(Agiografie #3: Robert Todd) Interplay


Interplay (USA, 2006, 6') è nel luogo del noi o, e il che è lo stesso, è tra. Tra il gioco, ma anche il gioco del tra. Gioco del luogo che si fa framezzo, che si fa differenza, e la differenza, notoriamente, non è ma la si fa: non si può dire che la differenza sia, si deve semmai dire che, la differenza, la si fa. La differenza differenzia, la sua essenza è quella del divenire - una sorta di coalescenza parmenideo-eraclitea che si tiene assieme per un attimo fugace o, meglio, tra gli attimi, nel fra-ttempo, nel frattale del tempo, che sono nel loro trascorrere, nel loro farsi irrevocabili a una linearità di una qualsiasi geometria del tempo. L'essere e il divenire, il divenire che è l'essere e il cui essere è nel momento in cui diviene. Non si tratta di fluidificare l'essere, semmai di trovare in ciò che è molare, una differenza ad esso irriducibile. Questo è Interplay, e quale sensibilità se non quella di Robert Todd poteva coglierlo? In effetti, Todd è il regista dell'immanenza accanita, ma l'immanenza non è mai data, non si trova già bell'e fatta. L'immagine di Interplay è un'immagine che fugge, che si disintegra nel suo darsi. L'interazione è propria del gioco, cioè della gioia. C'è un'interagire della gioia, che è gioia di disfarsi di sé. Di tramontare, direbbe Zarathustra. Il tramonto, del resto, è ciò che permea il cortometraggio del regista bostoniano, che, come abbiamo più volte scritto, trova nella bellezza un farsi crepuscolare che l'inerisce in quanto bellezza: la bellezza non può che tramontare, e allora non conta che la grazia, non lo splendore. L'interazione, il gioco del tra e il tra che un gioco pone nello spazio per sua specifica essenza, che altro non è se non quella d'arretrare rispetto al reale, mischiando i possibili e realizzandoli altrimenti, vediamo insomma che quest'interazione o gioco vale per se stessa, è specie-specifica. Di che? Del reale in quanto tale. Si è troppo spesso abituati a pensarlo come determinato, in vece di determinazioni slegate, rispetto alle quali cioè la relazione corre estrinsecamente. La relazione viene dopo i termini, ed è grandezza di Todd ritrovare nella relazione una specificità irriducibile ai termini - un amore che non è riducibile a quello espresso dagli amanti, un dolore che non è quello possibile per un lutto. C'è qualcosa che travalica persino il possibile? Indubbiamente, anche il possibile ha una storia. Quella piscina, quei bambini, quella fontana... Una linearità strana, inquietante, lega quegli zampilli d'acqua, una linearità che non fa che zigzagare, e che zigzagando trapassa, in-formandoli, cortometraggi anche temporalmente molto distanti tra loro, come questo e Fountains of youth (USA, 2015, 19') o anche Passers by (USA, 2015, 8'): è una tempesta, un cataclisma che si abbatte su qualcosa che r\esiste per il fatto d'essere ancora più recondito, per non dire originario, della forma cataclismatica stessa. Il cataclisma penetra gli anfratti, inquieta le immagini, ma le immagini risultano già inquietate da spettri che non sono i loro: sono gli spettri del reale, rispetto al quale l'immagine non agisce come simbolico ma resuscita la tormenta che fa tremare e baluginare il reale medesimo. Non si tratta, in questo senso, di costituire un altro dal reale, né d'abbellirlo, bensì di cogliere il suo splendore - lo splendore della rovina, tant'è che, da un certo punto di vista, si potrebbe persino parlare di un'identità, altrettanto strana e inquietante della linearità che lega Interplay a film di molto successivi, un'identità insomma del reale e della rovina, non però nel senso che il reale sia la rovina quanto, semmai, che l'essere del reale è in definitiva il divenire della rovina. Dunque, due coalescenze parmenideo-eraclitee: da una parte quella dell'immagine, il gioco, e, dall'altra, quella del reale, la rovina. Come entrano in rapporto il gioco della rovina? La rovina, notoriamente, non scherza - può giocare? Chissà, e