Scompariamo! L'emergere del possibile chiude i battenti


Alla domanda «Qual è la vostra idea di felicità?», Marx rispondeva: «Combattere». 
Alla domanda «Perché combattete?», noi non possiamo che rispondere che ne va della nostra idea di felicità.
(Comitato Invisibile, Ai nostri amici)

Forse siamo stati poco chiari. Abbiamo parlato del millesimo post, sostenendo che esso segnasse una data di scadenza. L'abbiamo detto qui. Ora, non so da dove provenga il fraintendimento, se sia colpa nostra, dell'oscurità delle nostre parole o se, semplicemente, si parlano lingue diverse, tra chi scrive e chi legge, e tuttavia ci sembra chiaro che, con quelle parole, noi non decretassimo una chiusura del blog. Certo, molti si son divertiti a darci per spacciati, ma questa non è una novità. La novità, semmai, risiede nel fatto che noi dell'EdP abbiamo r\esistito, senza stringere amicizie di convenienza e mandando a fare in culo chiunque dovesse esservi, a nostro opinabile parere, peraltro strutturato in quattro anni di pratica critica e di ricerca, mandato: lo stupore nasce dal fatto che la gente continui a leggerci, che, nonostante l'isolazionismo più o meno forzato la nostra voce sia ascoltata, e spesso più di tante altre prese nella morsa dei consorzi che tutti conoscete. Detto questo, perché avremmo dovuto chiudere il blog? Un esempio accaso: si sente sempre più parlare di resistenza cinematografica. Da Uzak, FilmIdee e altri siti della minchia che ci han sempre fatto muro contro. Siti che, prima che quella parola l'utilizzassimo noi, e, a differenza loro, in un concatenamento discorsivo preciso e rigoroso, non l'avevano mai adoperata. Dovremmo quindi chiudere? Dovremmo chiudere ora che la gente inizia a guardare Clipson grazie a questo blog? Dovremmo chiudere dopo aver praticato una ricerca cinematografica che dà ancora i suoi frutti? La gente chiede i film direttamente ai registi, e, questa pratica, da cui ognuno può trarre le conseguenze che vuole, l'abbiamo insegnata, divulgata noi. Dovremmo chiudere perché? FilmIdee parla di resistenza. Uzak scrive di Menegazzo/Pernisa, che sono andati a Pesaro e che siamo stati noi a riscoprire. Non ultimo, Todd viene in Italia, la prossima settimana. E chi è che ha per la prima volta parlato di Todd? chi ha diffuso il cinema di Todd, l'ha approfondito e via dicendo? Noi. Quello che sta accadendo è palese a tutti: da una parte ci costringono all'isolazionismo, dall'altra parte si appropriano dei nostri concetti, delle nostre visioni. Si omologano a noi. Perché siamo noi, in Italia, a creare la tendenza, a fare le grandi scoperte. E questo i vari Isabella, Abiusi, e chi più ne ha più ne metta, lo sanno. Dovremmo quindi chiudere proprio ora, ché siamo all'apice? Direi di no. Semmai, si tratta di tentare un'altra via ancora, ora che le cose si stanno rapidamente riterritorializzando. La resistenza non è più fattibile, e non lo è più nemmeno in ambito cinematografico, non solo politico. Dov'è che è il potere? Dove c'è resistenza, insegna Foucault. E per questo abbiamo resistito, perché, per una buona volta, fossero indicati i luoghi del potere; ora, questi luoghi, li si conoscono, si sanno i nomi. Che noi riscopriamo Menegazzo/Pernisa e altri li proiettino, ne scrivano e via dicendo non implica altro che noi, il potere, non l'abbiamo, noi abbiamo qualcos'altro, e cioè una pratica autentica, originaria, che teniamo nascosta, mentre, il potere, ce l'hanno altri, altri che per una volta lo utilizzano a scopi che non possono più essere i nostri: tale coincidenza, però, è della peggior specie, poiché riterritorializza ciò che abbiamo da sempre tentato di fare, il che può essere visto come un movimento impetuoso di deterritorializzazione, che si compirà quando l'EdP chiuderà, ma perché non c'è più bisogno dell'EdP. Abbiamo sbagliato a scrivere male di Uzak quando parlò di Menegazzo/Pernisa; in effetti, eravamo ciechi o, peggio, miopi: