Artificial Atmospheres



Girato in collaborazione con Deb Todd Wheeler, Artificial Atmospheres (USA, 2016, 19') di Robert Todd è il primo film di una serie incentrata, stando a quanto scrive lo stesso regista, sull'atmosfera e inizia con lo strato a noi più vicino, ovvero la troposfera. Se guardiamo la filmografia di Todd, questo cortometraggio sembrerebbe essere un punto isolato e distante, quasi volesse essere una svolta e un cambiamento drastico; in effetti, per coloro che vedono Todd come colui che si è sempre mantenuto su una certa linea, attenta a trovare una spontaneità ed intimità nella quotidianità umana, potrebbe anche risultare come tale. Ma se vediamo i lavori scorsi ci accorgiamo che quegli sprazzi intimi non sono prettamente rivolti a cogliere un attimo speciale, particolare, quanto piuttosto un attimo che, isolato, risulta da un'intimità che non si rifà tanto più a un gioco spensierato che non a uno annoiato. Di quell'attimo qualunque non se ne ha ricordo, ma rimane piuttosto una traccia, dimenticata, passato che rimane tale, che non si farà mai presente attraverso il ricordo ma se questo accadrà sarà semmai ai livelli di qualcosa che aleggia, qualcosa mai fissato in memoria e sempre distorto, dato come scomparso e la cui immagine rimane vacua, mai richiamata davvero in memoria se non come una sorta di sentire. Non si tratta, quindi, di un attimo saliente del pomeriggio al parco (pensiamo, ad esempio, a Garden variety (USA, 2008, 8'), ma quanto meno dell'uomo come essere che incarna quell'attimo ripreso e che poi scompare e ricompare con Todd, non per essere rivissuto, ma per essere colto piuttosto in quell'accadimento sfuggente. Artificial Atmospheres sembrerebbe con questo essere un'opera sì diversa, ma legata alle precedenti per una necessità di andare a mostrare quelle interazioni invisibili che si succedono e che accadono nell'approccio tra esseri, e che sono anche interazioni con ciò che banalmente chiamiamo l'aria che respiriamo: interagiamo, in mille modi, con un elemento della Terra e questo risponde in un modo e noi con esso di conseguenza, senza che tale interazione sia particolarmente saliente. In questo senso, la concentrazione sul proprio respiro, tesa al rilassamento dell'individuo, si concentra solo sul corpo e qui rimane: Todd riflette al contrario sull'aria e dunque sul suo "corpo" che viene pensato attraverso le sue modificazioni e sempre in contatto con noi, come una sorta di artefatto. In questo cortometraggio l'umano scompare e Todd non può che farlo scomparire, dopo averlo a lungo ripreso, proprio per spazzare via la sua fisicità e lasciare così spazio a un'interazione particolare, fondamentale e che quasi possiamo dire essere vista come un'infestazione, dove colui che infesta non è appunto presente se non attraverso gli effetti delle sue azioni: l'uomo infesta l'aria che respira, modificandola col suo stesso respiro, fumando una sigaretta, producendo le sostanze che derivano dalle fabbriche e allo stesso modo ne è infestato, ma come conseguenza di una sua azione. È sì presente una variazione rispetto ai film passati e il movimento qui è forse sottile quanto brusco, ma un movimento e quindi un cambiamento necessitato da un dialogo con l'umano e con ciò che produce, anche nella natura stessa, riprendendo senza moralismi o insegnamenti ma con un occhio che anch'esso non può che essere produttore in quanto umano. Non si tratta solo, infatti, di considerare una coestensione tra uomo e natura chiara a tutti, ma di far continuamente oscillare il movimento di influenza e qui l'uomo non può che mancare e diventare solo produttore di influenze le quali, prese nella loro invisibilità, vengono rese o evidenti come tracce o rimangono invisibili. La visibilità acquisita richiede essa stessa un'alterazione, non solo della materia medesima, perché andando ad operare sulla realtà la si trasforma inevitabilmente, anche con il semplice atto della ripresa, ma per lo stesso fatto di rendere visibile l'invisibile - l'aria - e ciò che manca di consistenza - l'interazione. In questo caso, si tratta di un'immagine che si costituisce per il suo essere artificiale, quasi falsa perché creata, codificata secondo certi parametri che leggono, per esempio, le varie zone di calore e, per questo, fedele al proprio carattere artificiale, mostrandosi per quello che è, un artificio, limitata a una razionalità che vede in misure e che dimostra il carattere artificiale della riproduzione stessa, che stavolta non si fermerà a una mera riproduzione ma proprio a un'alterazione dell'immagine perché convertita, per essere infine così capita, meglio ancora letta, da chi sa leggere. Todd non fa che oscillare tra l'immagine presa come artificio e l'immagine come ciò che mostra l'artificio per poi diventare artefatto, mostrandosi a noi solo in quegli attimi puri ed essenziali di produzione di effetti, spontanei e intimi nella loro mancanza di salienza, e che fanno l'uomo e le sue interazioni con ciò che lo circonda.


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