Pratiche della visione #3: Il Leone d'oro a Lav Diaz e altri porchiddii



Sono ormai passati tre anni dacché io scrissi di Lav Diaz. Era, per intenderci, il 2013 - giugno per la precisione, quindi un po' di più di tre anni fa, e comunque non ha importanza. Quando scrivevo di questi film, in genere, mi si dava del troglodita, del rincoglionito e via dicendo, perché fondamentalmente guardavo film di una durata che esulava dai 90' canonici e, insomma, faceva strano... e poi perché guardare determinate cose? perché questi lungi piano-sequenza? perché il b/n? Non si capiva, non lo si voleva capire. Ora, improvvisamente, è tutto più limpido, tutto più chiaro e terso. Improvvisamente, la manna dal cielo: apprezziamo tutti quanti Lav Diaz. Dopo Berlino e Locarno, anche Venezia. Lav Diaz il rivoluzionario sbanca tutto, e da bravo rivoluzionario inizia a frequentare i salotti hollywoodiani con l'Orso in mano. Oggi il Leone, e, al rivoluzionario, gli viene assegnato il merito più profondo e raro, quello cioè d'essere tale, e cioè rivoluzionario, anche di fronte a chi, la rivoluzione, la blocca... no, non sto dicendo che sia scandaloso che persino Il Giornale l'abbia apprezzato così tanto, sto proprio dicendo che è abbietto il fatto che la critica in quanto tale l'abbia apprezzato - perché che porcoddio di rivoluzione c'è, in senso alla critica, e in particolar modo quella che guarda il red carpet, che frequenta il Lido, Cannes, Berlino e via dicendo? Ma forse la domanda è sbagliata, forse non si tratta di questo. Forse, in effetti, non si tratta tanto di rivoluzione (e qui c'avevano visto lungo quelli de Il Tubo delle cose 2: Cosa fare con il fuoco (Italia, 2016, 83'), quelli del collettivo 無), perché evidentemente il processo non è stato tale: non è che Lav Diaz abbia insorto una rivoluzione che abbia poi agguantato la critica ma, semmai, il filippino ha fatto proprio il contrario, e cioè attraverso un cinema reazionario - da red carpet, appunto - egli è riuscito a guadagnare i favori della critica, persino di quella più borghese e reazionaria. Ci si chiederà, a questo punto, come sia potuto accadere ciò, e in effetti ha senso chiederselo... ma basterebbe dare un occhio a tutta la produzione diaziana post-Hazel per accorgersi che qualcosa sia cambiato: ora Lav non fa più film rivoluzionari, fa film da UNICEF, e ciò perché è esotico e opportuno (opportuno, beninteso, per coloro che, i salotti, li frequentano e devono un attimino togliersi di dosso il proprio odore spregevole, quell'odore che è loro proprio perché essi sono ormai irrimediabilmente coinvolti in un ambiente che quell'odore lo emana essenzialmente, essenziandolo in essi), così com'è peraltro esotico e opportuno montare in tre giorni un film, con stacchi sull'asse che non stanno né in cielo né in terra per poter partecipare sia a Torino che a Copenhagen, o sbolognarne uno per poter vincere a Locarno... ma tant'è, perché alla fine il punto non è nemmeno questo, perché chiusenefrega di Lav Diaz, in fondo? Ormai è una moda, e le mode - notoriamente - ci precedono. Sono tali in quanto ci precedono, non vengono create. Altrimenti, non sarebbero mode. No, non è il punto che la critica scegliendo Lav abbia fatto la rivoluzione. La critica non sarà mai rivoluzionaria. E non è nemmeno il punto che Lav sia diventato un reazionario da prendere a pugni in gola. Il punto, semmai, è un altro. Ed è che la rivoluzione stessa sia diventata una reazione a sé, sia di per sé reazionaria. La rivoluzione, oggi, è il nuovo trend, la nuova reazione alla rivoluzione - una rivoluzione, questa, che però è tale nel momento in cui non può essere pensata, perché pensata (e/o vista) è soltanto la rivoluzione così com'è elargita a posteriori dal trend, dalla moda. Il punto non è che si sia imbottigliati in un ricorso storico, piuttosto che la rivoluzione sia di per sé una risacca. È la reazione che dà la rivoluzione, non viceversa. La rivoluzione è tale solo nel momento in cui viene inglobata in una reazione molto più silenziosa e inquietante di quella che le si poteva contrapporre, perché di fatto è quest'ultima che al contempo la licenzia e la legittima. Quindi, che fare? Nulla. Non si può fare nulla. Se non aspettare. Aspettare che Locarno premi Clipson, che Venezia dia il leone a Todd. E che tutto il popolo di Facebook, che fino all'altro giorno manco sapeva che fosse il cinema ma che oggi è così prodigo a informare chiunque dell'ultimo film (non) visto o visto e non guardato, implori per un'altra vittima sacrificale ancora, senza accorgersi che, in ultima e definitiva istanza, non più 
si sta come 
d'autunno 
sugli alberi 
le foglie 
ma 
si sta come
d'autunno
in stazione
le troie 
perché l'unico tepore che può essere ancora dato è quello d'un altro ingoio ancora: in vista di un inverno glaciale...

18 commenti:

  1. io, infatti, Lav Diaz l'ho conosciuto da te :)

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  2. Sai qual è la cosa che non hai ancora capito e che continui a giustificare con le tue razionalizzazioni un po' goffe?
    Che non sono i registi dei film che hai amato a vendersi, a farsi inglobare dal sistema o fare film peggiori, che non sono il tuo punto di vista e le tue capacità critiche a farsi più raffinati, ma che – semplicemente – in genere ti piacciono cagate immonde e registi di merda. Solo che te ne accorgi sempre troppo tardi.