che Uzak scrivesse di Menegazzo/Pernisa ha piegato, nel senso deleuziano del termine, Uzak, mostrando come di fatto il dentro, cioè Uzak, non fosse che una piegatura del fuori, cioè noi. Gli esempi sono innumerevoli, non fosse per il fatto che c'è ancora gente che guarda Lav Diaz. La pratica nostra deve mutare, mutarsi, non recidersi. La resistenza ha finalmente mostrato il fascista, e l'ha ucciso; ora, però, c'è il rischio che la resistenza diventi base di una Costituzione, di un potere, che sieda in un parlamento: che foraggi il potere fascista combattendolo. Dopo quattro anni di blog, cioè di pratica di resistenza, al contempo critica e di ricerca, siamo riusciti a cambiare qualcosa. L'Italia, questo paesello del cazzo, è cambiata. Su Facebook si parla di Clipson, di film prima innominabili. O anche: Satellite a Pesaro. E, ovviamente, l'evento della vita: Todd che, porcoddio, finalmente viene in Italia. Tutto ciò crediamo si sia creato non tanto grazie a noi, non siamo così stronzi da pensarlo. Piuttosto, crediamo che noi siamo stati gli unici in grado ad agire strategicamente nel torpore italiota, in un Paese in cui tutto sembrava già fatto, già stabilito e chiunque oziava. Abbiamo spezzato i legami, intuito dove ci fosse la possibilità di un nuovo e intersecati gli interessi, le disillusioni delle persone. Abbiamo cioè capito come funzionasse la macchina. Ora, la macchina non può morire. La macchina esiste perché r\esiste. Quindi ora la macchina si sta assestando, sta mutando. Non va più di moda parlare di Godard, ora bisogna parlare di Clipson, o, se sei ritardato, di Lav Diaz. Il gioco, tuttavia, non è essere sempre oltre, trovare il nuovo. Perché il nuovo non esiste. Esiste, semmai, l'altro. Ma quest'altro non si capisce. È l'ultimo dio, che non si sa se il suo movimento sia d'avvicinamento o d'allontanamento. In questo senso, YouTube è stato efficace. Su YouTube, ma così su FB anche, abbiamo più volte detto la pratica. Bisogna chiedere i film ai registi. Poi, che siano delle troie quelle che li chiedono è un'altra cosa. Rimescolare le carte in tavola. Uzak, FilmIdee, Rapporto Confidenziale e tutta 'sta merda funzionavano laddove andavano ai festival, scoprivano cose nuove. Impossibili per i comuni mortali. Poi ai festival ci sono andati anche i ragazzini, e allora giù Quinlan, Cinelapsus e via dicendo. Un potere del potere, un autoforaggiamento impossibile ma reale del potere. Noi, che abbiamo fatto? Semplicemente, abbiamo mostrato che ci fosse dell'altro rispetto ai festival. Che fosse molto più figo. E, soprattutto, abbiamo insegnato una pratica: chiedere le cose. Nessun intermediario. Vuoi vedere Todd? Chiediglielo. Vuoi vedere Clipson? Chiediglielo. (Il problema è che le persone non fanno ricerca e sono sostanzialmente delle amebe, quindi non scoprono nulla e si limitano a chiedere quello che dice l'EdP, ma tant'è, cazzi loro, l'ignoranza non è mai stata utile a nessuno, come disse Marx di Stirner.) Se Pesaro, come abbiamo cercato di dire, è un grande festival per questo: perché è gratis. Gratis, tuttavia, non significa che non sia a pagamento. Significa che sia popolare. Che sia aperto. E c'è però il rischio che quest'apertura sia di per sé una manovra terribile. Gratis significa che il festival è aperto a chiunque, a differenza di Venezia o Torino. Ma c'è una pratica della gratuità. Gratis non significa che ti becchi quello che c'è perché tanto è gratis. Gratis significa aperto. Aperto a chiunque. Quindi chiunque deve chiedere conto di ciò che viene lì proposto. Pagare un festival, al contrario, significa adattarsi alle scelte trascendentali di una direzione (per dire, quest'anno c'era Abiusi alla SIC di Venezia, quindi pensate alla merda che si son dovuti vedere quei poveracci che hanno pagato il biglio per vedere i film ivi proposti): ciò che si paga non è il film, ma la scelta del film, il fatto che un determinato film venga