(Agiografie #3: Robert Todd): Cascade



Girato tra il settembre del 2009 e l'agosto del 2010, Cascade (USA, 2010, 34') è uno dei pochi mediometraggi fatti da Robert Todd, il quale, se è vero come preferisca un minutaggio solitamente più corto, è vero anche che sa ben adattare tempi più lunghi a seconda di ciò che viene trattato e soprattutto a seconda di come lo vuole trattare e Cascade non ne è che un esempio significativo. L'anno impiegato per riprendere ha qui una valenza particolare, tra l'altro resa con dodici rulli, i quali si sovrappongono ai dodici mesi dell'anno, il che, oltre a essere una corrispondenza formale del tutto legittima, è anche un modo meticoloso di sovrapposizione, la cui meticolosità è presa però in modo tale da non sembrare rigida, ovvero non la si percepisce come forzata e passerebbe inosservata se non ne venissimo informati, anche se, a poco a poco, la struttura del film sarà chiara. Ciò che appunto cogliamo con il trascorrere del tempo è lo stesso trascorrimento dell'anno, che attraversa le sue varie stagioni, ma cogliamo in particolar modo i suoi effetti sull'ambiente scelto da Todd, per lo più relativo a una flora tipica e nella quale si inserisce per pochi minuti anche una quotidianità più umana, ma solo per poco, quasi da sembrare un'intrusa, nonostante la naturalità con la quale si immergono i suoi accadimenti. Lo scorrere delle stagioni è propriamente uno scorrere nella misura in cui non solo le scene fluiscono liberamente senza stacchi alcuni, ma soprattutto nella misura in cui sono le immagini stesse a far fluire le varie materia-pellicole tra di loro. Se questo può sembrare cosa semplice in prima istanza, non lo diventa se consideriamo il ruolo preminente che in questo hanno le immagini nei loro passaggi legandosi tra di loro, in modo tale non tanto da non creare stacchi, ma che queste immagini si livellino tra di loro. Il livellamento operato in Cascade è del tutto evidente, però lo è meno l'implicazione di questa operazione toddiana. Le diverse scene mantengono certo la loro particolarità in ciò che viene mostrato, nel senso che vedo i diversi rami o fiori e la loro modalità di stare rispetto al periodo dell'anno, rispetto quindi al tempo che agisce su di loro, ma questa particolarità non rimane che una particolarità di superficie, mentre si fa viva e sempre più solida la particolarità del tempo stesso come agente ed è allora che il livellamento avviene come smascheramento del contenuto per rivelare i suoi caratteri effettivi, come cioè inscrizioni del tempo. Il livellarsi dei contenuti attuato per lasciare posto a ciò che permette il prendere spazio dello spazio attraverso il tempo, che si inscrive nella materia, può a questo punto includere quel fluire tra scene che si presentano appunto come un fluido passaggio. Il tempo in Cascade, questo tempo che scorre piano piano, non è più semplice variabile, ciò che comporta il cambiamento della materia, la sua maturazione ed evoluzione, tempo come causa al più monca, perché non basta mai come evento cardine, se non appunto come variabile influente che confluisce insieme ad altre variabili nei processi della materia, ma diventa più propriamente un verbo e quindi, meglio, un temporalizzare. L'assunzione del tempo a verbo fa sì che possa essere reso più chiaro e concreto il ruolo che questo processo del temporalizzare ha nel corso dell'intero cortometraggio, ovvero come ciò che si riferisce a un'azione e non tanto a uno stato variabile, una variabile di stato o di tratto, uno stato temporale proprio della materia tutta. Ecco, è proprio rendere questo verbo ciò a cui aspira Todd in questo cortometraggio - riuscendoci, a nostro modo di vedere - il che implica una connotazione del tutto particolare a questo fluire delle scene, le quali non sono più che semplice presentificazione dell'azione del temporalizzare, necessarie non tanto per subire o agire, bensì come fenomeni e quindi come immagini che si stratificano tra il loro essere statiche, pur in movimento (banalmente, non sono foto) e il profondo dinamismo che compete loro in quanto nella temporalizzazione. Non propriamente un'immagine-movimento, bensì temporalizzazione dell'immagine, suprema sintesi di una fenomenologia complessa del cinema dell'immanenza.



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