comunque non è il caso che lo faccia. Il punto non è che la rovina giochi o meno: la rovina è quello che sfoglia il reale, solo un taglio netto sulla superficie del reale può mostrarla, ma non perché essa sia qualcosa di più profondo del reale in sé quanto perché essa è, in un certo qual modo, la possibilità stessa che vi sia del reale. Il reale si rovina, la rovina è una predicazione del reale, che in questo senso si riconosce, costituendosi, in essa, attraverso essa. Il gioco, allora, non sarà propriamente questo taglio. Il gioco è la possibilità dell'immagine. L'immagine gioca. L'immagine come gioco ha a che fare col reale, è complementare al reale, ma non si risolve in esso. L'interazione col reale avviene in uno spazio che abolisce la realtà del reale, scoprendo, nel reale, una dimensione ulteriore e più propria, cioè specie-specifica, del reale in quanto tale. L'immagine si produce nell'interstizio, essa è come nel regno del gioco, che avviene nel reale, ha un'interazione col reale, ma abolisce tutte le regole del reale. L'interstizio entro il quale si produce l'immagine non è un limite né un confine, ma un tra - luogo del tra e tra i luoghi. In questo interstizio l'interazione tra immagine e reale avviene e non può che avvenire, ma la necessità di un avvenimento simile è data dal fatto che il carne, nella sua carnalità eminente, non può che mostrarsi, che manifestarsi. Come? Di fatto, paralizzando. Ciò che inquieta del reale è che esso sia reale, e per ciò pietrifica. Il reale, la situazione reale, è un volto di Medusa, e la domanda non è come non esserne pietrificati, perché anche il più sciocco riuscirebbe a dire che basti il voltar le spalle al reale per non esserne pietrificati. Todd, in questo senso, non ci porta a un «mondo dietro al mondo», non c'ingiunge, ingenuamente, di far finta di niente o di cogliere quel minimo di bellezza che nello schifo generale insiste e sussiste, poiché questo sarebbe già un voltare le spalle all'evidenza; quel che, a nostro avviso, interessa a Todd, ed è fondamentalmente il motivo per cui ci sembrava, ora più che mai, il caso di farci un'agiografia sopra, è appunto il fatto che Todd ingiunga di guardare la Medusa, di non abbassare la testa. Guardare la Medusa senza esserne pietrificati. Come? Col cinema. Che non è una trasvalutazione. Il cinema abolisce il potere della Medusa di pietrificare senza con ciò togliere il fatto che il reale sia un volto di Medusa. Come? Producendosi nell'interstizio. In quell'interstizio che non è tra il sogno e il reale, tra l'immagine e il mondo - ma è tanto del reale quanto dell'immagine, e per ciò è immagine, cioè gioco. Il gioco continua a farsi nel reale, ma in maniera diversa. Gioca propriamente nel reale e col reale. Manipola le regole della realtà senza davvero abolirle ma tendendole a un punto tale che si ritrovano come capovolte, e quindi abolite (ma solo in apparenza). In realtà, il reale non cessa d'esserci, e inquieta l'immagine, come uno spettro che gli sta lì accanto. Ma, ecco, la forma di spettro l'assume grazie all'immagine, qual è appunto quella di Interplay: in Interplay non è l'immagine lo spettro del reale ma il reale lo spettro dell'immagine. Uno spettro che è divenuto tale non in quanto precedentemente vivo e ora morto; il reale è spettrale in sé, e l'immagine, per sussistere, non può che palesare quest'essenza, rispetto alla quale essa non assume più verità ma, soltanto, scopre la comune desinenza ontologica, il comune denominatore, la comune consistenza ontologica. E che l'immagine non può che essere se non mostrando il carattere demoniaco del reale? dal quale, peraltro, dipende? Non del tutto. Non si tratta di una dicotomia. Quei piedi sull'acqua sono piedi di un bambino che gioca - e anticiperanno la testa nell'entrare dalla parte di una stanza gelida. Ma sono ciò allo stesso tempo. L'acqua che fa? Specchia - e anche risucchia, in Interplay. Creando forme che sono tali nel reale dell'immagine del reale.