proiettato. La gratuità, invece, implica una ritrattazione delle posizioni. Gratis è un patto. Significa: siamo aperti, ma aperti al tuo occhio - alla domanda del tuo occhio. Chi va a Pesaro e non critica il porno di Armocida in piazza è un suddito con l'etica del borghese... ma verrà il giorno in cui i ragazzi e i ragazzini raggiungeranno Pesaro, in quanto gratis, cioè aperto (anche) a loro, e romperanno i coglioni per 'ste scelte di merda, perché non puoi per due ore vedere cose fregne a Satellite e poi il resto del programma è una pippa. Quindi l'apertura. Come Pesaro, noi abbiamo aperto qualcosa, l'abbiamo dischiuso. La pratica del chiedere, ad esempio. Che non è di tutti i giorni. E un giorno sarà che qualcuno chiederà senza sapere, senza aver letto nulla. Senza l'ausilio dell'EdP. Quel giorno, tuttavia, sembra abbastanza lontano. Al massimo, riusciamo a pensare a qualche hipster della minchia che chiede lo sconosciuto giusto perché sia sconosciuto. Perché? Perché manca il percorso, una pratica che sia propria. Ma questa verrà. E verrà com'è venuta la pratica del chiedere. Noi abbiamo aperto a questo, e ora, dopo quattro anni, le conseguenze, iniziamo a vederle. Le vediamo nelle statistiche dei blog e dei siti, nei mipiace su FB, nei post che condivide la gente. Qualcosa è cambiato, ed è cambiato grazie a una pratica che abbiamo attutato fino in fondo e chiamiamo r\esistenza. La r\esistenza è un fallimento. Essa serve a mostrare il luogo del potere. Guardate le nostre interviste, guardate quanti coglioni e finti-anarcoidi. Il nostro progetto non poteva che essere un fallimento, perché la r\esistenza è un fallimento. Altrimenti diventa resistenza, ma allora non vale, perché poi ci si siede a far la Costituzione di uno Stato, e già lì le cose diventano strane. Il punto è: questo è stato fatto, l'abbiamo fatto. Ci son serviti più di quattro anni e un migliaio di post, ma è stato fatto. E ora? Ora dovremmo chiudere? «E non smettere di giocare proprio sul più bello», cantava Canali. Ed è questo il momento più bello, ora che le cose si sono scompaginate, come descritto sopra. Perché è adesso che bisogna rimboccarsi le maniche e attuare un'altra pratica ancora, perché c'è il rischio, altrimenti, di fascistizzarsi, di diventare l'EdP, il potere, il sacro Buddha, l'innominabile da cui scaturisce la sapienza cinematografica che poi tutti centellinano su Facebook. Ma, ehi, questo non significa che chiudiamo. Abbiamo quattro anni alle spalle e un botto di post - e abbiamo fatto scuola. Perché dovremmo chiudere? L'unica cosa che chiudiamo sono i battenti, per rimanere ancora più soli, per scomparire, stare nella profondità, che è per definizione inemendabile: ma è la superficie ciò che conta, «la pelle è il più profondo», ma che ne è della superficie se non per la profondità? Scompariamo. Non abbiamo nessuna intenzione di chiudere niente, di fare alcunché. Anzi, speriamo che le cose appaiano immutate. Perché non è cambiando la grafica che fai la rivoluzione. Il lavorio del negativo non tende al positivo ma a conservarsi come tale, cioè come negativo. Scompariamo. Un'altra pratica ancora, perché non si è mai trattato, per noi, di recuperare il film sconosciuto ma di perpetuare delle pratiche, critiche, resistenziali e via dicendo, al punto tale da radicalizzarle e, quindi, mutarle alla radice. Tanto, ormai, i ruoli li sappiamo tutti quanti, e c'è chi preferisce stare al sole, questo è certo, ma il Grande Meriggio, in Nietzsche, non è che l'ora della fine, l'ora di scadenza che avete frainteso. Perché l'ora di scadenza di cui parlavamo non è certo la nostra, ma loro. Noi, semplicemente, scompariamo, non recidiamo la nostra pratica ma la mutiamo, ed è proprio su quest'etica che crediamo si basi il prossimo film che, dopodomani, andremo a recensire, un film, anzi forse il capolavoro di Nicolas Rey, già regista di Les soviets plus l'électricité (Francia, 2001, 175'). 

