(Agiografie #3: Robert Todd): LuLLaBy



LuLLaBy
 (USA, 2009, 8') scorre tutto sommato piano, quasi dolcemente, anche se a tratti questa dolcezza viene interrotta da un che di strano, ambiguo, che sembra quasi minaccioso: è lo stesso Robert Todd a condurci nella dimensione del sogno, con questo suo riferirsi alla ninna nanna e trasportandoci in una visione dove viene esplorato lentamente ciò che è inquadrato, dove si avverte anche una certa sensazione strana non ben chiara e limpida, che si ha quasi solo per mezzo di intuizioni, senza alcun riscontro visivo e, ancora, dove, perché no, si tocca con mano la materia sentendola come non mai, come ciò da cui si è a nostra volta davvero toccati, benché pensiamo di poterlo fare solo noi spinti da un atto intenzionale. Un po' tutto questo scorre in LuLLaBy e precisamente scorre nel senso che si è quasi trasportati e cullati dal ritmo delle immagini, le quali esplorano e ricercano senza meta, trovando spesso una sorta di passaggio tra le forme della materia, un invito a inserirsi dentro quello spazio vuoto che si crea per struttura della materia predisposta in un certo modo. Ma un passaggio è anche quello dalla veglia al sonno e allora è proprio qui, in questo giocherellare con il luogo, che si trovano dei rimandi che non sono tali in quanto simbolici, ma in quanto ci informano su come muoverci rispetto a loro: non proprio un'entrata, un luogo d'accesso che segna un fuori e un dentro, quel dentro ipoteticamente del sogno, ma meglio un passaggio inteso come apertura, qualcosa quindi senza forma e informante, pur attuandosi dalla forma stessa dei materiali. L'informazione, intesa qui senza un qualche messaggio, se è vero che si ha per mezzo della materia, non è da questa supportata quanto piuttosto creata. La creazione, in questo senso, non è pensata come ciò che origina, ciò che segna un punto tra il prima non c'era nulla e poi qualcosa c'è, bensì è il moto che svolta la realtà e, svoltandola, apre al sogno come quel luogo permeato da possibili che raccoglie il cinema. Questo è proprio ciò che LuLLaBy cerca di raccogliere e la cosa particolare sta nel fatto che qui, come in poche altre volte, il sogno sia preso nel senso di apertura della realtà e non come copia di essa o come ciò in cui si ergono gli attori dell'inconscio che svolgono la loro parte ancora, in una qualche misura, censurata: se in Freud la censura era necessaria in quanto proteggeva il sonno stesso, funzione vitale per l'uomo e la sua sopravvivenza, a Todd interessa maggiormente stare nel luogo di passaggio stesso e quindi la protezione del sonno è resa invece dalla ninna nanna medesima, come ciò che accade nella realtà, ma che indica e quindi rimanda, conducendo al sonno e facendo emergere quel luogo di passaggio che precede il sogno, quella parte ancora più sensibile agli stimoli della realtà rispetto al sogno e con ciò più agevole al risveglio. In effetti in LuLLaBy il trasporto che sentiamo ci induce in una situazione di dubbio di fronte al quale non sappiamo bene in che zona di coscienza siamo, se la veglia, il sonno o il sogno e probabilmente sarebbe più corretto dire che in fondo siamo un po' in tutte e tre le zone. Probabilmente è per questo che le immagini finali ci rimangono così impresse, azionando in noi forte la sensazione che, tramite la vista del tocco, tocchiamo e siamo toccati a nostra volta, nello stesso momento in cui non per questo ci sentiamo agenti o pazienti del tocco, ma ci sentiamo, lo ripetiamo perché forse non si è ancora capito quanto questo possa essere importante, in un trasporto tale da poterlo confondere con altre modalità di coscienza, ubriacandoci così d'acqua.

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