I'll remember you as you were, not as what you'll become



Il nuovo cortometraggio di Sky Hopinka, I'll remember you as you were, not as what you'll become (USA, 2016, 12') ripercorre in qualche modo la scia intrapresa con un precedente lavoro di cui avevamo parlato qui sul blog, ovvero Jáaji Approx. (USA, 2015, 8'), cortometraggio in un qual senso esplorativo e intimo, in cui un viaggio personale diveniva non tanto esistenzialmente rilevante, pur partendo da questa sua componente, ma scia di natura quasi spirituale e non solo, quell'«eppure c'è dell'altro», in precedenza menzionato, che ci riporta a una cultura che sentiamo in qualche modo profondamente diversa dalla nostra - e allora ecco il perché del quasi spirituale, per noi troppo legato a una dimensione trascendente del dio cattolico odierno, non per forza oggetto di studio ma impresso nella nostra cultura. Di questa alterità profonda ne comprendiamo non tanto le radici o le significazioni specifiche, quanto piuttosto potremmo dire che viene generata una certa intuizione, un certo qualcosa di indefinibile perché considerato generalmente, ma che tuttavia non per questo ha in sé nulla di vago e così dispersivo, campato in aria, senza un qualche radicamento specifico e che per questo deve per forza aleggiare semplicemente. È di difficile ritrovo, questo possiamo affermarlo, è qualcosa di cui potremmo dire di esserne non tanto a conoscenza senza saperlo, bensì nella nostra predisposizione quotidiana lo sappiamo perché lo conosciamo e purtroppo la conoscenza troppo ha a che fare con il soggetto e con una sua messa in opera nel mondo. È partendo dall'intuizione che ci sia una diversità di modi di vedere - una diversità che Hopinka coglie e afferra, pur senza incasellarla e con questo darle un'immagine - che può iniziare una qualche discrimina con quell'altro di diversa natura e modo, un altro che tenta di riportare alla luce Hopinka e che in I'll remember you as you were, not as what you'll become fuoriesce per vie particolari e, se vogliamo, anche più diversificate che in precedenza. Certamente in maniera più palese e marcata con la poetessa Diane Burns, alla quale è dedicato il cortometraggio e di cui, purtroppo, qui in Italia non c'è nemmeno il ricordo. Le sue registrazioni e le sue poesie non vengono messe con lo scopo cerimonioso del ricordo o di una qualsiasi onoranza: le parole della Burns e le sue immagini sono cariche di quell'energia che attraversa tutto il film e che non riesce, comunque, a manifestarsi, se non attraverso vari sintomi, varie esternazioni vibranti che attraversano l'uomo - e la poesia in particolar modo - nella sua maniera di essere nel mondo, ovvero tramite la parola, tramite le performance artistiche di cui assistiamo nel film o, ancora, tramite il suono, senza perdere la propria energia nonostante la sua esternazione.. ed è così che Hopinka, con questi armonici collegamenti tra registrazioni passate e immagini alterate, cerca di toccare certe corde, non per farcele avere in un rinvio unico a quell'altro invisibile, bensì per farlo vibrare in molteplici maniere. L'immagine finale sembrerebbe essere quella che contempla l'intero, summa del discorso, ciò che più propriamente dovrebbe rimandare a qualcos'altro, in una sorta di rappresentazione verso l'astratto, eppure non è propriamente così, ma è una componente essenziale di un film che, in fin dei conti, non si pone nell'intento di mostrare, e con ciò dimostrare, l'esistenza di qualcosa, come se ci fosse un'aspirazione all'oggetto e che, per lo stesso motivo, non si pone neanche come dimostrazione di un'intuizione, che sarebbe sempre verso il mondo o un altro mondo: le vibrazioni mosse nel cortometraggio non sono collegamenti, strade che raggiungono un aldilà che semplicemente ci è precluso alla vista, anzi è proprio attraverso gli occhi che questo penetra e, oltretutto, lo fa nel mondo, il quale solitamente ci preclude la vista. È un rifiuto senza essere fuga, un atto di effrazione senza presupporre di contro il comportamento corretto, lo spirito senza chiesa ma della comunità: questo ll remember you as you were, not as what you'll become lo troviamo nel limite ma non su una soglia, nella quale ci sono due parti, il mondo e l'aldilà. È nel limite in quanto nel cinema, luogo senza rappresentazione eppur del mondo e dell'uomo, per l'uomo e, in quanto nel limite, in precario equilibrio, vibrante immagine che, nel suo mostrare e nel riportarci la poesia e la musica, ci consegna ad essa in costante spirito d'attesa di una venuta che non arriverà mai perché senza luogo, ma di cui ne rintracciamo raramente i sintomi.    


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