Kaamos



Il cortometraggio di Katie Goodwin, Kaamos (Regno Unito, 2015, 26'), si incentra sul viaggio della regista in Finlandia, la quale prima ha risieduto vicino Helsinki e poi è stata nella regione della Lapponia. Il film sembra quasi formato da due costruzioni, una maggiormente legata alle immagini e una di tipo narrativo. Lo dividiamo in due per una sorta di comodità di tipo descrittivo, quando chiaramente il film è il risultato e l'eccedenza di queste due, ma non solo, perché la sua è una doppiezza che si scontra, che si contempla in una sintesi ma una sintesi non piana, che provoca una sorta di attrito, che non si amalgama facilmente ma rimane nella rudezza dei suoi elementi costitutivi ed è proprio questa, ci sembra, la particolarità del cortometraggio, il quale risulta appunto un particolare diario di viaggio. Infatti, mentre Katie Goodwin si inserisce dentro il film, dichiarandosi soggetto che formalmente riprende e che insieme vive la propria esperienza in Finlandia, dunque narrando soprattutto le sue emozioni e i suoi sentimenti provati in una terra così distante e diversa, c'è un'altra parte che scorre e si contrasta con la narrazione della regista, che insieme la supporta nel mostrare la particolarità del posto e insieme crea quasi un modo di mostrare a sé, che rassomiglia all'inizio maggiormente a un film horror ma che poi prenderà strade diverse. Certo, la durezza di vivere in un posto così buio e freddo è comprensibile, soprattutto quando non abituati, ma la Goodwin cerca di fare qualcosa di più del semplice aprirsi ad altri nel suo tentativo di raccontarsi - perché rimarrà la sua storia, ma sarà pur sempre non una storia banale, legata alla semplice chiacchiera tra conoscenti sul proprio viaggio, la quale solitamente si concentra sulle particolarità di natura turistica del posto. Così, la regista si narra e si narra certo col fare dell'autore, descrivendo semplicemente la sua storia, la quale rimarrà legata al suo vissuto personale, ma ci rimarrà nella tranquillità e serenità di chi, in fondo, è tornato a casa e non può far altro che accogliere il nuovo distacco acquisito grazie al tempo, parlando dei propri vissuti in modo più lucido, razionale e appunto sereno. Certo, l'esperienza è stata piacevole nel suo complesso e tuttavia la regista è sincera nel dire le sue difficoltà, come lo è nella serenità di chi sa di aver fatto comunque un bel viaggio. Sono le immagini e il loro montaggio a dare quell'aspetto di scontro con la narrazione e lo danno nel momento in cui sono immagini che mostrano un paesaggio assurdamente bello quanto minimalista, poco modificato dagli uomini e insieme così duro e inospitale. Sono immagini legate al presente del vissuto, le quali, non solo si disfano del distacco della narrazione che rende il tutto più sopportabile e quindi, in qualche modo, sono più spontanee, anche se non per forza più sincere, ma si disfano di un punto di vista forte, che rimane unicamente personale. Kaamos manterrà e sarà di fatto un diario di viaggio e tuttavia presenta come degli scorci, il nostro sguardo oscillerà tra quello influenzato dalla storia e che comprende i nostri pensieri sulla Finlandia e la dispersione grazie ai luoghi sconfinati. Tali luoghi non avranno più niente di antropomorfo, ma non ce l'avranno non perché, di fatto, le tracce umane sono di per sé poche (banalmente, al contrario della città, ad esempio) ma perché verrà mostrato così com'è, non per forza come qualcosa che provoca l'uomo stesso e quindi il suo vissuto, luogo assoggettato quindi a un soggetto persistente. Il luogo diverrà esistente di per sé, al di là anche della costruzione, soprattutto iniziale, del film, che seguiva la narrazione: al di là di ciò, l'ambiente si fa sempre più forte, eccedente la visione della regista, gli starà accanto, in modo da accoglierla quasi e farsi entità a sé, qualcosa che si mostrerà più di un semplice sfondo per la narrazione o come causa dei vissuti della regista, qualcosa che solo a tratti mostrerà la sua forza e che permetterà anche al nostro sguardo di vagare in quelle zone e liberarsi così in esse.


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