(Agiografie #3: Robert Todd) Fotogrammi #54: Golden hour



Atti di apprensione e alchimia*
Congetture circa la potenzialità cinematografica di trasformare i granelli di sabbia di una clessidra in oro.



«L’animità [animacy]… è il potenziale dinamico, trasformativo di un intero campo di relazioni entro il quale esseri di tutti i tipi, più o meno simili ad individualità od oggetti, reciprocamente e continuamente si portano l’un l’altro dentro l’esistenza. L’animità del mondo vivente, in breve, non è l’effetto dell’infusione dello spirito in una sostanza o della capacità d’agire in una materia inerme, ma viene addirittura ontologicamente prima di queste differenziazioni.» (Tim Ingold, Rethinking the Animate, Re-Animating Thought)

Mi permetto di suggerire che il film ci offre un’animità contemporanea, la quale segue naturalmente l’antica capacità della superficie dell’acqua, per chi la osserva incantato, sia di riflettere (o ri-presentare) la luce in diverse e varie parzialità sia di offrire una membrana semovente tra gli stati elementali; essa può in effetti essere vista sia come vetrata [stained glass] che come vetro riflettente [looking glass].  
Ma che accadrebbe se questo vetro riflettente fosse, allo stesso tempo, una finestra e uno specchio? se la finestra fosse lo specchio, e lo specchio una finestra? E cosa anche se la tua proiezione su questo piano trasparente-riflettente ti portasse in un mondo che è tanto ricco esternamente quanto se stesso, cioè nella sua propria intimità, in quei violenti e agitati mutamenti tra luce e oscurità che lo connotano e definiscono internamente, richiede che così sia?.. E questa finestra si offre a te come uno spazio nella tua stessa vita, la quale scintilla nel tuo essere e nella tua visione durante quel momento di sostegno, quell’ora d’oro [golden hour].

(Parole chiave: cecità, pelle, estensione, realismo musicale, maledizione)



* Testo (inedito) di Robert Todd

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