21 commenti:

  1. "è una tempesta, un cataclisma che si abbatte su qualcosa che r\esiste per il fatto d'essere ancora più recondito, per non dire originario, della forma cataclismatica stessa. Il cataclisma penetra gli anfratti, inquieta le immagini, ma le immagini risultano già inquietate da spettri che non sono i loro: sono gli spettri del reale, rispetto al quale l'immagine non agisce come simbolico ma resuscita la tormenta che fa tremare e baluginare il reale medesimo. " Puttana Eva , bellissimo

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  2. "L'interazione col reale avviene in uno spazio che abolisce la realtà del reale, scoprendo, nel reale, una dimensione ulteriore e più propria, cioè specie-specifica, del reale in quanto tale" ma quindi questa interazione col reale avverrebbe attraverso il gioco del filmare ? Dove nel gioco sta la libertà del bambino ? O ho capito male ?
    Alberto :)

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    1. Non so, a ma pare che il gioco del bambino sia una buona metafora del filmare. Il gioco si costruire nel reale, non come un'altra realtà ma come una possibilità che nel reale non è esplicita e che anzi il reale soffoca. Ma questa possibilità è nel reale, non è un'altra realtà: la possibilità che vi sia della realtà.

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  3. Comunque siete le cose più belle a cui io abbia mai assistito ? Quando monto il girato te lo passo , non vedo l'ora .
    Cazzo avrei voluto crescere con voi e filmare tutta la vostra evoluzione .
    E.D.P è qualcosa di fantastico ragazzi . Non sapete quanto mi stiate cibando.
    Ieri mi è arrivato un boxset di Brakhage della Criterion con 700 min. di film. Sto godendo come un porco.Sempre i miei più grandi ringraziamenti, un giorno saprò come sdebitarmi sicuramente :))))))
    Alberto

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    1. Quei due cofanetti, li ho anch'io. Manca molto, purtroppo.

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  4. siete tra le cose più belle a cui io abbia mai assistito . Intendevo questo .
    Altra domanda : a milano mi avevi detto che ristampavano Metafore della visione , sai dirmi quando più o meno , perchè devo recuperarlo perforza e voglio sapere se devo spendere 70 euro :( ,o meno se aspetto la ristampa

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    1. No. Una tipa me lo chiedeva anche su aNobii. Era una voce che girava, ma finora nulla. Comunque, non val la pena sborsare 70e. Io ho un pdf, se vuoi. Intanto, ti consiglio di aspettare. Su Amazon può trovarlo anche a 20e, se hai pazienza.

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    2. Allora il post è stato chiarissimo, ho capito tutto quello che hai detto su Interplay, Todd ha capito tutto, e la tua risposta ha dato la conferma di ciò che ho colto dal post, ancora i miei complimenti . Mi è arrivato tantissimo da ciò che hai scritto .

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    3. Comunque sto profilo l'ho appena fatto per richiesta dell'università di merda,non sono io, do una immagine falsa di me, perchè voglio scomparire il più possibile, è una schizofrenizzazione, credimi, mi offenderei se qualcuno mi giudicasse da queste prime tracce che mi lascio dietro e giudicami piuttosto da ciò che vedrai quando ti manderò il mio girato, li credo si possa giudicare la mia persona .
      Filmo da molto tempo da solo e mi sono sentito a mio agio appena ho scoperto i film di cui parlavi grazie a te tutto questo mondo mi ha fatto capire, è come ripulire dalla polvere uno specchio . Fidati ciò che vedi virtualmente è un pasticcio sullo specchio che mostro per coprirmi . Pigliami per un pazzo, ma non per questo travestimento

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  5. Ora capisco perchè provo un senso di beatidutine mentre filmo, nell'atto di filmare. Cosa ne pensi di Vivian Mayer ? Della sua invisibilità ? Del suo non mostrarsi ? Non è sbagliato anche scomparire ? Non sarebbe meglio abitare il margine di cui spesso parlate pittosto che occupare o scomparire ?
    Comunque guarda qui , io non l'ho seguito perchè mi sembrava un babbo https://www.youtube.com/watch?v=1t42zC5BFU4
    Sempre Alberto

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    1. Ah, forse c'avevo bisticciato con lui. È un peccato sentire questo video solo ora; gli avrei detto merda, perché il video a cui fa riferimento è uno dei più disastrosi che abbia mai fatto.

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  6. Tipo Aiweiwei invece ha occupato troppi spazi per me, non abitando il margine rende facile un contrattacco dalla società a cui muove la sua critica , per questo sembra un controsenso . Sembra di giocare per opposizione così , che è alquanto prevedibile e quindi futile per un attacco .
    Scusa l'intaso

    Alberto

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    1. rofl

      Aiweiwei è una commercialata. È il Saviano giallo. Appunto, è già di per sé immagine.

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    2. ahahahah verissimo, tu che intenzioni avrai per Ambiancé quando verrà mostrato e distrutto nel 2020 ? Andrai alla proiezione se ci sarà, o guarderai la live che penso trasmetteranno

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    3. Da quel poco che ho visto, non mi interessa. In più, il film si è trasformato più in un'operazione di marketing che di cinema, per cui...

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  7. Che ne direbbe Todd leggendo questi tuoi pur interessantissimi, geniali commenti?
    Io amo Todd, ma ci vedo cose completamente diverse. Sei daccordo?
    Forse che i commenti, giustamente, muoiono subito dopo la loro estrisecazione?

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    1. Penso che Todd non girerebbe nemmeno se dovesse per forza esserci un significato univoco del film. L'immagine di Todd crea senso, e in questo senso dubito fortemente si possano avere due interpretazioni uguali.

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  8. Penso che un artista contemporaneo, se dovesse per forza dare un significato univoco alla propria opera, creerebbe un'immagine senza senso, e questo dubito fortemente si possa fare. E' come avere due visioni uguali della stessa opera. Il critico, in effetti, non fa altro che interpretare dialetticamente in maniera personale, quindi relativa e a volte piacevole.

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    1. Allora, in fin dei conti, per te, Todd è sempre incompreso. E' solo una persona che cerca di dare un senso alle cose. E stimola coloro che usufruiscono dei suoi video, altrettanto artisti, a creare efficaci versioni interpretative.



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