Simulacri #24: Pneuma


Pneuma (USA, 1983, 28'), πνεύμα nella filosofia presocratica e stoica: ovvero, rispettivamente, l'ἀρχή cosmico da una parte e il respiro vitale dall'altra. Quasi uno spirito quindi nella seconda accezione del termine, quella stoica. Uno spirito che è individuale, che pertiene all'individuo pur eccedendolo nella sua individualizzazione primigenia, che poi altro non sarebbe che l'individuazione in quanto tale. In questo senso, il πνεύμα pertiene all'individuo nel suo essere oltre se stesso, nel resistere all'individuazione che lo determina predeterminando le sue successive individualizzazioni. Non è solamente un discorso corporeo, di materialità, quasi che sussistesse, al di là della materia, un principio vitale che esula da essa: in realtà, il πνεύμα pertiene necessariamente alla materia e non può fare a meno di essa. Sarebbe, per usare una metafora, il germe che in un ambiente dà avvio alla cristallizzazione, pur non confondendosi con essa né con l'ambiente. L'ambiente e il germe, tuttavia, e non meno importante, non sono come un binomio, una dualità quale può ad esempio essere quella che permea la filosofia cartesiana, basata sulla contrapposizione tra res cogitans e res extensa. Più profondamente, il germe e l'ambiente sussistono come disparati solo all'interno di una dimensione che semplicemente scompare nell'attimo stesso di ciò che viene ad esistere, e cioè il processo di cristallizzazione. Allo stesso modo, il πνεύμα, nel cortometraggio di Dorsky, perviene a essere nel momento stesso in cui si libera la materia. Che accade? Accade, di fatto, che dopo Hours for Jerome (USA, 1966/1970-1972, 21'), dedicato al compagno di vita Jerome Hiler, Nathaniel Dorsky, come riferisce a Scott MacDonald nell'intervista a egli rilasciata per il quinto volume della serie A critical cinema, non volle più girare. Disse: «Non riprenderò più nulla: non amo più abbastanza il mondo, così raccoglierò questa roba». Questa roba altro non è che una catasta di pellicole scadute che sono state elaborate senza essere state esposte, e così vengono riutilizzate da Dorsky. Il risultato è, per l'appunto, una materialità eccessiva, cioè eccedente la materialità medesima. La materialità della pellicola, imposta radicalmente, viene a eccedersi. Ciò che c'è di materiale, nella pellicola, non viene alleggerito attraverso atti narrativi, figurativi o che altro; tutto ciò che insiste e sussiste, nella mezzora scarsa del film del regista statunitense, è una materialità pura, nient'altro che la materialità. Com'è allora che questa s'eccede, se non c'è altro che essa? Appunto, per il fatto che sia colta nella sua purità. La purità della pellicola, la pellicola in tutta la sua più eminente materialità, non è altro che se stesso - e questo evidentemente basta nel momento in cui non basta più. Colta esclusivamente come tale, cioè come materialità, la pellicola non è altro che materia, ma questa materialità, questo nient'altro che materialità, scardina dalle fondamenta il binomio su cui il cinema si regge, e cioè che non vi sia solo della materia, che vi sia dell'altro, una santità di fondo che troppo spesso è stata fatta emergere attraverso narrazioni, figurazioni e via dicendo. Il film di Dorsky è pura materia, non c'è nient'altro. Per ciò la pellicola, il film in sé, si eccede. Per divenire film, la pellicola non può essere solo materiale. Banalmente, la pellicola, nella sua materialità più pura, non è il film. Il film è qualcos'altro, è - se si vuole, e molto semplicisticamente - il processo di questa materialità, dal quale emerge una sorta di santità che è il film-in-sé. Ecco, tutto ciò non accade in Pneuma. L'inseità filmica di Pneuma coincide dal per sé della pellicola. Il film-in-sé, in Pneuma, è il per-sé della pellicola. Ciò, come si può facilmente notare, non implica affatto che il film divenga dalla pellicola, quasi che la pellicola sprigionasse una sorta di spiritualità che non le compete, ma questa spiritualità è la materia stessa della pellicola. Una cosa evidente, a conferma di ciò, è l'esperienza visiva che di questo film si può avere: guardato su uno schermo grande, in una stanza completamente buia, il πνεύμα diventa un'aura: l'immagine, nella sua materialità, cioè nella grana della pellicola, eccede lo schermo, contornandolo di un'aura annienta i confini dello stesso, santificandolo. L'esperienza religiosa invocata da Dorsky nel suo unico testo trova qui una delle sue più formidabili formalizzazioni e attuazioni. Il πνεύμα, allora e come si diceva, pertiene intrinsecamente alla materialità del corpo, della materia, e questo è evidente nel cortometraggio dell'americano. In esso, infatti, non è la materia che sprigiona energia ma la materia sprigionata, cioè la materia in quanto, qualora sprigionata, è energia, proliferazione di potenziali. Da questo punto di vista, quindi, tentati si sarebbe di riportare il πνεύμα dorskyano nell'alveo della filosofia stoica, e in un certo senso non s'avrebbe tutti i torti a farlo; del resto, è proprio di Pneuma come singolarità e finitezza cinematografica, quindi come film, a darsi e emanarsi altrimenti rispetto alla propria singolarità, al di là della materia. Ma questa materia, come abbiamo visto, si confonde, pur non fondendosi in essa, con quell'aura che dallo schermo emana. L'individuazione, allora, è capovolta: dal film emana una luce, un'aura. Quest'aura è la spiritualità della materia filmica. È, per dirla schiettamente, il cinema. Ma, come accade nel caso la visione venga eseguita rigorosamente, allora lo schermo cinematografico viene ecceduto - e viene ecceduto nello stesso modo in cui s'eccede la materia filmica. Cioè nella sua purità. È allora l'aura a determinare, restituendolo e, soprattutto, istituendolo, il πνεύμα - non viceversa. Il cinema a determina il film. La spiritualità a determinare la materialità. Questa, tuttavia, è tale nel momento in cui è nella sua purità, cioè è se stessa. L'inseità della materialità, la sua purità, eccede la materialità nel momento in cui la sconvolge, manifestando tutta la sua santità, che è spirituale-perché-materiale. Ciò, naturalmente, pertiene tanto a Pneuma quanto a ogni film che voglia definirsi tale. L'aura, che è dal film eccedendolo nella sua forma, cioè prevaricando lo schermo, è ciò che definisce il film in tutta la sua integrità, la quale è notoriamente cinematografica. Il πνεύμα, in Dorsky, ha allora più a che fare con la sua forma cosmica che colla sua forma individuale, cioè individuata. Il πνεύμα è principio cosmico, palingenesi cinematografica nel suo darsi auralmente. È una morte? Sì, ma solo dopo però. E solo in quanto essa «raccoglie nell'Intero del già posto, nel positum dell'intero Ritiro» (Heidegger).

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