Aufgelöst (Dissolved)



Guardiamo un film come Aufgelöst (Dissolved) (Austria, 2015, 4') e ciò che ci è dato osservare è qualcosa che si dà semplicemente, ma non nel senso che si lascia mostrare senza vincoli o senza rientrare in un orizzonte precostruito, il quale ci è proprio in quanto uomini che abitano in un mondo e quindi in qualche modo ineliminabile. Aufgelöst si lascia mostrare nel duplice senso di quei film che rientrano in quei campi della comprensione della dinamicità della materia e di cui rimane ed è fondamentale in qualche modo l'intuizione di ciò che si sta osservando, sperimentando uno scivolamento dall'impossibile all'esistente, mostrando come, in fondo, l'impossibile sia altro, non ha probabilmente a che fare con l'esistenza, anche se non si ha modo di vedere i processi mostrati in questo cortometraggio se non attraverso mezzi che potenziano e prolungano i sensi umani, o meglio, abbassano in qualche modo la materia e le sue invisibilità a rientrare in una condizione grazie la quale possono essere viste anche dai nostri sensi, continuando così essi ad essere questi ultimi ordinari e quindi appartenenti a un modo comune di intendere l'esistenza, quel modo che in fondo appartiene alla norma e al sociale in quanto medio. Ecco che Aufgelöst, come altri film prima, cerca di mostrare qualcosa che si dia a noi in modo più diretto e accessibile possibile, quasi intuitivo, in qualche modo anche in maniera più veloce, meno impegnativa, ricreandosi uno spazio nella nostra quotidianità, estranea a queste cose e che tuttavia ricerca essa stessa altri tempi in cui non essere più se stessa, divenire altro. E nel suo divenire altro, non tanto si fa intervallo, nel senso di ricreazione per bambini a cui è concesso il gioco per un tempo limitato prima di imparare a essere adulti, quanto piuttosto risulta un tentativo di ritaglio per lo stupore, almeno supponiamo sia questo l'intento della regista. In questo senso Stefanie Weberhofer non vuole tanto entrare nel campo della comprensione e spiegazione di fenomeni quali la cristallizzazione in una soluzione salina o dissoluzione organica della pellicola eccetera, o meglio, entra in questi campi, ma non col fare dello scienziato, che sì, vede fenomeni inaccessibili normalmente ma, tolto lo stupore della scoperta, ha poi pur sempre il compito di spiegare questa nuova modalità d'essere. La Weberhofer cerca quindi di prolungare lo stupore fine a se stesso e di rimanervi, continuando il gioco di per sé, entrando così in queste trasformazioni di materia, le conosce, le sperimenta appunto, e in qualche modo le esperisce, non solo in termini di acquisizione di conoscenze - e sta qui che probabilmente riusciamo a compiere un ulteriore salto nel nostro discorso. Aufgelöst entra nei mutamenti e nella vitalità della pellicola e ci entra mostrandoli semplicemente ma il punto non è solo vedere gli elementi costituenti, la loro relazione tra essi, come cambiano a seconda delle costanti in gioco, ancora non basta e non basta nemmeno il semplice stupore. Andreas Nagl, colui che ha curato il suono, enfatizza il tutto e si inserisce nell'esperienza del film conclamando i cambiamenti del film stesso, che è film (pellicola) che brucia nel film (ciò che solo in ultima istanza verrà digitalizzato), arrivando poi all'esaltazione del punto finale, che se non è propriamente una fine, in quanto Aufgelöst mostra come l'unica costante sia il cambiamento e dunque negando la possibilità di un inizio e di una fine propriamente intesi, che si inseriscono in una spirale che si avvita su di sé illudendoci che la parte che riusciamo a scorgere dalla nostra prospettiva sia l'unica, spirale di cui si sono perse le estremità (e di spirale ne parlava anche Prima materia (USA, 2015, 3')), è una fine che ricorda il probabile inizio, quello che comunemente chiamiamo Big Bang e che quindi mostra e si rassegna a rimandare a una probabile origine, che è la nostra origine, non assoluta. Ciò in cui culmina e discioglie Aufgelöst è così, in ultima istanza, il grande scoppio, il grande mutamento, il cambiamento perpetuo e lacerante, estremizzato, che può solo tendere all'estremo, estremizzarsi, e mai farsi fine.


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