Something Horizontal



La serietà dello scherzo è tutto ciò che organizza questo cortometraggio di Blake Williams, Something Horizontal (Canada, 2015, 10'), diviso per quei capitoletti che rinviano a una concezione della narrazione come ciò che si opera ad adagiare i vari accadimenti in sequenze temporali, dove saltare nel futuro e/o nel passato non solo è ammesso, ma rende ancor più vana la presunta onniscenza di chi legge, scaraventandolo, infatti, spesso e volentieri in un finale che non si aspettava, in mano allo scrittore o regista, che dir si voglia. Certo, è vero che Blake Williams suddivide in capitoletti questo cortometraggio, come è altrettanto vero che questi non sono necessari o, meglio, non sono significativi nel momento in cui non c'è, di fatto, una narrazione: gli accadimenti avvengono, come di loro natura, ma non si collegano tra di loro e questo li dovrebbe rendere forse meno accadimenti di altri? La loro insignificanza li porta davvero a un'importanza minore? Ci poniamo la domanda perché, in fondo, le sequenze temporali sono ciò che non solo ordinano la nostra esistenza, ma le danno, bene o male, un certo senso e siamo lontani dal pensare che una confusione riguardo al proprio passato o una sua mancanza di cronologia non dia problemi alla propria organizzazione personale, soprattutto se questa mancanza o confusione è marcata e abbiamo poco da parlare di schizofrenizzazione alla leggera. Tuttavia l'intento di Blake Williams in Something Horizontal è dichiaratamente quello di qualcosa di orizzontale, dove, per l'appunto, qualcosa, perché in fondo non è narrazione mancando di temporalità e orizzontale, per la mancanza di un regista trascendente che ordini gli eventi e gli dia legittimità. Ma parlare di qualcosa per negazione, affermando cosa non sia, cosa non dia a vedere eccetera, non è davvero parlarne, almeno qui soprattutto, perché non solo ci orienta verso un pensiero che vuole la definizione, pur chiarificando l'oggetto, ma crea anche una serie di rimandi che qui non servono, nel momento in cui la cosa importante è parlare del film, in un modo che abolisce l'aulico e tuttavia non cade nel «tutto è esperienza». Ecco, forse, è questo ciò che mostra più di tutto Something Horizontal. I discorsi sulla narrazione e il regista al cinema sono stati già fatti e sperimentati, il che non esaurisce forse la materia trattata, ma fa sì che ciò possa essere diversamente rappresentato e interpretato ora. Innanzitutto il mostrare qui si avvale della tecnologia a tre dimensioni, in un momento storico per cui questa tecnologia non è tanto l'elemento aggiuntivo al film, quanto piuttosto ciò che si aggiunge all'esperienza del film medesimo: la vediamo tanto nei film d'azione, ad esempio, nei multiplex. Blake Williams ricerca questo potenziamento, a nostro avviso, in uno spazio cinematografico non legato al sociale per eccellenza, che è quello dello spazio sperimentale, dove si può parlare di esperienza in un modo del tutto diverso, non tanto legato all'immedesimazione, quanto piuttosto alla percezione e tuttavia sappiamo non essere solo questo - e qui Williams ci sembra infatti che giochi la sua carta più importante. Non sono i giochi percettivi a essere importanti, perché nello sperimentale ciò che è in gioco è l'immagine stessa, non noi e non le nostre interpretazioni su di essa, per questo ci possiamo azzardare a parlare di qualcosa che davvero si pone orizzontalmente. C'è un mescolamento, se vogliamo, tra lo scherzo della suddivisione temporale e lo sfasamento dello spazio stesso, tra gli alberi e la perdita di dimensione della stanza, tra la donna e il paesaggio che scorre. Perché in Something Horizontal abolire la narrazione e il regista e il soggetto stesso eccetera eccetera, non sono esperimenti di film o del soggetto, è il film stesso a darsi sperimentalmente e quindi tutte le varie ciance sopra il film sono, appunto, solo ciance, appartengono ai salotti e nulla più. Il cortometraggio di Williams non beffa tutto questo, giustamente, ma non lo fa perché cerca di andare oltre, di usare quel che può e sa per l'immagine, eppure si ritrova in un mondo in cui la tecnologia è il fine dell'uomo, l'esperienza stessa è per l'uomo e dell'uomo e nulla più: e allora è qui che Something Horizontal ha valore, quando non ti mostra la negatività del mondo, non punto il dito, non si erge a critica, non si opera per essere contrapposto, non ricerca l'originalità fine a se stessa, non pensa di sperimentare sull'immagine tanto per procedere e poter sperimentare ancora e ancora, ma cerca qualcosa, forse nemmeno più di mostrare, è uno spazio che sta nel mezzo, senza essere per questo di stasi, ma piuttosto ciò che abita le frontiere per scandagliarle ancora, senza restituirti ragionamenti vani, ma allenare il cinema a porsi orizzontalmente. 


2 commenti:

  1. Perdonate il commento fuori tema. Premesso che so bene che vi siete piuttosto allontanati da una certa idea di cinema, vi è già capitato di vedere La Mort de Louis XIV di Serra?

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