15 commenti:

  1. Tutto giusto e bellissimo.
    Ma perché c'è la foto di una coppia lesbo che si bacia a corredo del post? È l'unica cosa che mi sfugge...

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    1. Fa audience. Tipo Fazio con Calasso.

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    2. sto morendo

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    3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  2. Vi seguo da circa tre anni (se ricordo bene).
    Credo che in effetti sul vostro contributo nel senso che avete scritto non si possa discutere. A me personalmente avete dato una porta ad un cinema altro che nessun altro (almeno in italia) mi aveva dato (e pure in modo diretto e sincero tutto sommato, almeno così mi è sembrato).
    Detto da uno che probabilmente mandereste a fanculo, ma il bello è proprio questo.

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    1. Ci fa piacere che sia così, dico davvero.

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    2. Cazzo grazie a dio che ho aperto a muzzo adesso di nuovo il blog ! Non avrei mai saputo do todd in Italia ! Ho appena inviato la mail per Milano ! Sto sbottando ! Voi andrete a pesaro o a Milano ? Che almeno sarebbe l'ora che ci si becca che è sempre stato un mio sogno da quando vi ho scoperto !

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    3. Per Milano, dacché mi risulta, non serve iscriversi. Incontro alla NABA e proiezioni sono aperte. L'unica cosa per cui bisogna iscriversi è il workshop a Pesaro lunedì. Noi ci siamo sia a Pesaro che a Milano, ma come black bloc.

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    4. Mi sono preso di un male quando ho letto il titolo ! E appena ho letto todd italia ho cercato e mandato la mail . Dio caneeee non ci credo cazzo se non mi fanno entrare davvero trovo qualche cazzo di modo ,mi metto uno di quei giubbini catalifrangenti con un tesserino del kebab al collo e scavalco . Io comuqnue sarò a Milano purtroppo però già presa benissimo così ! Evento epocale ! E quello che state facendo ve lo dico ogni volta è grandioso , cazzo io per farvi capire come sono messo ahahah mi è capitato di sognare di beccarti francesco ahhaah cazzo sembro un matto. Comunque bella cazzo finiremo prima o poi a beccarci per appuntamenti Edp nelle catacombe di notte diocaneeee . Pensate che ero fattissimo quando ho visto la live di yt del tubo delle cose 2 e mi è venuto da piangere ahahaha uno sconforto ... comunque sarei pronto a andare avanti in solitaria , c'è sono sempre nuovo a sto cinema però ho naso , non testa come voi , però riconosco alle prime zaffate la puzza di merda anche quella ben impacchettata e invece mi sale l'euforia e lo sbiello ai veri pezzi d'oro . White ash è stato incredibile , minchia se ci sono entrato , faceva paura in alcuni punti ! cazzo sublime ! Lo devo rivedere mi è salita la fotta !

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    5. Allora ci si becca a Milano, bene che ci sia anche tu!.. almeno tra i borghesucci ignoranti della NABA non saremo io e la Rusalen le uniche mosche bianche in grado di capire cosa stia succedendo 😁

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  3. Colgo l'occasione per dirvi, per quel che può interessare, un semplice e banale grazie per quello che fate ora e da quattro anni, passando per esperienze diverse che per me testimoniano quella che è una ricerca fatta con sapienza e che ha portato risultati utili, nonché grazie per quello che farete. Scusate se mi sono dilungato ma da tanto ormai sentivo l'urgenza di ringraziarvi, quanto meno.

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    1. Grazie, sei generoso. (Spero che la categoria dell'utile tu la intenda in senso lato...)

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    2. Sì. Non volevo riferirmi alla categoria, forse un po' vaga, dell'interessante e intendevo dire che mi sembra che ciò che scrivete abbia davvero un valore e, almeno a me, dà qualcosa che altrove non trovo. Forse ho sbagliato a scrivere "risultati utili"... cioè ciò che fate è utile in senso lato, e porta risultati, di cui avete parlato anche voi nel post.

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    3. Ah, okay, avevo intuito giusto allora. Grazie due volte 👹

      (Sull'utile, non volevo essere puntiglioso, ma è una categoria, peraltro dal lessico dell'economia, che mi spaventa molto usare, specie in certi campi e sedi - v. Bataille quando parla di depanse)

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