The last mango before the monsoon



Una ricerca e non il tema della ricerca e neanche la ricerca definitiva, finale, tendente a uno scopo preciso che si mostrerà una volta raggiunto un risultato x: è una ricerca quella che si compie mai realizzandosi in The last mango before the monsoon (India, 2015, 19') e non si realizza perché non può attuarsi nel campo del reale e tuttavia lascia una traccia, ma un traccia invisibile. Una ricerca, quindi, che ha a che fare con un invisibile che non è tale perché manchevole o perché viene sottratto dalla morte o perché non viene alla luce. In questo senso, non possiamo dire che ci sia un'oscurità permanente e infatti tutto è visibile, tutto può essere registrato, ma ciò che è invisibile rimane così, dando un suo peso, un suo sentire in tutto il cortometraggio e, in fondo, è proprio questo il punto: riprendere ciò che non viene alla luce ma che si dà alla luce tramite la registrazione stessa, ciò che trascura la persona di Payal Kapadia e che dunque avviene in qualche modo, ma solo perché ripresa e si tratta sempre di luce e movimenti quando si ha a che fare, non banalmente con un film, ma banalmente con la creazione di esperimenti, che non fanno che emergere alla superficie della pellicola. Esperimenti che si avvalgono del video per esistere, perché, se qualcosa accade in o durante The last mango before the monsoon, questo qualcosa è solo nell'ordine di uno straordinario contemplare, di un rapporto che si crea tra uomo e natura. Ma questa natura, la natura di Payal Kapadia, non è considerata nella sua accezione generale, perché è specificatamente una sua appropriazione, ma non nel senso del soggetto, della regista per intenderci, ma del popolo indiano di quella regione: non si tratta di umanizzare la natura, né di estrapolare ciò che serve, ciò che è utile per la tecnica e di conseguenza per lo sfruttamento da parte dell'uomo e non si tratta di considerare le tradizioni come un qualcosa attuato sopra lo stesso territorio. Ciò che avviene è da considerarsi a partire da quel territorio, ma non tanto come sfondo, quanto piuttosto ciò che può quel territorio e ciò che può concerne anche le stesse tradizioni e gli stessi uomini: tutto avviene sullo stesso piano. Considerato questo, l'appropriazione di cui parlavamo sopra ha a che fare con la mancanza di un cinema che riflette su o va oltre se stesso, ma è qualcosa di strettamente personale, riferito al popolo e strettamente particolare, anche se non pregno di quel soggettivismo di certi film autoriali - ma non solo. Forse, Payal Kapadia ha voluto rendere il suo film esattamente come ciò che avviene e insieme non avviene perché non si mostra nello stesso film: una ricerca che è qualcosa di più del venire a memoria, che prende il particolare, la storia personale e cerca altro, un collegamento forse, una traccia dicevamo prima, con una storia, una tradizione, un sentire, probabilmente, e ne prende alcune linee, a volte proprio disegnandoci sopra, per fare del film un personale popolamento di narrazioni e storia.


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