unione di due categorie originariamente escludentesi: no, noi non sappiamo di che cosa sia fatta l'immagine e allora è bene partire col chiedersi di cosa sia fatta la materia stessa, perché ciò che sappiamo non risponde anche dell'immagine. Ritrovare dunque la domanda che possa presupporre il cinema come ciò che ci è antecedente, questo mi sembra che cerchi di fare Repair, in tutta la mia difficoltà a parlarne e tentare di portare a galla la questione la cui problematizzazione mi è solo in parte attuabile.


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