Paisaje con perro roto (Landscape with broken dog)



Paisaje con perro roto (Landscape with broken dog) (Argentina, 2014, 14') è il cortometraggio del regista argentino Orazio Leogrande, cortometraggio di found footage che riflette molto sulla condizione attorno alla visione del found footage medesimo, cercando così di recuperare la visione stessa, senza pensare tale recupero in un'ottica strettamente letterale ed educativa, ovvero come ciò che si deve dare di nuovo alla vista e che, per l'appunto, ritorni e si ripeta. Se c'è un ritorno, non sarà quello proprio di chi scava e fa risalire in memoria il materiale dimenticato o rimosso e se c'è ripetizione, questa non sarà dell'ordine di una mera reiterazione del materiale stesso, il quale, anche se fosse consapevole, ragionato, ricercato, non sarebbe comunque né mio né suo, come ogni visione che si rispetti e non faccia del sentimentalismo comune una bandiera per la maniera personale. Qui, il ritorno e la ripetizione scavano in un passato or ora assente ed è assente non perché semplicemente rimosso o dimenticato e come tale per questo non possiamo dire che banalmente si presentifichi, si faccia presente in un presente che, appunto, lo rifiuta. Il rifiuto in atto del presente non ci dovrebbe sorprendere e, in fin dei conti, ha un che di sociale quasi, non però come coscienza sociale, ma comunque come ciò che potrebbe essere spiegato e razionalizzato socialmente: insomma, le immagini ritrovate e riproposte in Paisaje con perro roto (Landscape with broken dog) ci percuotono anche solo minimamente e tuttavia sappiamo e soprattutto sentiamo come, dopo tutto, lo facciano poco nonostante ciò e quindi di come l'occhio sia stato tristemente abituato a un certo orrore, a una visione che potesse in qualche modo scuoterci, spesso per un fine, ma non necessariamente o, ancora meglio, per un fine sociale, non relativo propriamente al pensiero umano, ma maggiormente legato al pudore, al sentimento di classe e via dicendo. Insomma, il presente rifiuta queste immagini in un modo del tutto particolare e diverso dai motivi precedenti e, ancora, in modo più profondo, ma capiamo subito come stia qui il punto e il senso stesso di questo modo di proporre il found footage, ovvero non ricercando una presentificazione che abbia a che fare con il sociale stesso, con le motivazioni e gli intenti passati, non perché superati ma, anzi, perché non ancora macinati, ma non lo sono nel cinema stesso. Ci spostiamo in una visione nettamente diversa del found footage con Leogrande, dove non si tratta semplicemente di analisi e descrizioni, di intellettualizzazioni o di creare shock per inebetiti, né di integrare il passato nella sua memoria, che è sempre del presente e lo è, appunto, non perché il cervello si appanna pian piano, ricorda e non ricorda insieme, ma perché la sua esistenza è l'atto stesso che permette la memoria. Non si tratterà più, quindi, se non della visione stessa cinematografica, la quale cerca in Paisaje con perro roto (Landscape with broken dog) di scampare a un reale che aveva portato il cinema in sé, divenendo così affare sociale e soffocandolo in esso. Non solo i possibili si sono realizzati, ma sono pure scaduti e mal attuati o diventati ancora altro. A un certo punto, nel finale, l'atto del togliere, brutalmente, la vista: non ha significato, non va ragionato, non è nulla di definitivo e da cui trarre massimi sistemi sul film e questo perché, in fondo, quell'atto c'era già stato. Lo percepiamo bene, ci prende e lo possiamo intellettualizzare, ora e prima, e tuttavia quell'essere già stato ci fa capire che il found footage di Leogrande non appartiene a questo, al passato nel presente, ma a trascinare quel passato di lato, in modo tale da non essere ciò che emerge, ma piuttosto ciò che trova altri spazi, dove non sarà teso né al sociale né all'intelletto, ma pensato per un cinema che cerchi la proliferazione attraverso il recupero, il quale non reitererà e non cercherà l'originalità, quanto piuttosto, invece che andare verso lo spettatore, si muoverà in uno spazio altro, che non direziona verso il qui e ora, ma che è continuamente direzionato dal presente stesso e per questo spazio di visione.   


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