    Dobbiamo semplicemente aspettare e accettare che Clipson o Todd vengano istituzionalizzati dai festival? No. Dobbiamo solo aspettare il momento in cui ti renderai inevitabilmente conto che fanno cinema di merda, ma da sempre. Poi vabbè, di solito te ne rendi conto quando sei nel mezzo dell'infatuazione per qualche altro scalzacane, è un limite invalicabile purtroppo...

    Versione ridotta: Non capivi un cazzo prima, non capisci un cazzo adesso e non capirai mai un cazzo di nulla.

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    1. Già, peccato che a me Death in the land... ed Heremias continuino a piacere molto :)

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    2. Ecco. Lo vedi che non capisci un cazzo?

      Tra un po' che altro verrà fuori? Che ti piacciono ancora pure certe robe di Reygadas?

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    3. Capisco che questo tizio qui lo chieda per prenderti per il culo (c'è chi si diverte così purtroppo) però sarebbe interessante, almeno per me che ti seguo da molto e ho comunque avuto modo di notare l'evoluzione dei tuoi gusti, capire quali film di cui hai parlato in passato pur ormai ridimensionati (com'è giusto che sia) alla luce del tuo percorso conservino per te ancora motivo di interesse.

      E' evidente che alcuni registi e film più che ridimensionati li hai respinti in toto (penso per esempio a Dumont, e alla luce di ciò che ha combinato di recente direi che sei stato profetico quasi), mentre suppongo che altri tipo Tarr (ma anche Reygadas se non ho frainteso il tuo punto di vista) siano in qualche modo ancora rispettabili o degni se non più di lode almeno di attenzione.

      Sarebbe interessante un post a riguardo ma mi rendo conto che si tratta di una cosa che probabilmente interessa solo a me.

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  3. Ma toglietemi una curiosità di natura tecnica: voi i film del filippino in questione li vedete di filato dall'inizio alla fine? O c'è la pausa pranzo/cena, la pausa cagata, la siesta, il momento in cui mettete in pausa per scrivere uno status sagace su facebook, l'attimo in cui vi c'è più un cazzo, ecc. ecc.?

    Spiegatemelo perché io i film di 'sto tizio vorrei pure provare a vederli (a maggior ragione ora che è stato istituzionalizzato e diventerà argomento di conversazione negli ambienti più in, dove notoriamente girano un botto di bamba e mignotte di classe - e io farei di tutto per infilarmi in questi giri, ché la rivoluzione è bella e tutto quanto ma ti lascia coi coglioni doloranti) ma ho bisogno di un tutorial iniziale per lo meno.

    Grazie dell'attenzione.

    Menelao

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    1. Ma vediteli come cazzo ti pare, no?

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    2. Errata corrige:
      " l'attimo in cui vi* c'è più un cazzo"
      "l'attimo in cui vi ricordate che dovete scendere un attimo al supermarket sotto casa perché in frigo non c'è più un cazzo"

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    3. Oh, pochi cazzi, Cazzin! Io ho bisogno di un consiglio e tu sei l'esperto illuminato qui. Sennò che cazzo l'hai messo su a fare 'sto sito? Cago o non cago nel mezzo del film? Tu come fai? T'è mai capitato di esserti dimenticato di aver messo in pausa il film per poi ricordartene solo diversi mesi dopo, bevendo uno spritz dalle parti di Mestre? In quel caso che hai fatto? Hai ricominciato daccapo? Hai considerato comunque il film come visto per intero? Ti sei visto giusto il finale?

      Poi ti lamenti che gli altri non ti stanno dietro, porcoddio vieni un minimo incontro a noi incolti! Fammi capire qualcosa!

      Tu se vuoi puoi farlo per la rivoluzione culturale e tutte quelle belle robe lì e nel frattempo dai una mano a me con le troie. Essù!

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    4. Come sopra. Vedilo come ti pare :)

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    5. Vabbè, però sappi che ci rimango malissimo. Io cercavo una guida e tu mi liquidi così...
      Ho capito, vado a chiedere a Frank Viso e vedo cosa mi consiglia di fare. Tu che lo conosci più di me che dici, cagherà lui in mezzo ai film di Diaz?

      Menelao

      p.s. prima di andarmene devo confessare una cosa: in giro dico che Satantango è probabilmente il mio film preferito – per inciso, il mio vero film preferito è l'unico degno di essere chiamato film, "The Night of the Hunter" – ma in realtà mentre guardavo la somma opera di Tarr, per tre quarti del tempo ero impegnato a giocare a Snake sul mio Nokia 3310*.

      *oh, a scanso di equivoci, ho anche l'ultimo modello di iphone (sono mica un pezzentone, io), però l'unica versione di Snake degna di essere giocata è quella del Nokia 3310, inutile prendersi in giro.

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    6. Boh, io gioco a Pokémon GO :)

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    7. Snake > Pokemon GO

      Ma tutta la vita proprio.

      p.s. ho letto in giro che quello sfigato di Ben Rivers è un grande appassionato di Pokemon GO, traine le tue conclusioni.

      p.p.s. Franchino dice che lui non interrompe i film di Diaz per cagare, non perché lo ritenga sconveniente(anzi, teoricamente lo farebbe pure volentieri, dice) ma per problemi suoi sui quali non ha voluto entrare nel dettaglio. Io comunque sto insistendo con qualche domandina ben assestata per tirargli fuori qualcosa: m'ha messo una certa curiosità.

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  4. Francesco potresti spiegare meglio il concetto di cui parli: "La reazione che crea la rivoluzione e non viceversa..." Grazie.

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    1. Perché storicamente accade il contrario...

      Non capisco. Spiegare cosa?

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