A Landscape between Past and Future


Un film, quello di Minwook Oh, che si presentifica nell'atto stesso di porsi sempre come intermezzo, come qualcosa che vive e si disfa continuamente con l'avanzamento del futuro e con la perdita del passato, ovvero un presente che, in A Landscape between Past and Future (Corea del Sud, 2015, 21'), è tale senza darsi come certo, come presentazione di una sussistenza di cose, ma continuo dinamismo delle stesse, pur rimanendo, nella loro intima essenza, invariate. Si ha un bel dire nel parlare di storia qui e tuttavia a questa continuamente Minwook Oh rimanda, senza che l'invarianza di cui sopra porti a una stasi e insieme una mera sintesi. Sì, è presente la storia della provincia di Geochang ma Minwook Oh ci fa i conti senza porre come centrale il sentimentalismo che gli competerebbe in quanto soggetto, eppur possiamo dire senza contraddizioni che in A Landscape between Past and Future sia palese non tanto un attaccamento bensì un amore profondo per la propria storia, per una parte di essa, tant'è che non solo la possiamo sentire ma quanto meno la possiamo inserire come fondamentale nel discorso cinematografico stesso che emerge in questo cortometraggio. Banalmente, qui non è presentata una storiografia minuziosa che tenta inevitabilmente di descrivere un periodo, prima che un avvenimento. Non si tratta però nemmeno di cercare una causalità prima a ciò che ha determinato i vari passaggi nel luogo, anche se una certa contemplazione è mirata a un certo raccoglimento, il quale solidifica una visione che altrimenti si farebbe continuamente nell'intervallo, il che, lungi da creare problematiche di alcun tipo, si farebbe tuttavia maggiormente evanescente o gassosa, più che liquida. Il consolidamento dato dalla contemplazione non ha però carattere solo di contrappunto, ma diviene proprio necessario per la sfuggevolezza stessa e questo non per renderla più maneggevole, più afferrabile, come se si passasse da uno stato della materia a un altro. Potremmo meglio dire che entrambi sono necessitati dall'altro. Se così non fosse, non tanto non si spiegherebbe la motivazione e i perché, come se il film fosse una specie di organismo da giustificare, ma sarebbe un'altra cosa dal punto di vista cinematografico - non tanto, quindi, dell'atto registico in sé. In A Landscape between Past and Future è il film stesso e quindi il suo presentarsi, non tanto il suo presente cronologicamente inteso e misurato, a sfuggire e questo, oltre a farci sorvolare su questioni discusse da sempre sulla presunta inafferrabilità di un film e il presente come eterna presentificazione, significa inoltre porre il film come luogo cinematografico il cui territorio è propriamente temporale, fatto cioè da quel tempo che non può essere inteso come quello continuamente esperito, bensì più propriamente, essendo luogo, ne ha anche i connotati, il che non è motivo di conferma della sua stabilità ma di una mutevolezza che è proprio di ciò che è e non è insieme, che per forza di cose si inserisce nel mezzo, come ciò che diviene, in questo caso lampante, luogo vissuto, quindi quel luogo che non è solo il territorio, bensì la sua abitabilità. Questo, riprendendo quello che è stato detto prima, non implica né sentimentalismo né una considerazione del luogo in base alle esperienze in esso attuate, ma ciò che lo compete è immediatamente trasportato nel cinema, come quel luogo che abita le immagini e il tempo, sede proliferante di quel parallelo alla realtà, senza esserne una sua dimensione, ma altro da essa, come cioè quel luogo in cui non abita la memoria, ma la possibilità stessa che ci sia cinema, differenziandosi da una realtà dove il film è immediatamente raggiunto da ciò che gira intorno al cinema stesso ma che non è propriamente cinema. Questo territorio è ciò che abita A Landscape between Past and Future, come cioè quel luogo senza memoria appunto, dove c'è un continuo sussistere della materia nell'intramezzo temporale, sfuggevole al soggetto ma non per questo lontano da esso. 

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