(Agiografie #3: Robert Todd): Lightfall


Si finisce Lightfall (USA, 12' 2016) con la sensazione di aver assistito a una sorta di funzione celebrativa, con quel misto di rispetto e coinvolgimento profondo tipico di chi sostiene la propria posizione di guardiano dell'accadimento di un mistero, che coinvolge e lega con un senso di comunanza tutte le forze presenti e che ti fa agire a tua volta come legante comunitario in un ambiente contenente e attraente. Probabilmente nel cortometraggio di cui stiamo scrivendo oggi questa sorta di celebrazione è necessaria a Robert Todd per tornare nel luogo di Threshold (USA, 2013, 19'): questa è una nostra ipotesi, forse un po' interpretativa, ma permane col tempo la sensazione non tanto di una necessità di fare il punto della situazione o di tirare le somme di qualcosa, bensì di un comunanza viscerale tra immagini che si radica in una loro profonda diversità di esporsi e di aprirsi al mondo, di manifestarsi, e tuttavia radicate in una modalità di soglia che ci appare oggi molto interessante. Il luogo di Threshold, dicevamo, è quindi quel luogo in cui non solo è accaduto almeno in parte, e significativamente nel finale, Threshold stesso, ma anche quel luogo in cui è forte e radicata la faglia che è stato, e permane pulsante ancora oggi, Threshold. Non ci riferiamo a una faglia propria della filmografia toddiana, questo lo lasciamo ai giornalisti della storia, anche se tuttavia c'è una storia effettivamente che si lacera qui, ma è una storia di cui non riusciamo ad afferrare minimamente il prima e dopo la faglia e questo è significativo, almeno per noi, perché racchiude il significato della modalità in cui quella faglia si è aperta, una modalità di cui, brevemente, ne abbiamo parlato per il suo non valere come confine, cioè come qualcosa che segna ciò che è al di là e al di qua di tale soglia, che non necessariamente ha pregnanza in quanto luogo di divisione, bensì piuttosto come luogo in cui è agito un «tra» che significa di per sé. Quindi, cosa possiamo dire che faccia Lightfall? Beh, banalmente Lightfall riprende quel «tra» di vitale importanza e lo riprende riprendendo quel luogo in cui tutto sembrava assestarsi, quella palazzina all'aperto in cui convogliavano tutte quelle sperimentazioni avvenute prima e che lì assumevano una parvenza di tranquillità, è lì che sembrava dovessero finire ed esaurirsi... Almeno così sembrava e sembrava proprio perché questa parvenza di tranquillità era voluta e si faceva forza del fatto che ci fu poi una modalità radicalmente diversa di sperimentare l'immagine e noi questo non abbiamo mai smesso di dirlo. Se prendiamo lo scorso anno, ad esempio, questo è più che mai visibile: per certi versi i film di Todd si sono complicati pur non esplodendo visivamente, pur non facendo quel rumore che aveva causato e che causò Threshold, eppure sono sempre stati più implicanti di necessità della visione e nonostante ciò sempre più limpidi e chiari, silenziosi forse, ma tanto più vitali quanto più si avviluppavano con la morte, anche se tutto questo c'è sempre stato, solo che, semplicemente, si trattava di complicarlo sempre più, continuando a distendere, tenacemente, come opera quotidiana. Ecco, Lightfall parte e continua a trascinare tutto questo in un modo che complica quell'abitare la soglia di cui era implicato Threshold e mentre assistiamo a ciò non possiamo che pensare anche a Summer's eve (USA, 2015, 6'), come quel cortometraggio dove meglio si rafforzano quelle sovrimpressioni che in parte ritroviamo anche qui, in quella modalità di intricarsi dell'immagine in cui ne confluiscono altre, lasciando le loro tracce mentre nello stesso momento spazializzano un'immagine nuova, non tanto originale, ma che si fa forza di una congiunzione che evidenzia la loro comunanza pur mantenendo una differenza, la quale sarà proprio quella che permetterà la congiunzione stessa. Accade in tutto ciò davvero una sorta di celebrazione, ma una celebrazione che non ci trasporta in nessun luogo pacifico e misterioso, nascosto, punto d'arrivo a cui tendere, bensì ci riporta esattamente qui, in questa realtà il più delle volte meschina e che ci porterebbe a fuggire, a cercare altro: questo altro di Todd è proprio qui, ma è un altro luogo rispetto a quello che osserviamo solitamente, non tanto per incapacità dello sguardo, quanto piuttosto per il suo intorpidimento, per il suo asservimento alla realtà così come si presenta, dimenticando che c'è qualcosa di nascosto, che nonostante sia qui, si cela continuamente e a cui ci apriamo e si apre con Lightfall


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