Third place



Gli spazi tremolanti di Third place (Italia, 2016, 9'), cortometraggio diretto da Davide Capuano e Luca Poma, non sono certo spazi vuoti da riempire, semplici luoghi di passaggio o di stazionamento umano, ma sono piuttosto spazi abitabili, nel senso proprio dell'atto di abitare quegli spazi: non c'è esperienza dell'abitare come acquisizione diretta e tuttavia organizzata del trovarsi nel ritrovarsi in un determinato luogo, siano essi il cantiere, il bosco, il giardino, la villa e via dicendo, bensì è presente un atto dell'abitare lo spazio, al quale appunto non ci si relazione nella modalità dell'incontro con il dato, dove quindi è all'opera un soggetto che incontra un oggetto - in questo caso il luogo come ciò che pur contenendo, lo si rappresenta come esterno - ed è proprio questa una particolarità del cortometraggio in questione. Infatti, se possiamo meglio intendere ciò che si crea, quell'abitare è insieme uno stazionamento e un correre sul posto, dove qui, il correre sul posto, non ha accezione negativa del non andare da nessuna parte e quindi non concludere nulla, quanto piuttosto una modalità particolare di ricerca che velocemente si innerva e si aggroviglia, ispeziona e riflette, insomma è continuamente in esplorazione come se fosse la prima volta, non tanto eliminando acquisizioni ma mettendole sempre in discussione, così che la modalità di incontro con il luogo non sia mai pacifica ma appartenga all'atto stesso di conquista di un territorio in tempi di guerra eppur accogliente senza mai sovrapporsi e imporsi. Un ossimoro, forse, eppure la sensazione chiara è un oscillazione di questi termini, dove qui - allo stesso modo delle implicazioni relative all'esperire nella nostra realtà - lo studio della sensazione non è mero interesse per i nostri effetti dati dai nostri sensi e recettori sensoriali con il film, il che implicherebbe ancora, banalmente, la possibilità di un soggetto percipiente e un oggetto esperito, bensì la creazione di una regione d'azione che ha, lo ripetiamo, come punto fondante l'atto dell'abitare lo spazio che siamo noi - dove, cosa sia il noi, lo si capisce considerando l'immagine di Third place. È proprio l'immagine in tutta la sua radicale inappartenenza con la realtà dello spazio, che ci mostra un'altra maniera d'essere, che implica questo noi dell'uomo che abita lo spazio stesso, una specie di terza via. Ma non corriamo troppo. Effettivamente, quest'abitare non sarebbe possibile se non ci fosse a tratti quel particolare utilizzo della dissolvenza che ricorda un po' - non me ne vogliano i registi se l'accostamento sia con un film sommo del genere, anche se, certo, ci sarebbe un po' da tremare per paura di accostarcisi troppo nella venerazione totale - un cortometraggio di Robert Todd, nello specifico Summer's eve (USA, 2015, 6'), dove è palese come la dissolvenza non sia semplice insieme di immagini attuata per complicarle, ma l'attuazione stessa delle sequenze come passaggi di dissolvenza. La particolarità che ci sembra di rilevare in Third place si gioca tutta da qui in poi: se la dissolvenza delle immagini non è semplicemente la creazione di una doppia immagine che risulta come un tutto (e quindi, alla maniera gestaltista, come ciò che è più della somma delle parti, il che implica, come qui, che la stessa immagine in un'altra totalità possa assumere qualità diverse), allora questo implica che ci sia una terza via, la quale, ci pare, sia in qualche modo suggerita. Preferiamo parlare di terza via e non come il tutto come terza cosa, perché questo tutto è certamente diverso dal semplice essere doppio e però la questione pregnante qui non è tanto la dissolvenza o il risultato ultimo che è lo stesso film come terzo, ma il fatto che il supposto terzo possa condurre in uno spazio che non si completa percettivamente e quindi realmente, e non è nemmeno il quarto, perché continuamente abitato da quella proliferazione di possibili a cui non appartengono le quantificazioni o qualificazioni, ma l'immagine come ciò a cui continuamente si tende senza esaurirla. Ecco, tutto questo ci sembra che porti Third place, con i dovuti incitamenti a continuare per questa via.


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